Palermo, in esclusiva il nuovo Carro Trionfale di Santa Rosalia
di Aurelio MagistàNel Seicento i palermitani si sono rivolti a Santa Rosalia per sconfiggere la peste. Oggi la nuova peste è l’emergenza ambientale, il male che la patrona cittadina si preoccuperebbe di guarire, e a questo tema ci siamo ispirati per il Carro, un invito a sintonizzare il genere umano con la natura», racconta l’architetto Mario Cucinella al Venerdì. Per la prima volta è un giornale a svelare il nuovo Carro Trionfale, quello del Festino 402, e per la prima volta ad anticiparlo è il suo autore e non l’arcivescovo di Palermo: monsignor Corrado Lorefice, che ovviamente ha acconsentito, lo presenterà ufficialmente mercoledì prossimo in Diocesi.
«Un gruppo di volumi in legno sfalsati e sovrapposti simboleggia il Monte Pellegrino», continua Cucinella, «dove nel 1624 sono state trovate le reliquie della santa morta nel XII secolo. Un promontorio montuoso affollato di piante: abbiamo usato uno studio sulla vegetazione dell’Orto botanico di Palermo per comporre una combinazione di alberi, arbusti,…
Nel Seicento i palermitani si sono rivolti a Santa Rosalia per sconfiggere la peste. Oggi la nuova peste è l’emergenza ambientale, il male che la patrona cittadina si preoccuperebbe di guarire, e a questo tema ci siamo ispirati per il Carro, un invito a sintonizzare il genere umano con la natura», racconta l’architetto Mario Cucinella al Venerdì. Per la prima volta è un giornale a svelare il nuovo Carro Trionfale, quello del Festino 402, e per la prima volta ad anticiparlo è il suo autore e non l’arcivescovo di Palermo: monsignor Corrado Lorefice, che ovviamente ha acconsentito, lo presenterà ufficialmente mercoledì prossimo in Diocesi.
«Un gruppo di volumi in legno sfalsati e sovrapposti simboleggia il Monte Pellegrino», continua Cucinella, «dove nel 1624 sono state trovate le reliquie della santa morta nel XII secolo. Un promontorio montuoso affollato di piante: abbiamo usato uno studio sulla vegetazione dell’Orto botanico di Palermo per comporre una combinazione di alberi, arbusti, rampicanti e specie erbacee che sottolinea l’identità di Palermo come città-giardino: alloro, leccio, lentisco, mirto, fillirea, olivo, arancio amaro, palma nana, scornabecco per citarne alcune, e naturalmente rose, il fiore della santa, tutte piante vive e ricche di significati simbolici. Dal verde emerge lei, Rosalia, circondata da uno stormo di farfalle, insetti che nascono da una metamorfosi come quella che sta vivendo Palermo, e sono molto sensibili all’inquinamento. Tutta la struttura, alta più di dieci metri, ha una tensione ascensionale che si sublima nello sguardo di lei, fisso verso l’alto. D’altra parte molti vedono in Santa Rosalia anche la patrona della biodiversità».
Il carro si intitola Rosalia Normanna. Come mai? «Perché anticipa il 2027, Anno Europeo dei Normanni, che tanta importanza hanno avuto nella storia di Palermo, dell’isola e del continente. Per questo una parte significativa delle superfici a vista del Carro è decorata con bassorilievi, oltre che con grafiche e motivi ispirati al repertorio arabo-normanno. Il riferimento all’Anno dei Normanni richiama la storia di contaminazione e dialogo tra popoli, lo spirito di tolleranza e reciproco rispetto che la Sicilia ha sviluppato nei secoli attraverso la convivenza con le genti più diverse, un sentimento purtroppo spesso messo in ombra dall’aberrazione mafiosa. Sono curioso di vedere come i palermitani accoglieranno la mia interpretazione del Carro. Chissà se mi faranno ancora entrare in città», scherza Cucinella, che a Palermo ci è nato, nel 1960, anche se l’ha lasciata giovanissimo.
