Mettete una sera d’estate a Londra, una coda ordinata per entrare al Globe Theatre fatta principalmente di inglesi, soprattutto giovani, sulla banchina in riva al fiume. Pensate a una rappresentazione di Molto rumore per nulla con le parole antiche di Shakespeare, ma la scenografia e i costumi moderni, una piccola orchestra che suona dal vivo, balletti che sembrano usciti da un video K-pop. Il tutto, con la maggior parte delle persone che segue la commedia in piedi, sotto il cielo di Londra perché il Globe è – come ai tempi del bardo – un teatro all’aperto. Con gli attori di una bravura eccezionale – a partire dal Benedick di Ken Nwosu – che recitano in mezzo al pubblico e gli si rivolgono direttamente, come se tutti facessero parte dello stesso spettacolo. La cosa che di Londra e della Gran Bretagna mi ha sempre incantata è la facilità di accesso alla cultura. Esperienze che da noi sono in qualche modo “esclusive” lì sono popolari. Parliamo di un Paese dove gli eccessi del capitalism…
Mettete una sera d’estate a Londra, una coda ordinata per entrare al Globe Theatre fatta principalmente di inglesi, soprattutto giovani, sulla banchina in riva al fiume. Pensate a una rappresentazione di Molto rumore per nulla con le parole antiche di Shakespeare, ma la scenografia e i costumi moderni, una piccola orchestra che suona dal vivo, balletti che sembrano usciti da un video K-pop. Il tutto, con la maggior parte delle persone che segue la commedia in piedi, sotto il cielo di Londra perché il Globe è – come ai tempi del bardo – un teatro all’aperto. Con gli attori di una bravura eccezionale – a partire dal Benedick di Ken Nwosu – che recitano in mezzo al pubblico e gli si rivolgono direttamente, come se tutti facessero parte dello stesso spettacolo. La cosa che di Londra e della Gran Bretagna mi ha sempre incantata è la facilità di accesso alla cultura. Esperienze che da noi sono in qualche modo “esclusive” lì sono popolari. Parliamo di un Paese dove gli eccessi del capitalismo hanno fatto danni enormi, dove vivere è diventato costosissimo, dove ci sono ancora un re, i principi, i gradi di nobiltà.
Eppure, ai Proms della Bbc, i concerti di musica sinfonica alla Royal Albert Hall, o al Globe a otto sterline, o all’Open Air Theatre a dieci, puoi fare esperienze culturali indimenticabili proprio perché popolari. C’è una bellissima “guida sentimentale” di Londra che ne propone alcune: dalla visita alla casa di Virginia Woolf alla storia di Kenwood House, in cima ad Hampstead Heath. Dalle panchine circondate di rose di Regent’s Park fino ai concerti del Barbican e alle antiche dimore di Keats e Dickens. L’hanno scritta Ornella Tarantola, creatura mitica, libraia dell’Italian Book Shop prima che la Brexit e il Covid insieme la costringessero alla chiusura, oggi collaboratrice dell’Istituto di cultura italiano a Londra, e Paola De Carolis, giornalista del Corriere della Sera. Si intitola Una libraia a Londra, lo ha pubblicato Cairo editore, dentro ci si trova tutto quello che di meno turistico esista. Con un capitolo su Londra gratis che avrei molto apprezzato la prima volta che ci sono arrivata a poco più di vent’anni. Già allora invidiavo agli inglesi la possibilità di usufruire dei musei entrando e uscendo giorno dopo giorno. La maggior parte sono gratuiti, guadagnano con le mostre a pagamento e le member’s card. Sono luoghi che i bambini frequentano fin da piccoli, che i ragazzi abitano con naturalezza. Non c’è niente di pomposo, esclusivo, iniziatico. Certo il cinema costa tantissimo, i musical non ne parliamo, le attrazioni turistiche fin troppo, ma ci sono enormi spazi di arte alla portata di tutti e spero continui a essere così. Sono sempre stata convinta che la bellezza sia terapeutica e che sia – insieme a un welfare efficiente – l’unico modo per guarire le città dalle loro ferite, e dalle profonde diseguaglianze che le abitano.
Sul Venerdì del 7 agosto 2026