✕

La Grecia che non c’è più si trova a Nisyros

Il porto principale di Mandraki 

Ascolta l'audio

Nata dalla collera di Poseidone e frequentata da Ippocrate, esiste ancora un’isola incontaminata ed economica dove tuffarsi in acque limpidee passeggiare sul vulcano
3 minuti di lettura

La caccia all’isola greca che non c’è, cioè quella ancora incontaminata ed economica, è uno sport estremo e disperato molto diffuso tra i grecisti della prima ora, quelli distrutti dalla nostalgia per le signore affittacamere col cartello domatia al porto, le spiagge deserte e le abbuffate in taverne a diecimila lire. Ma se ci credi ti basta Nisyros, isoletta del Dodecaneso dal carattere tutto suo, ancora autentica, e non da cartolina. Vulcanica, verdissima, energica, quieta e felicemente dimenticata, se non proprio schivata, dal turismo di massa, perché priva di spiaggione facili e cupole blu, Nisyros offre un soggiorno veramente diverso dal solito, tra passeggiate sul cratere fumante, trekking sui quaranta sentieri, sabbie nere, abluzioni nelle acque termali amate da Ippocrate in persona e borghetti spettrali: per il mare cristallino basta poi arrivare all’isolotto di fronte, Gyali, dove ci sono le cave di pomice, prima risorsa economica locale. Anche nei periodi di altissima stagio…

La caccia all’isola greca che non c’è, cioè quella ancora incontaminata ed economica, è uno sport estremo e disperato molto diffuso tra i grecisti della prima ora, quelli distrutti dalla nostalgia per le signore affittacamere col cartello domatia al porto, le spiagge deserte e le abbuffate in taverne a diecimila lire. Ma se ci credi ti basta Nisyros, isoletta del Dodecaneso dal carattere tutto suo, ancora autentica, e non da cartolina. Vulcanica, verdissima, energica, quieta e felicemente dimenticata, se non proprio schivata, dal turismo di massa, perché priva di spiaggione facili e cupole blu, Nisyros offre un soggiorno veramente diverso dal solito, tra passeggiate sul cratere fumante, trekking sui quaranta sentieri, sabbie nere, abluzioni nelle acque termali amate da Ippocrate in persona e borghetti spettrali: per il mare cristallino basta poi arrivare all’isolotto di fronte, Gyali, dove ci sono le cave di pomice, prima risorsa economica locale. Anche nei periodi di altissima stagione, se si eccettua un po’ di movimento mattutino al porto e serale nell’acropoli, la sensazione dominante, girando a qualsiasi ora, è di totale pace, lentezza e tranquillità.

Va vissuta, non addentata, per apprezzarne l’essenza e la bellezza. Come hanno fatto due italiani che da poco si sono messi in testa di rilanciare per primi l’antica produzione vinicola di un secolo fa, abbandonata a causa dell’emigrazione, e ci stanno riuscendo. Ma Nisyros, amata pure da stilisti e artisti come l’attore e regista Antonio Latella, non rischia di essere a breve compromessa come Koufonissi né “caprizzata” dai nuovi ricchi o “filicudizzata” dal turismo esclusivo shabby chic. Perché non è un paese per pigri.

In luogo della classica chora, qui c’è Emporios, l’antico paesello appollaiato su un cocuzzolo affacciato sul cratere del vulcano (uno dei più giovani e meglio conservati del Mediterraneo). Distrutto da un terremoto nel 1933, dal migliaio di abitanti oggi ne conta dodici che nessuno ha mai visto tutti assieme. L’intera Nisyros non arriva a mille residenti invernali. Solo una casa su dieci circa a Emporios è stata ristrutturata. L’architetto ateniese Giorgos Tsironis, originario del posto, si è specializzato nel trovare (passaggio burocratico necessario), tra i discendenti australiani, i proprietari dei resti edilizi, davvero cumuli di sassi da restituire alla vita. Il risultato è che Emporios è un percorso tra ruderi, case diroccate, lampi di design con un panorama abbacinante e una minuscola piazzetta in cui si cena senza tetti sulle teste.

