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Tenda addio, la casa è mobile

Il campeggio di Castel Fusano (Roma) del gruppo Baia Holiday fondato dall’imprenditore Mario Vezzola nel 1974 (Luigi Narici/Agf) 

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Leggera ma stabile, spesso di lusso, nei villaggi è il suo momento d’oro. Le imprese brindano, e il vecchio camping sembra un lontano ricordo
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Mezzo secolo fa il campeggio era la meta di vacanze per avventurosi e squattrinati: ci si arrivava con la roulotte o con la tenda per trascorrere giornate all’insegna del “poco ma buono”, una vita spartana sì, ma coccolata dalla natura. Se però un campeggiatore degli anni 70 o 80 si fosse assopito nella sua tenda canadese, su un materassino mezzo sgonfio, per un sonno lungo cinquant’anni, al risveglio sarebbe rimasto a bocca aperta: via le tende e le roulotte, dentro camper sfavillanti in vetroresina e interi villaggi di case mobili. Perché la protagonista della rivoluzione tra le piazzole è lei, la mobile home: moduli prefabbricati con veranda, aria condizionata, televisore e, qualche volta, perfino due bagni. Non si monta nulla: si apre la porta e si entra.Fuori da quella porta, la vita spartana del vecchio campeggio spesso cede il passo a uno stile più godereccio, con piscine scenografiche e scivoli, ristoranti, centri benessere e animazione continua.

La fila per la doccia a getton…

Mezzo secolo fa il campeggio era la meta di vacanze per avventurosi e squattrinati: ci si arrivava con la roulotte o con la tenda per trascorrere giornate all’insegna del “poco ma buono”, una vita spartana sì, ma coccolata dalla natura. Se però un campeggiatore degli anni 70 o 80 si fosse assopito nella sua tenda canadese, su un materassino mezzo sgonfio, per un sonno lungo cinquant’anni, al risveglio sarebbe rimasto a bocca aperta: via le tende e le roulotte, dentro camper sfavillanti in vetroresina e interi villaggi di case mobili. Perché la protagonista della rivoluzione tra le piazzole è lei, la mobile home: moduli prefabbricati con veranda, aria condizionata, televisore e, qualche volta, perfino due bagni. Non si monta nulla: si apre la porta e si entra.Fuori da quella porta, la vita spartana del vecchio campeggio spesso cede il passo a uno stile più godereccio, con piscine scenografiche e scivoli, ristoranti, centri benessere e animazione continua.

La fila per la doccia a gettone è definitivamente estinta. Oggi il camping è per lo più un’esperienza programmata, un pacchetto venduto online mesi prima: il campeggiatore quasi mai ha l’avventura nel sangue e qualche volta è perfino un amante del lusso. Il risultato è un trend in costante crescita: negli ultimi dieci anni in Europa, segnala Eurostat, il comparto del turismo open air è lievitato del 28,5 per cento. Un dato che include il crollo legato al Covid e il successivo, straordinario, rimbalzo. Guida la classifica delle notti in campeggio la Francia, che stacca di molte lunghezze Spagna e Italia. La Germania è solo quarta ma sono proprio i campeggiatori tedeschi a contribuire ai grandi numeri degli altri Paesi. La leadership francese è storica: la casa mobile è nata proprio lì, sulle coste frastagliate della Bretagna, per garantire nei campeggi unità abitative in grado di resistere a venti robusti e temperature poco miti: è temporanea e leggera ma abbastanza stabile; promette libertà e vita all’aria aperta, ma offre anche solidità, comodità e sicurezza. Se a fine 2025 gli operatori italiani del turismo open air brindavano all’ennesima stagione in crescita, per il 2026 stanno già mettendo in fresco altro spumante: il Camping Report (CaRe) 2026 di Campeggi.com segnala già in Italia un +34 per cento nelle ricerche per campeggi e villaggi turistici rispetto all’anno scorso, e il 65 per cento di questi vacanzieri vorrebbe una casa mobile da abitare con la famiglia. Non è più solo una questione di costi, anzi il camping non sempre è una scelta che fa risparmiare: italiani e stranieri vogliono un’esperienza completa, con poca improvvisazione e tanti servizi. Tra chi ha fiutato prima l’affare c’è senza dubbio la famiglia Cardini Vannucchi: nel 1982, sull’onda della crisi del suo stabilimento tessile a Prato, tenta un piano B e compra un campeggio a Figline Valdarno, nell’entroterra toscano. La gestione era familiare, con tutti impegnati, dalla cucina alla reception.

