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Annalisa Cuzzocrea: noi genitori e la paura della droga

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A CASA TUTTI BENE Il nostro amore non sempre mette al riparo i ragazzi dalle dipendenze. Ce lo racconta, in modo toccante, il romanzo di Susie Boyt
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Il romanzo più bello sulla maternità che ho letto negli ultimi mesi si intitola Ti voglio bene, mi manchi. Lo ha scritto un’autrice britannica, Susie Boyt. In Italia è uscito per Bollati Boringhieri. Parla di Ruth, insegnante di inglese in una scuola della periferia di Londra, madre single della bellissima Eleonor. Una ragazzina con cui vive in simbiosi e che fino ai dodici anni la adora, la protegge, la riempie di amore. Poi, dai tredici anni, prende a odiarla. E a distruggersi.

Il romanzo comincia quando tutto è già perduto. Eleonor vive alla deriva in preda alla dipendenza dalla droga, Ruth sta crescendo per lei la figlia Lily. Che è la luce di questa storia. Le altre sono le vere amiche, quelle che sanno essere famiglia anche quando non lo sono. Ma soprattutto, la capacità di amare senza aspettarsi nulla in cambio. Sapendo che la salvezza è pressoché impossibile, ma che l’unica cosa da fare ‒ fingendo di non sentire il giudizio, la compassione, la pena, il disprezzo ‒ è provarci f…

Il romanzo più bello sulla maternità che ho letto negli ultimi mesi si intitola Ti voglio bene, mi manchi. Lo ha scritto un’autrice britannica, Susie Boyt. In Italia è uscito per Bollati Boringhieri. Parla di Ruth, insegnante di inglese in una scuola della periferia di Londra, madre single della bellissima Eleonor. Una ragazzina con cui vive in simbiosi e che fino ai dodici anni la adora, la protegge, la riempie di amore. Poi, dai tredici anni, prende a odiarla. E a distruggersi.

Il romanzo comincia quando tutto è già perduto. Eleonor vive alla deriva in preda alla dipendenza dalla droga, Ruth sta crescendo per lei la figlia Lily. Che è la luce di questa storia. Le altre sono le vere amiche, quelle che sanno essere famiglia anche quando non lo sono. Ma soprattutto, la capacità di amare senza aspettarsi nulla in cambio. Sapendo che la salvezza è pressoché impossibile, ma che l’unica cosa da fare ‒ fingendo di non sentire il giudizio, la compassione, la pena, il disprezzo ‒ è provarci fino all’ultimo respiro. Del romanzo mi aveva parlato una di quelle amiche che sanno essere famiglia. L’ho chiamata chiedendole: «E se accadesse a noi?». Mi ha detto: «Non accadrà», e io le ho creduto come sapesse fare gli incantesimi. Ma è una domanda che ho dentro da sempre, quando penso a cosa possono fare le dipendenze. E in particolare la dipendenza dalle droghe. Ci soffermiamo molto sulle altre, mi pare: i telefonini, i videogiochi, e nel frattempo l’uso di sostanze stupefacenti aumenta tra i ragazzi. Uno su quattro ne ha assunto prima dei 18 anni. Cannabis, cocaina, ketamina.

Un altro romanzo, stavolta americano, Demon Copperhead di Barbara Kingsolver, mi aveva illuminata su cosa ha rappresentato l’epidemia di Fentanyl negli Stati Uniti. Da noi, mi pare ci sia un grande tabù. Di droga si parla in termini di criminalità, di ordine pubblico, senza soffermarsi sul fatto che non siamo riusciti a inventarci nulla che tenga lontano i giovanissimi da un meccanismo di dipendenza che li annienta. Quando succede a qualcuno che conosciamo, quando vediamo un ragazzo deragliare a scuola, cadere in depressione, venire bocciato, guardiamo sempre alla famiglia cercando una colpa che ci consenta di dire: ecco, vedi perché?

Susie Boyt è la figlia del pittore Lucien Freud, la nipote di Sigmund, sarà per questo che nel suo romanzo non c’è traccia di banalizzazione. Quel che mostra, è che puoi essere una madre dolcissima, un’insegnante adorata dalle adolescenti, e nonostante questo la tua freccia può mancare il bersaglio. Dice questo Lily alla nonna Ruth, quando vede su una panchina quella scritta: “Ti voglio bene, mi manchi”. La trova buffa, perché è come se qualcosa fosse andato storto senza una ragione. Un amore che poteva salvare, ma non azzecca la mira, viene respinto, resta impotente. Ho pensato fosse una lezione di grande realismo. E di potente umiltà.

Sul Venerdì del 10 luglio 2026

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