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La grecite acuta

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ha contagiato la mia famiglia. Dove nessuno si stupisce se nel film di Nolan Elena di Troia ha la pelle nera
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Uno dei miei primi disegni riusciti, fu la rappresentazione di Peleo e Teti sul dorso di un delfino. Ero alle scuole medie. Il mio libro preferito si intitolava Prima e dopo la guerra di Troia. Era un’edizione scolastica Mondadori, lo aveva scritto Lucia Gotti, e io – grazie a quel testo – mi ero innamorata dell’antica Grecia. Sono arrivate poi le gite a Siracusa per le tragedie e le commedie greche nell’anfiteatro, la scoperta di Roberto Calasso con Le nozze di Cadmo e Armonia, i viaggi nel Peloponneso, a Cefalonia, a Creta, dove l’odierno diciottenne – allora molto piccolo – impressionava le guide con la sua conoscenza dei miti in ogni piccolo particolare. Quanto alla dodicenne, la sua passione per Achille è cominciata molto presto e per quanto ne so è ancora in corso, quindi possiamo tranquillamente affermare che ha preso la stessa malattia. La grecite acuta da cui siamo afflitti non credo abbia molto a che fare con il fatto che mia madre abbia insegnato greco per tutta la vita, o …

Uno dei miei primi disegni riusciti, fu la rappresentazione di Peleo e Teti sul dorso di un delfino. Ero alle scuole medie. Il mio libro preferito si intitolava Prima e dopo la guerra di Troia. Era un’edizione scolastica Mondadori, lo aveva scritto Lucia Gotti, e io – grazie a quel testo – mi ero innamorata dell’antica Grecia. Sono arrivate poi le gite a Siracusa per le tragedie e le commedie greche nell’anfiteatro, la scoperta di Roberto Calasso con Le nozze di Cadmo e Armonia, i viaggi nel Peloponneso, a Cefalonia, a Creta, dove l’odierno diciottenne – allora molto piccolo – impressionava le guide con la sua conoscenza dei miti in ogni piccolo particolare. Quanto alla dodicenne, la sua passione per Achille è cominciata molto presto e per quanto ne so è ancora in corso, quindi possiamo tranquillamente affermare che ha preso la stessa malattia. La grecite acuta da cui siamo afflitti non credo abbia molto a che fare con il fatto che mia madre abbia insegnato greco per tutta la vita, o dalla mia provenienza da un luogo che un tempo si chiamava Magna Grecia, piuttosto penso che a noi quattro – nessuno escluso – piacciano da matti le storie.

Ce le siamo raccontate l’un l’altro in tutti questi anni, siamo andati a scoprire i posti in cui sono nate, le abbiamo riscritte, ripetute, a volte sognate. Quindi per noi un film che si chiama Odissea è imperdibile. Se poi lo ha girato Christopher Nolan, di cui il diciottenne ha amato tutto – da Batman a Oppenheimer – la questione si fa ancora più urgente. Prima del film, però, sono arrivate in Italia le polemiche sul suo presunto spirito woke. Sarebbe – secondo i Maga e secondo alcuni filo-Maga di casa nostra – addirittura un’offesa a Omero l’aver scelto un’attrice nera, Lupita Nyong’o, per interpretare Elena, la donna la cui bellezza scatena la guerra di Troia. L’ho raccontato alla dodicenne, che non riusciva a capire il punto. Proprio non comprendeva dove fosse il problema, abituata come ogni ragazzino che cresce nella contemporaneità a non vedere la linea del colore che chi vive nel passato si ostina a tracciare. Del resto, se Polifemo è un gigante con un occhio, Achille è invincibile perché la madre Teti lo ha immerso nel fiume Stige e può essere ucciso solo colpendo il tallone, Circe ha i serpenti nei capelli e Ulisse si fa legare a un palo per resistere al canto delle sirene, non credo che la verosimiglianza e l’aderenza alla realtà storica possa essere considerato un criterio per giudicare l’Odissea. Quello che mi colpisce, è che davanti alle madonne e ai Gesù biondi con gli occhi azzurri che ci sono stati tramandati, nessun anti woke sia mai insorto a dichiarare l’offesa e lo sdegno. Ma non è vero, non sono affatto sorpresa, perché spesso – direi quasi sempre – lamentare l’eccesso del “politicamente corretto” è solo un modo per mascherare il razzismo. O per giustificarlo, e non so cosa sia peggio.

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