Questo è Fayek Alaya (Ti ricordi di me), il tanto chiacchierato pezzo della cantante libanese Fairuz (inciso nel 1963, oltre dieci anni dopo il trionfale debutto della diva diciottenne al Festival di Baalbek), che è stato recentemente campionato da Kanye West nel brano All the Love. Molto si sa di Kanye West e delle sue intemperanze, poco invece della leggendaria Fairuz (90 o 91 anni a seconda delle biografie che lei non si cura di rettificare), che nel Medio Oriente è un faro al pari dell’intramontabile stella egiziana Umm Kulthum (1898-1975).
È difficile per noi, abituati alle dinamiche usa e getta del pop occidentale, entrare nello spirito di artisti che nel mondo arabo hanno una popolarità e un culto transgenerazionale che sconfina nel sacro. Non che Umm e Fairuz …
Questo è Fayek Alaya (Ti ricordi di me), il tanto chiacchierato pezzo della cantante libanese Fairuz (inciso nel 1963, oltre dieci anni dopo il trionfale debutto della diva diciottenne al Festival di Baalbek), che è stato recentemente campionato da Kanye West nel brano All the Love. Molto si sa di Kanye West e delle sue intemperanze, poco invece della leggendaria Fairuz (90 o 91 anni a seconda delle biografie che lei non si cura di rettificare), che nel Medio Oriente è un faro al pari dell’intramontabile stella egiziana Umm Kulthum (1898-1975).
È difficile per noi, abituati alle dinamiche usa e getta del pop occidentale, entrare nello spirito di artisti che nel mondo arabo hanno una popolarità e un culto transgenerazionale che sconfina nel sacro. Non che Umm e Fairuz abbiano le stesse radici; la prima è musulmana, diva della musica classica egiziana, servita e riverita dai grandi poeti del suo Paese, interprete di composizioni che hanno le dimensioni di un’opera lirica; Fairuz è figlia di cristiani maroniti e siriaci, più vicina alla forma-canzone che noi conosciamo, interprete eclettica che in 1.500 canzoni incise nella carriera (oltre 80 album) ha esplorato in lungo e in largo l’arabesque, il folk,la musica sacra, le melodie dei grandi compositori internazionali, la canzone pop e persino il jazz (la mia preferita è Wahdon), destreggiandosi col suo prodigioso mezzosoprano in una delicata giungla di malinconici microtoni.
Umm è venerata come la quarta piramide d’Egitto, Fairuz è da sette decenni la voce del Libano: diventate per acclamazione popolare simboli di indipendenza, pace, resilienza e unità del mondo arabo (per anni, nei momenti più drammatici della storia del Libano, Fairuz – che si è esibita anche all’Olympia di Parigi, alla Carnegie Hall e a Las Vegas, oltre che in tutte le capitali del Medio Oriente – si è tenuta lontana dalle scene per non essere strumentalizzata). La voce di Fairuz è ancora un faro acceso, la cura che passa anche attraverso muri, fili spinati e posti di blocco.