La sfilata del Carro, la notte del 14 luglio, è il momento culminante del Festino di Santa Rosalia, sei giorni di celebrazioni ed eventi che dal 10 al 15 rievocano il miracolo della processione del 1624 quando le reliquie della santa, altrettanto miracolosamente ritrovate, liberarono Palermo dalla peste. E l’apice della sfilata, che si sviluppa in quattro tappe, Palazzo Reale, Cattedrale, Quattro Canti, Porta Felice, Foro Italico, è ai Quattro Canti, dove il sindaco sale sul carro e con la frase: Viva Palermo e Santa Rosalia! celebra l’integrazione fra sacro e laico, devozione e senso civico.
«Difficile immaginare che cosa rappresenti il Festino per chi non lo ha vissuto» conferma Cucinella, «è un appuntamento religioso e nello stesso tempo civile che rinsalda l’appartenenza alla comunità cittadina e ne rafforza i caratteri identitari. La folla in festa si unisce e solidarizza intorno al Carro e alla Santuzza, come amano chiamarla i palermitani». I partecipanti aumentano anno dopo anno, nel 2025 sono stati 350 mila; una crescita che elegge il Festino a manifesto del rinnovamento della città, «ormai meta privilegiata di set cinematografici internazionali», sottolinea il sindaco Roberto Lagalla, «e capitale del nomadismo digitale, dove il Festino si conferma l’evento più atteso da tutti».
Che non è più solo un’impressionante cerimonia, uno spettacolo cui partecipano artisti, artigiani, scenografi e costumisti, un oceanico bagno di folla, un distillato di tradizione e riferimenti culturali alla contemporaneità, una kermesse del cibo di strada, ma anche un’intelligente operazione di marketing turistico abilmente gestita dal direttore artistico Luca Pintacuda di Odd Agency, e da Coopculture, che hanno voluto Mario Cucinella e il suo studio Mca Architects per un Carro che da qualche anno è innovato da interpretazioni d’autore come quella di Jannis Kounellis.
Dopo la sfilata il Carro viene esposto in luoghi particolari di Palermo, «ma vorrei», confessa Cucinella, «che la struttura che abbiamo ideato – perché il Carro è una scocca sulla quale ogni anno si sovrappone la nuova versione, finisse in una piazza, diventasse un’installazione permanente; vorrei che le piante continuassero a vivere e a propagarsi animando un angolo della città. Palermo, per la sua vegetazione variegata e rigogliosa, dominante anche sull’architettura, mi ricorda un po’ San Paolo in Brasile». Cucinella intanto ha già cominciato a mettere mano a un’altra opportunità di rinnovamento: il Museo-Giardino Santa Rosalia. «È un progetto di rigenerazione urbana promosso dalla Fondazione Sicilia che ha due obiettivi: ampliare la superficie museale di Palazzo Branciforte attraverso un nuovo edificio da destinare alle mostre temporanee, e dare vita a un nuovo polo culturale: una bellissima occasione di sperimentazione architettonica e sociale che per Palermo, città tradizionalmente ingessata, umiliata dai palazzoni senza verde costruiti nel dopoguerra, si aggiunge agli altri fattori di cambiamento in corso. Il luogo, dove c’era una vecchia scuola abbandonata, può diventare un punto di riferimento per i giovani: ho pensato a una teca trasparente, aperta all’incontro e al dialogo, sopra la quale fiorisce un giardino pensile ispirato a quelli arabo-normanni».
Il rinnovamento urbano è un tema familiare per Cucinella e il suo studio, che in questo periodo sta occupandosi anche del Piano Urbanistico Generale di una città patrimonio dell’Unesco come Urbino, e che lì ha programmato una serie di incontri “di ascolto” per capire le esigenze di cittadini, commercianti, studenti. «Ascoltare è il primo passo per elaborare progetti gentili. La gentilezza contiene tante cose, prima di tutto il rispetto degli obiettivi del progetto e dei bisogni di chi lo abiterà; proprio il contrario di quello che fanno certi archistar, definizione che qualche volta è usata anche per me ma che ripudio, interessati soprattutto a fare risaltare se stessi attraverso creazioni pensate per attirare l’attenzione. E poi il progetto deve essere gentile con il pianeta, con l’ambiente, con il territorio che andrà a occupare, con il mondo in cui prenderà forma».
Cucinella, che da qualche anno ha scoperto la passione per la vela, proprio con la vela sceglie di spiegarsi meglio: «Quando vai in barca non decidi la tua rotta da solo, non la imponi, ma senti quello che ti dicono il vento, le onde, le correnti: la tracci accordandoti con il mare».
Sul Venerdì del 3 luglio