“C’è a Tokyo una libreria che non va mai a dormire”. Pare l’incipit di uno dei tanti libri di conforto made in Japan, prodotti che affollano l’odierno mercato editoriale per andare incontro al desiderio di pace del nostro ansioso occidente. Eppure è assai più vasta la produzione editoriale giapponese e anche Tokyo è ansiosa e spesso insonne. La tengono sveglia i locali aperti di notte, gli izakaya (una sorta di osterie, ndr) che servono alcolici oltre l’orario di chiusura delle stazioni, le bevute con i colleghi e con gli amici, gli straordinari che costringono a orari impossibili i pendolari, il desiderio di musica di molti giovani, il fresco che – nella stagione più calda – arriva soltanto quando il sole è sparito da ore. Poi certi servizi necessari 24h su 24h in una metropoli abitata da milioni di individui, e altri lavori dalla morale meno limpida che hanno bisogno delle tenebre perché chi vuole fingere che non esistano affatto possa convincersi d’avere ragione.
“C’è a Tokyo una libreria che non va mai a dormire”. Pare l’incipit di uno dei tanti libri di conforto made in Japan, prodotti che affollano l’odierno mercato editoriale per andare incontro al desiderio di pace del nostro ansioso occidente. Eppure è assai più vasta la produzione editoriale giapponese e anche Tokyo è ansiosa e spesso insonne. La tengono sveglia i locali aperti di notte, gli izakaya (una sorta di osterie, ndr) che servono alcolici oltre l’orario di chiusura delle stazioni, le bevute con i colleghi e con gli amici, gli straordinari che costringono a orari impossibili i pendolari, il desiderio di musica di molti giovani, il fresco che – nella stagione più calda – arriva soltanto quando il sole è sparito da ore. Poi certi servizi necessari 24h su 24h in una metropoli abitata da milioni di individui, e altri lavori dalla morale meno limpida che hanno bisogno delle tenebre perché chi vuole fingere che non esistano affatto possa convincersi d’avere ragione.
Davanti alla stazione
È un’umanità variegata quella che frequenta la Libreria che non dorme, soprannominata così perché resta aperta senza sosta, 365 giorni l’anno, dalla mattina alla sera e, in tondo, fino alla mattina successiva. Un nome proprio, in realtà, lo possiede: si chiama Yamashita Shoten ma tale è la sua riconoscibilità che nessuno sente la necessità di nominarla. È semplicemente «la libreria che non chiude mai», «quella davanti alla stazione di Ōtsuka». Quartiere ferroviario di Tokyo e una delle fermate della Yamanote, Ōtsuka è una zona caratterizzata da commercio di prossimità, vita locale attiva, presenza di tram storici. Quando una mattina di aprile scendo dal treno, dalla banchina, cerco di intravedere già Yamashita Shoten. Eccola, sdraiata sul fianco con davanti nulla!Nella Libreria che non dorme si vedono uomini, spesso di mezza età, che acquistano libri su argomenti come la cucina, gli alcolici o i viaggi. Le donne, più spesso tra i venti e i trent’anni, scelgono manga e riviste di moda. È invece la fascia dei quarantenni la più colpita dalla concorrenza degli schermi digitali. Poi ecco, a tarda notte, comparire persone che abitano nei paraggi, alcune delle quali vestite in abiti leggeri. Uomini in pigiama e donne in tuta da casa si affacciano nella libreria, dopo che la stazione ha abbassato le grate e la piazza si è fatta deserta. Alcuni approdano lì dopo una notte trascorsa negli izakaya di zona, tanto che, non senza una certa ironia, questa è stata definita «la libreria più frequentata da ubriachi del Giappone».
