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Springsteen sulle strade di Minneapolis

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RADICI La città cantata dal Boss è al centro di scandali e proteste nell’era di Trump. Come mai?
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Streets of Minneapolis è la magnifica canzone di protesta di Bruce Springsteen contro le violenze in Minnesota dell’Ice, le forze di controllo dell’immigrazione volute da questa amministrazione Trump. È del gennaio 2026, e pur essendo un brano d’occasione, affonda ben più lontano le sue radici – che coinvolgono tra l’altro la Somalia, il vice di Kamala Harris nella corsa presidenziale e un giovane youtuber Maga, Nick Shirley (tutto nell’avvincente I resistenti. L’America che dice no a Trump di Luciana Grosso, edito da Castelvecchi).

Un quartiere di Minneapolis è chiamato Little Mogadishu perché, all’epoca in cui la Somalia era dilaniata dai signori della guerra, vi si creò una forte comunità di rifugiati somali cui gli States offrivano un visto di protezione tempo…

Streets of Minneapolis è la magnifica canzone di protesta di Bruce Springsteen contro le violenze in Minnesota dell’Ice, le forze di controllo dell’immigrazione volute da questa amministrazione Trump. È del gennaio 2026, e pur essendo un brano d’occasione, affonda ben più lontano le sue radici – che coinvolgono tra l’altro la Somalia, il vice di Kamala Harris nella corsa presidenziale e un giovane youtuber Maga, Nick Shirley (tutto nell’avvincente I resistenti. L’America che dice no a Trump di Luciana Grosso, edito da Castelvecchi).

Un quartiere di Minneapolis è chiamato Little Mogadishu perché, all’epoca in cui la Somalia era dilaniata dai signori della guerra, vi si creò una forte comunità di rifugiati somali cui gli States offrivano un visto di protezione temporanea. Il Minnesota è uno Stato democratico, il suo governatore Tim Walz, vice designato di Kamala Harris nella campagna presidenziale, affibbiò a Trump e i suoi un appropriato appellativo: weirdos, un po’ strani. Ora, già nel 2013 una rete locale affiliata a Fox news aveva denunciato che, dentro la comunità somala, alcune strutture di assistenza all’infanzia e ai disabili prendevano fondi pubblici senza erogare servizi; nel 2019 un’indagine statale confermò le frodi per un ammontare di cinque milioni di dollari. Poi, all’epoca del Covid, una piccola no-profit finse di procurare novanta milioni di pasti a domicilio, tutto sempre rimborsato: e non fu la sola, e quasi tutte erano somale – una truffa colossale, per una somma totale che alla fine ha sfiorato i nove miliardi.

Ma quello che scatenò Trump a sospendere la protezione temporanea ai somali (post su Truth del 25 novembre 2025) e a definirli “spazzatura” fu una fake news: che i soldi fossero finiti al gruppo terrorista Al-Shabaab, della rete di Al-Qaeda. Era falso; ma il 2 dicembre agenti dell’Ice furono inviati nell’area di Minneapolis a braccare somali clandestini. Il 26 dicembre il video di uno youtuber di 23 anni, Nick Shirley, fa esplodere lo scandalo su scala nazionale. Shirley, da liceale, proponeva innocue bravate, come indurre i tiktoker a presentarsi a un provino per un video di Justin Bieber. Di fede mormone, Nick per due anni catechizza in Cile; poi si lancia nel giornalismo in area Maga.

A fine 2025 dunque un suo video d’inchiesta sulla “truffa da miliardi di dollari in Minnesota” diventa virale. Tim Walz rinuncia a candidarsi per il terzo mandato da governatore, Trump invia duemila agenti nel Minnesota – dove già nel 2020 il fermo-killer di George Floyd aveva suscitato ondate di protesta. Nel giro di pochi giorni due persone, Renée Good e Alex Pretti, sono colpiti a morte dall’Ice a bruciapelo. The Boss li nomina nella sua canzone-capolavoro.

Sul Venerdì del 7 agosto 2026

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