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Balogun, il cartellino rosso e lo ius soli

Folarin Balogun nel 2019, quando era uno "young gun" dell'Arsenal 
VIAGGI DA FERMO Trump ha imposto alla Fifa di cancellare la squalifica del calciatore. Ma vuole abolire il diritto che gli permette di giocare nella nazionale Usa
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Ora che è passato un po’ di tempo da quando il dio del calcio, per la verità non sempre così equanime, ha ristabilito i giusti valori; ora che la hybris dei grandi del mondo è stata punita; ora che insomma gli Stati Uniti sono stati sonoramente eliminati dai Mondiali di calcio maschili, forse è il momento di tornare con un po' di umana comprensione al protagonista involontario di tutta questa storia, l'attaccante americano Folarin Balogun. Come sapete, dopo una telefonata di Donald Trump al presidente della Fifa Gianni Infantino la squalifica di Balogun è stata annullata e lui è potuto scendere in campo per la partita decisiva contro il Belgio: in cui però, forse frastornato da tanta attenzione, non ha combinato un granché, come del resto i suoi compagni.

In preda a uno degli attacchi di romanticismo che spesso mi colgono quando preparo la rubrica, sono andato a spulciare la biografia del ragazzo in cerca di un luogo significativo per la sua carriera; e ho trovato i campi di calcio di Wanstead Flats, Londra est, di cui Google Street View fornisce solo questa sfocata immagine in cui si vedono delle porte in lontananza. È qui, in una piccola scuola di periferia, che il piccolo Folarin aveva dimostrato il suo talento già a dieci anni, prima di essere arruolato dal Tottenham, poi dall'Arsenal e più di recente dai francesi del Monaco.

È noto infatti che Balogun, figlio di migranti nigeriani, ha sempre vissuto nel Regno Unito. Quando era incinta di sette mesi però, sua madre andò a trovare dei parenti a Brooklyn, e al momento di tornare a casa fu ritenuta in stato "troppo interessante" per poter affrontare un volo intercontinentale. Così Folarin è nato negli States e, grazie allo ius soli sancito dalla Costituzione, ha ottenuto automaticamente la cittadinanza. Chi nasce in America è americano: un diritto talmente radicato che la Corte Suprema, pur composta in gran parte da giudici molto sensibili alle posizioni del presidente, ha bloccato il suo tentativo di revocarlo. E così, con la stessa mano con cui ha alzato la cornetta del telefono per far revocare la squalifica di Balogun, Trump vuole firmare una legge che vieta alle donne incinte di entrare nel Paese, scongiurando così che qualche futuro Balogun possa giocare in nazionale. È un'assurda contraddizione, ma abbiamo poco da indignarci: in Italia, dove si diventa cittadini principalmente per diritto di sangue, un eventuale Balogun non l'avremmo proprio intercettato.

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