Di tutto un po’
Colpisce come in un momento storico in cui nel Paese il 30 per cento delle librerie chiude, ce n’è una che decida invece di continuare a lavorare in ore in cui tutto va a dormire. Forse la risposta alla base della sopravvivenza sta nella sua natura ibrida, nel suo essere longeva ma non antica, né immensa né piccola. Fondata nel 1999, sui suoi scaffali ci sono più di 80 mila volumi, molti dei quali inattesi.Chiedo conferma al direttore Keita Izuoki, un uomo sulla quarantina, silenzioso ma molto affabile, con un bel sorriso che gli spunta spesso sulla faccia. Non ero venuta con l’idea di fare un’intervista, tanto che all’inizio vago da sola per i corridoi, osservo i clienti, il modo in cui due anziani alla cassa rimangono a chiacchierare ben oltre la conclusione degli acquisti. Trovo il peluche di un orso incastrato nel ripiano in cui i libri trattano la questione delle interazioni tra animali ed esseri umani e degli incidenti in Hokkaidō, una sveglia in cima a uno scaffale i cui titoli paiono suggerire l’esistenza di un’altra vita in questa. Poi, però, quando mi avvicino al banco per chiedere il permesso di scattare delle fotografie, mi viene voglia di chiedergli qualcosa. «Perché l’apertura 24 ore su 24?» Sorride. «Ce lo chiedono spesso e, in definitiva, il fattore principale è l’affitto. Sia che il negozio resti aperto solo in certi orari oppure tutto il tempo, l’affitto non cambia: il costo è lo stesso. Oltretutto, Ōtsuka è un quartiere molto frequentato di notte, quindi è assai redditizio proprio perché il traffico di gente è inaspettatamente elevato. Restare aperti quando gli altri negozi chiudono significa anche ampliare la clientela. Di notte non c’è concorrenza, ci siamo solo noi. Alcuni clienti arrivano nel cuore della notte, in moto oppure in taxi: hanno bisogno di procurarsi rapidamente libri necessari per lavoro o semplicemente vogliono accaparrarsi subito un titolo. Ho sentito di persone che hanno guidato anche più di mezz’ora per venire qui».
Linea diretta
Il direttore comunica personalmente con alcuni clienti più assidui; inviano un messaggio con richieste come «Vorrei questo libro, me lo può far arrivare?». Spesso capita che quei titoli, anche improbabili, siano già presenti in negozio. La selezione è, infatti, uno dei punti di forza di questo luogo che affianca ultime uscite a libri meno recenti, secondo un criterio di curiosa intelligenza che stimola nei clienti il desiderio di sapere di più. Di cosa? Di qualunque cosa! Chiacchierando con il direttore, capisco che Yamashita Shoten spiega molto bene cosa siano i libri oggi, quanti possibili significati posseggano. Al di là della retorica (per quanto sacrosanta) sul presidio culturale, sono un luogo emotivo in cui rimettersi insieme, pause da vite che si sognavano diverse, oggetti da collezione, strumenti di crescita, medicine, regali per riscattarsi da notti passate lontani dai figli, costretti a dare priorità alle cose sbagliate.Per coloro che trovano riparo in un volume, sapere che un luogo come la Libreria che non dorme è sempre aperto, può rassicurare, come sapere che il ristorante preferito è a pochi passi da casa e che la migliore amica tira tardi la notte ed è raggiungibile con una telefonata.
«Chiacchiera con i clienti? In Giappone è così complicato porre domande, si rischia di risultare invadenti o sgarbati…», gli confesso che io stessa faccio una difficoltà tremenda a fare interviste significative in questa lingua. Nel giapponese è già insita la discrezione, nella struttura delle frasi è insediata la cautela.«Ci sono persone a cui piace parlare, e con loro si comunica abbastanza bene. Ma sì, in generale è difficile. Tuttavia una volta ho sentito un cliente dire: “È divertente venire qui anche senza uno scopo preciso”. Per me è stato molto importante. Vede, questo negozio non è grande rispetto a realtà come Amazon oppure alle enormi librerie delle stazioni vicine, perciò non possiamo competere né per quantità di stock né per disponibilità di titoli. Sentire un’affermazione simile è stato motivo di gioia: significa che riusciamo a offrire qualcosa che va oltre la semplice funzionalità. È a tutti gli effetti un servizio diverso».
I quartieri delle grandi città si trasformano e paiono tutti da mangiare: ristoranti, caffè, rivenditori di prodotti da consumare in pochi secondi. I cinema spariscono, le sale concerto, i teatri. A ogni altro desiderio pare far fronte il cellulare. Tokyo poi cambia incessantemente. Eppure, in ogni quartiere, anche il più esagitato, c’è una galleria, una bottega, un piccolo edificio che resta fermo mentre tutto intorno cambia. Pensare che una libreria che non apre e non chiude resti, ti fa sentire più vicina questa città.
Sul Venerdì del 17 luglio 2026