Borgo di Stéphane Demoustier, nelle sale da ieri, ha la forma del prison-movie e il motore del polar. Li usa entrambi per fare un terzo film:il ritratto di un volto, quello dell’attrice Hafsia Herzi. Attrice, non star. Più la guardi, più ti sfugge. Per capirci, non è Charlize Theron né Zendaya. Borgo è un film su quello che non riusciamo a vedere: nonostante lo smartphone,la videosorveglianza, lo spioncino della cella. Ed è un film sui confini: delle regole e delle relazioni. La vicenda di una donna malinconica e barricata in sé stessa, inghiottita da una storia violenta. Lo spunto è un fatto realmente accaduto: 2017, aeroporto di Bastia, una resa dei conti tra bande della criminalità organizzata corsa. Mélissa è una guardia carceraria appena arrivata sull’isola dalla banlieue parigina. Con il marito, che non trova lavoro, e due figli piccoli. Lavora nel carcere di Borgo, in un’unità che ospita detenuti in regime aperto per buona condotta. Spazi condivisi,un ecosistema maschile regola…
Borgo di Stéphane Demoustier, nelle sale da ieri, ha la forma del prison-movie e il motore del polar. Li usa entrambi per fare un terzo film:il ritratto di un volto, quello dell’attrice Hafsia Herzi. Attrice, non star. Più la guardi, più ti sfugge. Per capirci, non è Charlize Theron né Zendaya. Borgo è un film su quello che non riusciamo a vedere: nonostante lo smartphone,la videosorveglianza, lo spioncino della cella. Ed è un film sui confini: delle regole e delle relazioni. La vicenda di una donna malinconica e barricata in sé stessa, inghiottita da una storia violenta. Lo spunto è un fatto realmente accaduto: 2017, aeroporto di Bastia, una resa dei conti tra bande della criminalità organizzata corsa. Mélissa è una guardia carceraria appena arrivata sull’isola dalla banlieue parigina. Con il marito, che non trova lavoro, e due figli piccoli. Lavora nel carcere di Borgo, in un’unità che ospita detenuti in regime aperto per buona condotta. Spazi condivisi,un ecosistema maschile regolato da codici tribali, lealtà mafiose e un patto concordato di non belligeranza tra esponenti dei diversi clan. Un reparto, si dice, dove «sono i carcerati a vigilare sulle guardie». E i carcerati dicono: «Noi non dimentichiamo nessuno e nessuno dimentica noi». Per sdebitarsi del favore non richiesto di Saveriu, un giovane detenuto che da “dentro” le ha reso la vita più facile “fuori”, Mélissa rischia di calpestare la linea che separa il legame personale dalla complicità criminale. Niente svolte plateali,ma l’accumularsi di piccoli eventi coperti dalla sua maschera amimica. Scelte consapevoli? Slittamenti morali condizionati dall’amore? Per un’altra persona o per un’altra vita? «L’etica è la morale applicata a una professione», dice il regista. Il punto sono le regole e i loro confini: fino a che punto precludono l’umanità, fino a che punto la garantiscono.
Sul Venerdì del 7 agosto 2026