Ogni tanto qualcuno mi chiede perché io non torni a vivere in Italia. È una domanda che si staglia su due versanti contemporaneamente, con in mezzo il crinale su cui mi sono trovato a camminare. Il primo paesaggio è quello italiano, e riguarda la mia assenza. Come è possibile, mi chiedono, che io possa rinunciare a tutto questo. E con tutto questo intendono l’Italia, naturalmente, ma anche un sentimento che non ha bisogno di troppe spiegazioni. Che si raddensa nel termine “casa”, e che comprende un rilassarsi dell’allerta, un appoggiarsi a ciò che non minaccia. Che comprende quel sentirsi al sicuro che a quanto pare ci caratterizza come specie. Tra gli animali, siamo, sembrerebbe, quelli per cui proteggersi e vivere hanno finito per coincidere con il tirare su strutture in muratura.
L’altro versante d…
Ogni tanto qualcuno mi chiede perché io non torni a vivere in Italia. È una domanda che si staglia su due versanti contemporaneamente, con in mezzo il crinale su cui mi sono trovato a camminare. Il primo paesaggio è quello italiano, e riguarda la mia assenza. Come è possibile, mi chiedono, che io possa rinunciare a tutto questo. E con tutto questo intendono l’Italia, naturalmente, ma anche un sentimento che non ha bisogno di troppe spiegazioni. Che si raddensa nel termine “casa”, e che comprende un rilassarsi dell’allerta, un appoggiarsi a ciò che non minaccia. Che comprende quel sentirsi al sicuro che a quanto pare ci caratterizza come specie. Tra gli animali, siamo, sembrerebbe, quelli per cui proteggersi e vivere hanno finito per coincidere con il tirare su strutture in muratura.
L’altro versante di quella domanda, che è poi anche l’altro paesaggio coinvolto in tutto questo, è il Texas. Che non è nemmeno, come commenta qualcuno con un accenno di stupore, l’America della East Coast – New York, Boston, Philadelphia – o al limite dell’altra costa, la californiana. Ma, per l’appunto, il Texas, che è associato nell’immaginario a un territorio inospitale. In cui se non c’è il deserto, come quasi la maggior parte delle persone pensa, c’è il petrolio. Dove c’è – anche per chi non pensa al deserto – da usare molta strategia e molta forza per varcare la frontiera con l’umano. Il contrario esatto della “casa” di cui sopra. Dove anche la casa, in senso strutturale, sta nel mirino degli uragani stagionali.
Non c’è risposta, mi sono reso conto, che possa soddisfare lo sbalordimento o la curiosità. Come se ci fosse non solo un mistero, ma persino un segreto, in questo mio vivere remoto, a 9.150 km dal Paese in cui sono nato. Sette ore di fuso orario di distanza, e quel paesaggio in fondo devastato. In cui, quando provo ad articolare una risposta, non c’è soltanto il deserto (che di fatto non c’è, almeno a Houston e per centinaia di chilometri tutto intorno), o l’università dove insegno un paio di volte a settimana. Ma c’è la frontiera con il Messico a due passi, gli uragani, la pena capitale, le armi custodite più o meno in sicurezza in quasi tutte le case di fronte a cui mi trovo a transitare (e probabilmente in alcune in cui mi capita di pranzare, o di far giocare i miei figli insieme ai figli altrui), le rampe per i lanci nello spazio, la lotta medica al tumore.
A maggior ragione, mi dicono a commento alla fine della lista. Di solito me lo domandano quando sono di passaggio in Italia. Mi dicono «ma scusa, guardati intorno», e indicano i viali alberati, le colline cosparse di uliveti. Aggiungono – quasi sempre – qualche commento sulla mia condizione. Su quanto io abbia l’aria più rilassata in Italia, sul fatto che ho preso anche qualche chilo, indizio certo di benessere. E poi quando si accorgono che mi annoio, a rispondere alla solita domanda («perché non torni a vivere qui?») cambiano discorso e si spostano sulla scrittura – chiedono che cosa stia scrivendo. È a quel punto che rispondo: «Niente», che è più o meno la vera risposta alla domanda sempre ripetuta. Che tutto quel benessere, quel non volere nulla di diverso da quello che ho davanti (la collina, il viale alberato) e quel “niente” di scritto sono collegati. Che sarò pure più rilassato e pingue nel mio Paese, ma dio solo sa perché mi sento più vivo e più scrivente, – che è lo stesso, per come sono fatto – quando sono al centro del reattore, come un amico ha chiamato il Texas, nel cuore nero del mondo occidentale.
Sul Venerdì del 17 luglio 2026