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Generazione 2K. Virginia Gili, sindaca: «Non è questione di età, ma di disponibilità»

Virginia Gili, già al secondo mandato, nel suo ufficio (Selene Daniele/AGF) 
È la prima cittadina di Villarboit, 370 abitanti. «Qui rappresento tutti. E se qualcuno vuole parlarmi non serve prendere appuntamento».
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La sindaca duemillenial ci attende nel suo ufficio, a metà di una strada che è soltanto strada, lunga, diritta e un po’ spoglia. «Qui non abbiamo neanche un bar o un negozio di alimentari, ce n’era uno ma ora è chiuso. Però ci sono l’ambulatorio medico e l’ufficio postale».Virginia Gili, nata il 30 marzo 2000, è al secondo mandato come prima cittadina di Villarboit, borgo contadino tra campi e risaie a una ventina di minuti d’auto da Vercelli. Le origini del curioso toponimo dal finale tronco sono misteriose. Gli abitanti, 370, hanno eletto Virginia quando lei doveva ancora sostenere l’esame di maturità: «Mi mancava l’orale, era il 2019. Poi, ho preso la laurea triennale in Filosofia e quella magistrale in Scienze politiche. La prima volta ero la sindaca più giovane d’Italia, ora non più, ma non è importante».

Piccole cose che sono grandi.

Su cosa sia importante Virginia Gili ha le idee molto chiare: «Parlare con i cittadini e ascoltarli, questo è davvero il mio primo compito di ogni…

La sindaca duemillenial ci attende nel suo ufficio, a metà di una strada che è soltanto strada, lunga, diritta e un po’ spoglia. «Qui non abbiamo neanche un bar o un negozio di alimentari, ce n’era uno ma ora è chiuso. Però ci sono l’ambulatorio medico e l’ufficio postale».Virginia Gili, nata il 30 marzo 2000, è al secondo mandato come prima cittadina di Villarboit, borgo contadino tra campi e risaie a una ventina di minuti d’auto da Vercelli. Le origini del curioso toponimo dal finale tronco sono misteriose. Gli abitanti, 370, hanno eletto Virginia quando lei doveva ancora sostenere l’esame di maturità: «Mi mancava l’orale, era il 2019. Poi, ho preso la laurea triennale in Filosofia e quella magistrale in Scienze politiche. La prima volta ero la sindaca più giovane d’Italia, ora non più, ma non è importante».

Piccole cose che sono grandi.

Su cosa sia importante Virginia Gili ha le idee molto chiare: «Parlare con i cittadini e ascoltarli, questo è davvero il mio primo compito di ogni giorno. La gente viene a parlarti del buco nella strada dopo che è passato il trattore, o del palo caduto. La quotidianità delle piccole cose, che invece sono grandi. La sera, prima di addormentarmi, mi domando se ho fatto bene, se ho ascoltato abbastanza».

Sulla parete dell’ufficio c’è il quadro con i nomi di tutti i sindaci nella storia di Villarboit. A un certo punto, si legge: “Gili Annibale, 1966-1970”. E qualche riga più sotto, “Gili Annibale, 1975-1990”. «Era mio nonno, e mi dispiace non averlo mai conosciuto. È stato sindaco in due momenti diversi, mentre mio padre Leonardo è stato consigliere comunale». E c’è anche un bisnonno ad essersi seduto in consiglio a Villarboit negli anni Venti, si chiamava Severino. «Ma io non sono qui per via dell’albero genealogico: avevo fatto l’alternanza scuola-lavoro in Comune, come aiuto segretaria. Così ho imparato cos’è un protocollo e come si ordinano le delibere. Non pensavo di impegnarmi nell’amministrazione: quando, nell’aprile del 2019, sono state fatte le liste, compresa la nostra che è civica, mi sono messa a disposizione. Qui la politica non entra, sono la sindaca di tutti, e m’interessa solo che il nostro Comune funzioni».

C’è tempo, per la vita privata? «Scusate, di questo non parlo».

Com’è lontana Roma

Dentro un’Italia che invecchia, fa effetto una sindaca che ha appena superato i 25 anni. «Non è questione di età, ma di disponibilità. Qui ci conosciamo tutti, e se c’è un problema si viene a parlare anche senza appuntamento». La giunta è presto fatta: c’è un vicesindaco di 46 anni, Simone Scagliotti, e un assessore che accorpa un bel po’ di deleghe, si chiama Davide Olivetta e ha 58 anni. Il vice di Virginia di mestiere fa l’acquaiolo, è cioè la persona che decide come e dove far confluire l’acqua nei campi, un compito essenziale in questa terra del riso. L’assessore invece fa l’imprenditore: alleva cani. «Cerchiamo di essere rapidi e concreti nella nostra funzione amministrativa» racconta Virginia, «anche se la burocrazia può diventare un enorme problema: lo Stato ci chiede documentazioni gigantesche per qualunque cosa. Esistono le stesse regole per un bando per un Comune con 30 mila dipendenti o con uno solo. Qui abbiamo un dipendente e mezzo, nel senso che uno dei due è attualmente in malattia. Nella suddivisione dei compiti non stiamo tanto a sottilizzare, e anch’io all’occorrenza svolgo mansioni di segreteria».

La giornata della sindaca comincia alle 9 di mattina. «Vengo in ufficio quando apre il palazzo comunale e mi metto subito all’opera tra atti da firmare, certificati, agenda, incontri... La giunta la riuniamo secondo necessità». All’orizzonte, non solo campi ma una diversa idea del paese, mentre già si profila la necessità del nuovo piano regolatore: «Stiamo riqualificando alcune aree, abbattendo caseggiati fatiscenti. Vogliamo migliorare i parcheggi e teniamo in gran conto la sicurezza, per noi un argomento centrale». Lo dimostra lo schermo alle spalle della sindaca, diviso in 36 riquadri: «Ognuno è un pezzo di Villarboit ripreso da una telecamera. All’occorrenza, giriamo le immagini ai Carabinieri della stazione di Casanova Elvo. Mi accade di voltarmi per osservare il mio Comune da questo particolare punto di vista: devo ammettere che è rassicurante». Lo è un po’ meno, forse, la sensazione di solitudine che si prova in questo lembo di Nordovest silenzioso e operoso. «Sì, mi succede di sentirmi sola: ho l’impressione che Roma ignori la realtà dei piccoli comuni. La politica dei grandi numeri fa come se noi non esistessimo». E allora bisogna fare da soli e non è detto che non funzioni, anzi. «L’ambulatorio è un fiore all’occhiello». Anche la situazione immobiliare non è male: «Comprare casa qui costa la metà rispetto a Vercelli, e ci sono milanesi e torinesi che lo fanno».

Le case costano, grosso modo, 1.500 euro al metro quadrato: fantascienza.Il Duemila: quando lo aspettavamo, sembrava il futuro. Ma cos’è stato, per chi ci è nato? «Forse, un’occasione mancata. Il mondo è peggiorato rispetto a una trentina di anni fa, di sicuro lo sono le condizioni di lavoro e di vita per la maggior parte di noi giovani. La generazione del futuro è una generazione depotenziata: un posto fisso o il mutuo, quasi tutti i miei coetanei se li sognano».

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