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Se il mondo è tappezzato di zone grigie

La Tecnodidattica si trova a San Colombano Certenoli in Val Fontanabuona a un’ora da Genova 

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C’è chi cancella Israele, chi rivendica territori contesi, chi vuole cambiare il nome ai Paesi. Dura la vita per chi produce i globi terrestri. Alla Tecnodidattica hanno trovato una soluzione...
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Il sismografo delle tensioni geopolitiche del mondo è in un capannone bianco dell’entroterra ligure: a San Colombano Certenoli, duemila e seicento abitanti in Val Fontanabuona, a un’ora di macchina da Genova. È qui che confini contesi, annessioni forzate, rivendicazioni territoriali mai sanate vengono messe nero su bianco, e la geografia rivela tutto il suo relativismo: «Un cliente statunitense quest’anno ci ha chiesto di cambiare la dicitura Golfo del Messico in Golfo d’America. La Russia, anni fa, commissionava globi con la Crimea annessa. Non parliamo poi di Israele: ci sono Paesi che addirittura non lo vogliono sulla mappa, altri che indicano come capitale Gerusalemme». Riccardo Donati è il titolare di Tecnodidattica: l’azienda – fondata dal nonno – leader mondiale di globi geografici. Ne produce un milione all’anno, li esporta in ogni angolo del pianeta in oltre quaranta lingue e sa che il mondo non è uguale dappertutto. Cambia: a seconda di chi lo guarda (e paga). «Noi non facci…

Il sismografo delle tensioni geopolitiche del mondo è in un capannone bianco dell’entroterra ligure: a San Colombano Certenoli, duemila e seicento abitanti in Val Fontanabuona, a un’ora di macchina da Genova. È qui che confini contesi, annessioni forzate, rivendicazioni territoriali mai sanate vengono messe nero su bianco, e la geografia rivela tutto il suo relativismo: «Un cliente statunitense quest’anno ci ha chiesto di cambiare la dicitura Golfo del Messico in Golfo d’America. La Russia, anni fa, commissionava globi con la Crimea annessa. Non parliamo poi di Israele: ci sono Paesi che addirittura non lo vogliono sulla mappa, altri che indicano come capitale Gerusalemme». Riccardo Donati è il titolare di Tecnodidattica: l’azienda – fondata dal nonno – leader mondiale di globi geografici. Ne produce un milione all’anno, li esporta in ogni angolo del pianeta in oltre quaranta lingue e sa che il mondo non è uguale dappertutto. Cambia: a seconda di chi lo guarda (e paga). «Noi non facciamo altro che rappresentare visivamente le relazioni tra gli Stati, e si sa che nessuna carta è mai neutra» fa strada Donati all’interno del capannone dove lavorano una cinquantina di dipendenti, gli scaffali sono carichi di fogli con la stampa delle mappe in diverse lingue e i globi di plastica vengono forgiati e poi foderati. «Ci è capitato che il consolato di un Paese del Golfo ci chiamasse per protestare perché sulla mappa era indicato golfo Persico: è una dicitura occidentale. Lì, invece, viene chiamato Arabico. Oppure, il Cile: c’è un Dipartimento ministeriale che gestisce le frontiere e la cartografia deve essere approvata. I globi cileni, dunque, rivendicano territori argentini e si annettono un terzo dell’Antartide. O, ancora, la Turchia: considera sua la metà a nord di Cipro, che non è però riconosciuta come tale dall’Europa». La soluzione, in questa guerra dei mondi permanente, spesso è il grigio: «È così che indichiamo le zone contese. E tratteggiamo alcune frontiere, che sono mobili e labili». D’altronde, lo sosteneva già Italo Calvino: la geografia si istituisce come scienza attraverso il dubbio e l’errore.

Dedicato a Fidel Castro

Riccardo Donati ci accoglie nel suo ufficio con vista sulle colline boscose. Alla parete c’è una immensa mappa: «Appena cambia un nome o una capitale bisogna aggiornare. Ecco, a guardarla bene, questa carta è già vecchia: non è indicato il Sudan del Sud, e lo Swaziland oggi ha cambiato ufficialmente nome in Regno di eSwatini». L’azienda ligure è una delle due al mondo (l’altra è negli Stati Uniti) ad avere la licenza esclusiva con il National Geographic: che prepara le mappe di base e registra in tempo reale ogni minimo cambiamento di dicitura e confine. La prima informazione da registrare, avverte Donati mentre ci conduce tra i macchinari che trasformano i due cerchi piatti stampati su un foglio in altrettante metà da far combaciare, operazione che ricorda molto le uova pasquali, è linguistica: «Non si chiamano mappamondi, questa parola indica il disegno della carta ancora bidimensionale». Globi, dunque. Ebbene, uno di questi arrivò sulla scrivania di Fidel Castro. «Abbiamo una filiale in Germania, dove è sempre stata forte la tradizione del globo in carta e li regalavano in occasione delle visite di Stato. E uno, dalla Germania dell’Est, venne consegnato proprio a Castro». Il più grande – da due metri di diametro – è diventato una installazione dell’artista concettuale Emilio Isgrò, celebre per le sue “cancellature”: «Noi abbiamo fornito la cartografia» ricorda Donati. «Lui ha coperto di nero i toponimi e poi noi abbiamo incollato la mappa e realizzato tutto il globo».

Moda minimalista

Ad avere l’intuizione di specializzarsi in quella che Donati chiama “nicchia” fu il nonno Riccardo (a cui deve il nome): toscano di Montepulciano, era rappresentante di commercio e vendeva prodotti di cartoleria. «Viveva a Milano ma non gli piaceva. Così decise di trasferirsi qui, nell’entroterra di Chiavari». L’azienda iniziò a vendere ovunque, dall’Uruguay al Cile all’Argentina e poi in Europa fino al Sudafrica, alla Corea, alla Cina, al Giappone. «L’attività l’ha portata avanti mio padre, che compirà novantanove anni tra pochi giorni. Ora ci siamo io e mio fratello Marco». La crisi si fa sentire anche quando si tratta di un articolo eterno: «Da strumento didattico, il globo ora è venduto più come oggetto di arredo. E come tale segue le mode: i più apprezzati al momento sono quelli in stile minimalista» spiega Donati. «Abbiamo anche globi interattivi, che si attivano con una penna elettronica. Toccandoli si scopre il nome dei vari Paesi. Certo, la concorrenza cinese è forte. E scontiamo la fragilità di questo territorio, le linee telefoniche obsolete, la connessione Internet inadeguata: si parla tanto di made in Italy, ma qui da noi i problemi infrastrutturali non mancano». Poi c’è la politica, che va sempre più veloce e incalza la geografia: «Se stessimo dietro a ogni uscita di Donald Trump dovremmo rimaneggiare i globi quasi ogni giorno», sorride Donati osservando la mappa alla parete del suo ufficio e indicando la Groenlandia. Tecnodidattica produce anche i globi della Luna e di Marte. Grigio il primo, costellato di crateri, arancione il secondo: quando si accendono con la luce interna sono bellissimi, sembrano incandescenti. Lì, almeno, non ci sono confini contesi. Per ora.

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