Uno dei sottogeneri letterari che mi emozionano e appassionano di più sono quei libri che raccontano e riassumono la storia di un’amicizia fra due esseri umani: spesso una delle due persone che compongono questa amicizia non c’è più, e invece chi scrive si assume il compito di raccontare una parte almeno di quell’esistenza finita. È il caso dell’ultimo libro di Ermanno Cavazzoni, che si chiama appunto Storia di un’amicizia (Quodlibet, 242 pagine, 16 euro). Cavazzoni racconta il suo quarantennale rapporto con un altro grande scrittore e intellettuale italiano, cioè Gianni Celati. Celati è stato per Cavazzoni, come per molti altri, uno spettinato maestro e un fratello maggiore.
Molte scene di questo dolce, commovente e adorabilmente disordinato racconto hanno luogo in trattoria, in genere sempre la stessa, dove Cavazzoni e Celati erano soliti ritrovarsi per parlare di poemi cavallereschi, di comunismo, delle vetrine dei negozi e di altre cose, in genere pasteggiando a vodka e mangiando …
Uno dei sottogeneri letterari che mi emozionano e appassionano di più sono quei libri che raccontano e riassumono la storia di un’amicizia fra due esseri umani: spesso una delle due persone che compongono questa amicizia non c’è più, e invece chi scrive si assume il compito di raccontare una parte almeno di quell’esistenza finita. È il caso dell’ultimo libro di Ermanno Cavazzoni, che si chiama appunto Storia di un’amicizia (Quodlibet, 242 pagine, 16 euro). Cavazzoni racconta il suo quarantennale rapporto con un altro grande scrittore e intellettuale italiano, cioè Gianni Celati. Celati è stato per Cavazzoni, come per molti altri, uno spettinato maestro e un fratello maggiore.
Molte scene di questo dolce, commovente e adorabilmente disordinato racconto hanno luogo in trattoria, in genere sempre la stessa, dove Cavazzoni e Celati erano soliti ritrovarsi per parlare di poemi cavallereschi, di comunismo, delle vetrine dei negozi e di altre cose, in genere pasteggiando a vodka e mangiando tagliatelle al ragù. Nelle primissime pagine viene descritta e riassunta in modo quasi tragico la parabola della loro trattoria preferita: “In quella primissima epoca, durante la seconda metà degli anni Ottanta, andavamo spesso a cena da Angeli (…) che Angeli era anche un bel nome, e dava l’idea che fosse una succursale del regno celeste, o comunque qualcosa di alato e di volatile, e il titolare, il signor Angeli, un angelo licenziato da lassù perché forse aveva tentato di aprire lassù una trattoria bolognese, cosa che non è ammessa, lassù vivono d’aria”. C’è una scena in cui ascoltano un uomo raccontare una strana storia sui negozi dalle vetrine trasparenti, nella quale mangiano “zucchini in umido”, e mi sono chiesto cosa fossero, perché non mi era chiarissimo, e allora ho provato a cucinarli.
Zucchine in umido
Che cosa serve
Per 2 persone, come contorno; 5 zucchine piccole; 1 cipolla; qualche foglia di basilico; 2 bicchieri di passata di pomodoro; olio, sale, pepe e aromi
Come procedere
Affettate e fate appassire la cipolla in un tegame con l’olio. Aggiungete le zucchine tagliate a tocchi e salate. Lasciate cuocere col coperchio a fuoco basso per 5 minuti, quindi aggiungete la passata, girate e cuocete altri 10 minuti a fuoco basso. Alla fine condite, col basilico, del pepe, altro sale. Servite tiepide o fredde.
Sul Venerdì del 10 luglio 2026