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Bioritmi: Un maschio alfa a Montecitorio

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Cosa avremo fatto per meritarci Emanuele Pozzolo, non si sa. Dallo sparo di Capodanno al Suv volato nel fosso dopo una serata allegrotta, il parlamentare piemontese non si dà pace né la concede a noi, e colmo dello spirito di Vannacci si prepara al voto con sermoncini machi e sfottò scemi, come quello toccato ad Anna Ascani, che in Aula si è sentita chiamare per tre volte “signor presidente”, come se fosse un uomo, e siccome ha osato chiedere di essere chiamata «signora presidente oppure deputata», si è dovuta sorbire anche una lezioncina arrogante sul «maschile istituzionale», la Crusca e il «politicamente corretto che ha rotto le palle».

Lei peraltro gli aveva risposto per le rime, «grazie, collega deputata Pozzolo», e quel femminile era suonato inaccettabile per il vannacc…

Cosa avremo fatto per meritarci Emanuele Pozzolo, non si sa. Dallo sparo di Capodanno al Suv volato nel fosso dopo una serata allegrotta, il parlamentare piemontese non si dà pace né la concede a noi, e colmo dello spirito di Vannacci si prepara al voto con sermoncini machi e sfottò scemi, come quello toccato ad Anna Ascani, che in Aula si è sentita chiamare per tre volte “signor presidente”, come se fosse un uomo, e siccome ha osato chiedere di essere chiamata «signora presidente oppure deputata», si è dovuta sorbire anche una lezioncina arrogante sul «maschile istituzionale», la Crusca e il «politicamente corretto che ha rotto le palle».

Lei peraltro gli aveva risposto per le rime, «grazie, collega deputata Pozzolo», e quel femminile era suonato inaccettabile per il vannacciano alfa, peggio di un insulto. La Crusca, benché chiamata in causa, si è tenuta fuori dall’agone, ma ha fatto bene: che cosa avrebbe dovuto dire? Per la millesima volta che una donna è la presidente e che un uomo è il presidente? Che ci sono i deputati e le deputate proprio come ci sono i maestri e le maestre? Qui però tocca resistere, vincere la cappa pesante della noia, e ogni volta replicare e spiegare e ripetere daccapo, per non ritrovarsi - nei nomi e dunque nel senso delle cose - a fare un passo avanti e dieci indietro.

Sul Venerdì del 3 luglio 2026

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