Gentile Giannini, sappiamo da anni degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini, ora grazie alle sempre più numerose denunce, e qualcuno anche per conoscenza o esperienza personale. Fino a qualche tempo fa questi “educatori” dell’infanzia venivano trasferiti ad altre parrocchie; forse il Vaticano intendeva punirli (?), in realtà offriva semplicemente loro nuove chances, un nuovo assortimento di piccole creature su cui esercitare il loro “vizietto”. Ultimamente qualche Papa più illuminato ha ammesso tali abusi… ma – o sbaglio io o non ricordo bene – nessuno di questi preti è stato mai scomunicato. Ora, invece, di fronte alle prese di posizione dei lefebvriani fioccano le scomuniche! Mi domando cosa sia più grave agli occhi di Dio: abusare di un innocente segnandolo per sempre, o prendere delle posizioni che contrastano con lo... “statuto” aziendale?
Elena Sidari
Gentile Elena, parafrasando Samuel Johnson, mi verrebbe da dire che le vie del paradiso sono lastricate di cattive int…
Gentile Giannini, sappiamo da anni degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini, ora grazie alle sempre più numerose denunce, e qualcuno anche per conoscenza o esperienza personale. Fino a qualche tempo fa questi “educatori” dell’infanzia venivano trasferiti ad altre parrocchie; forse il Vaticano intendeva punirli (?), in realtà offriva semplicemente loro nuove chances, un nuovo assortimento di piccole creature su cui esercitare il loro “vizietto”. Ultimamente qualche Papa più illuminato ha ammesso tali abusi… ma – o sbaglio io o non ricordo bene – nessuno di questi preti è stato mai scomunicato. Ora, invece, di fronte alle prese di posizione dei lefebvriani fioccano le scomuniche! Mi domando cosa sia più grave agli occhi di Dio: abusare di un innocente segnandolo per sempre, o prendere delle posizioni che contrastano con lo... “statuto” aziendale?
Elena Sidari
Gentile Elena, parafrasando Samuel Johnson, mi verrebbe da dire che le vie del paradiso sono lastricate di cattive intenzioni. Sulla pedofilia la Chiesa è ancora troppo timida. Anche i papi più coraggiosi, a partire da Wojtyla, non hanno curato la piaga. Mi aspetto molto da Leone XIV, che pure viene da un’America al centro degli scandali peggiori: basta ricordare le inchieste del team Spotlight sul Boston Globe, il caso dell’ex arcivescovo di Washington McCarrick dimesso dallo stato clericale da papa Francesco, il report della Procura dell’Illinois, che ha certificato 1.994 abusi su minori. Condivido il suo giudizio: lo stigma della pedofilia minaccia la credibilità della Chiesa molto più dello scisma dei soliti lefebvriani, che non interessa nessuno se non le ultra-destre sfasciste che ci speculano sopra.
Da Bastoni a Infantino che scandalo il calcio
Caro Massimo pensavo ormai di aver visto tutto, dopo la “caduta” di Bastoni (simulazione certificata anche dal giocatore): non si è tolta l’espulsione al giocatore della Juve. Ora il capo della Fifa toglie la squalifica a un giocatore Usa dopo l’ordine di Trump. Non è scandaloso?
Alberto Arena
Caro Alberto, di Trump non mi stupisce più niente, ma vederlo trasformato nel Moggi di Mar-a-Lago non me lo aspettavo. È riuscito a mandare in vacca anche i Mondiali, col fattivo contributo del servo Infantino. Il calcio se la passava male già prima, ma dopo questa farsetta/pastetta americana possiamo anche celebrarne le esequie.
Se fossero gli uomini le vittime del body shaming
Caro Massimo, solo un commento sulla polemica che ha investito Michela Murgia: forse che Mari si ritiene bello? Si è mai guardato allo specchio? Forse è giunto il momento per noi donne di fare body shaming nei confronti dei maschi. Marina Piva Cara Marina, non ti biasimo perché capisco il tuo stato d’animo. La polemica a margine del Premio Strega è stata penosa, e per fortuna è passata. Ora aspettiamo la prossima, perché Michela – ovunque sia adesso – continuerà a sfidarci sempre, su tutto. Ma il body shaming per vendetta, donne contro uomini, lo eviterei. Non fermerebbe il patriarcato: lo provocherebbe.
Ormai dire comunista è diventata un’offesa
Caro Giannini, l’appellativo in senso spregiativo del termine “comunista”, da quando è stato usato con questa accezione negativa da Berlusconi, fa oggi il paio con quello che rappresentava qualche decennio fa il termine “fascista”. Quand’ero ragazzo dare del fascista era percepito come un’offesa grave; oggi viene quasi rivendicato con orgoglio in certe “parrocchie”, mentre è l’epiteto comunista che dà fastidio a chi se lo sente affibbiare. È un ribaltamento che era già nell’anima del nostro Paese ed è stato disvelato o la “cultura” berlusconiana e poi quella meloniana hanno promosso questa nuova impostazione? Calogero Barranco
Caro Calogero, proprio l’Italia, dove il Pci non ha mai governato e si è auto-estinto nel 1989, ha insegnato alle destre populiste che la “minaccia comunista” funziona come arma di propaganda ideologica. Ma come Mussolini con il fascismo, anche Berlusconi e Meloni non hanno “inventato” l’anticomunismo: l’hanno estratto dalla coscienza degli italiani. La stessa cosa adesso la fa Trump, ripescando dall’immaginario degli americani il maccartismo. “Questi fantasmi”, li chiamerebbe Eduardo.
La destra si tura il naso e la sinistra resta immobile
Caro Massimo, la destra alle prossime elezioni, con o senza nuova legge elettorale, pur di non cedere la poltrona si turerà il naso e imbarcherà l’ex generale. D’altro canto, sono dispiaciuto perché a sinistra, dopo l’esito referendario, non hanno ancora partorito uno straccio di programma con serie proposte, ma sono fermi se fare o meno le primarie e ora discutono sul nome della futura alleanza, rimanendo distanti dalla realtà. Stefano Mazzanti Casalguidi (Pistoia) Caro Stefano, mai avuto dubbi sul fatto che Vannacci, dopo una campagna elettorale solitaria e irresponsabile, un giorno prima del voto farà un patto di coalizione con Meloni. E lei lo imbarcherà, senza neanche turarsi il naso, perché il Generale di oggi è uguale all’Underdog di ieri (quella che stava all’opposizione di tutto e di tutti). Per questo al centrosinistra in ritardo serve un immediato colpo d’ala. Più passa il tempo, più avanza il “mondo al contrario”.
Ma che bello il Chi l’ha visto? di Federica Sciarelli
Caro Giannini, dopo più di un ventennio, Federica Sciarelli lascia la conduzione di Chi l’ha visto?, il programma che vanta il maggior numero di tentativi d’imitazione, con risultati quasi sempre modesti. La giornalista Rai ha sempre accompagnato al rigore giornalistico della sua squadra un “moderato approccio umano” a vicende in cui tante persone hanno visto la propria vita stravolta da tragedie familiari. E chiudere la sua conduzione con la riapertura del caso di Elisa Claps, seguito per decenni, è il giusto suggello per una professionista che mancherà nel panorama sterminato di format che trattano le Crime Stories come intrattenimento televisivo. Ivan Passalacqua Caro Ivan, è triste l’addio di una grande giornalista come Federica Sciarelli a uno degli ultimi programmi iconici rimasti nel servizio pubblico radiotelevisivo. Chi l’ha visto? è un pezzo di Storia, della tv e del Paese. Ma Tele-Meloni se ne frega della Storia: gli interessano solo le prossime elezioni.