Nisyros, che in due ore di barchino si circumnaviga (8 km di diametro), nello scorso inverno è stata ufficialmente inserita dall’Unesco nella rete dei Geoparchi Globali: crateri idrotermali, fumarole e rocce vulcaniche la rendono un laboratorio live. La passeggiata sulla terra bianca e gialla fumante del cratere Stefanos, al tramonto o al mattino, è un’esperienza unica: classificato come dormiente, è uno dei pochi vulcani al mondo in cui si può camminare all’interno. Il porto di Mandraki offre un bel lungomare, il porticciolo di Pali una buona taverna (Astradeni), il villaggio di Nikia qualche scorcio bianco più classico con panorami strepitosi.

Secondo l’immancabile leggenda, Nisyros fu creata da Poseidone in un suo momento non raro di collera quando, inseguendo il gigante Polibote, staccò un pezzo di Kos e glielo tirò dietro. Il celebre padre della medicina Ippocrate veniva spesso dalla sua Kos per frequentare la fonte Thermiani, ancora oggi attiva dopo oltre 2.000 anni, preferita per la superiore temperatura delle acque (fino a 60°) e per la composizione molto sulfurea. Un terreno così fertile, poiché ricchissimo di sali minerali, regalò a Nisyros una forte vocazione agricola (l’uva era esportata a Santorini per i suoi celebri vini), ma dopo la dominazione italiana 1912-1943 (seguita a quella turca) e soprattutto la dittatura greca, tutte le fattorie e i terrazzamenti vennero abbandonati.

La prima coltivazione l’hanno riportata gli italiani. Nicola Zonca, imprenditore bolognese la cui Native Prime fa doppiaggi per i videogiochi, ha lanciato la Nisyros Wine con l’aiuto dell’architetto Tsironis e di un enologo della Val di Susa, Federico Garzelli. Grazie a un finanziamento governativo greco del 75% (ma finora dei 920 mila euro stanziati se n’è visto un quarto…) e a una decina di soci tra cui Federico Barbieri – docente ed ex manager di multinazionali della moda e della tecnologia – svizzeri, americani e francesi della colonia straniera (scrittori, giornalisti, antropologi, sociologi…), con la seconda vendemmia nel 2025, da circa cinque ettari di terreno sul Monte Attavyros, ha prodotto 18 mila bottiglie di Athiri: la versione di sole uve autoctone supera i trenta euro.

«Nisyros» dice Zonca «in una parola è libertà. È un’isola che se ne sta per i fatti suoi, non ti guarda neanche, in piazzetta non ho mai visto uno che indossasse qualcosa di più costoso di dieci euro. Si respira ancora l’energia della generazione precedente, è un’isola vitale che sa cos’è importante». Oltre alla pietra pomice, da Gyali si ottiene l’ossidiana, un vetro vulcanico buono anche per i souvenir. Anche a tavola Nisyros si esprime con personalità: come una bevanda tipica a base di mandorle, la soumada, poi i dolcissimi pastellaries (fichi imbottiti con mandorle e sesamo), una salsina di aglio e mandorle, le polpette di ceci dette pithia e, tanto per restare leggerini, un maialino cotto nel suo grasso, boukonies, o la capra ripiena, kapamas.

In caso di astinenza caraibica, le isolette di fronte offrono insenature sontuose. Escursioni sono organizzate sia dal porto di Mandraki che da quello di Pali. Ma è un bel mare anche quello che, da Mandraki, si trova nella spiaggia di Chochlaki, in una nera baia selvaggia, mentre un’altra lunghissima spiaggia nera, Pahia Ammos, la si raggiunge a piedi dopo una ventina di minuti di cammino da Lies. In fondo, si accampa una piccola comunità hippy e d’estate le mucche non possono più pascolare. Le troverete libere vicino alla caldera. Seconda stalla a destra.

Leggi i commenti