Come faro, i modelli d’Oltralpe e i primi campeggi di alta gamma in Veneto, a Cavallino‑Treporti e sul lago di Garda. Al centro del progetto, la casa mobile. E una frase che il capostipite, Claudio Cardini Vannucchi, si stampa in testa grazie ai primi ospiti tedeschi: «Meglio un inferno con i servizi che un Paradiso senza servizi». Oggi la famiglia Cardini Vannucchi è ancora al timone, ma quel campeggio nel cuore della Toscana, dove a volte soggiorna l’ormai centenaria madre di Claudio Cardini Vannucchi, è solo l’avamposto di una rete di 11 strutture tra Toscana, Lazio e Veneto. Tutte portano il marchio Hu Openair, gruppo Human Company, tra i principali operatori italiani del settore: in tutto 4.000 case mobili.È una saga familiare anche quella del Gruppo Baia Silvella, al timone dei campeggi Baia Holiday: quindici strutture di proprietà in Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Croazia e una leadership incontrastata in Sardegna. A dare inizio alla storia, nel 1974, fu Mario Vezzola, ex imprenditore dell’ortofrutta: il suo primo campeggio ‒ il Concept Village Piccola Gardiola‒ nacque a pochi passi da casa sua, sul Lago di Garda. Da allora la crescita non si è mai fermata: oggi il gruppo è diretto da Valerio Vezzola, figlio di Mario, e ha macinato investimenti nell’ultimo triennio per 35 milioni di euro. Anche nelle strutture Baia Holiday la protagonista è la casa mobile, cioè la vacanza in villaggio, con servizi e animazione. Ma se i numeri di gruppi come Human Company e Baia Silvella salgono secondo una curva sempre più ripida, a crescere è anche la spesa per le tasche del turista: stando all’ultimo report Assocamping di Confesercenti, dal 2019, anno pre pandemia, al 2024, il comparto di campeggi e villaggi turistici ha registrato un aumento cumulato dei prezzi del 9,9 per cento. Lo scorso anno, la spesa media pro capite giornaliera dei turisti in camping era stimata in 73,7 euro.

Gli aumenti sono sicuramente una doccia fredda per i pionieri italiani della casa mobile, quelli che nei decenni passati, per assicurare con continuità le vacanze a tutta la famiglia, avevano investito per acquistarne una e collocarla in un campeggio: un’abitudine diffusa, specie sui litorali toscano, veneto, romano o sui laghi.La seconda casa resta un miraggio, ma quella mobile per molti ha rappresentato la possibilità di avvicinare quel sogno alle proprie tasche: per l’acquisto di una mobile home nuova da un produttore, che la vende già installata in partnership con una rete di campeggi, si può spendere da 29 mila a 60mila euro. Non c’è bisogno di arredarla, tutto è già pronto e funzionante, la consegna è praticamente chiavi in mano. Il grosso delle compravendite però avviene tra privati e riguarda l’usato: su Facebook, il gruppo pubblico “case mobili” conta più di 150 mila iscritti, pubblica diversi annunci ogni giorno e mette in vetrina offerte particolarmente economiche, anche molto al di sotto dei diecimila euro. Tra chi cerca, non ci sono solo vacanzieri, a volte capitano anche famiglie sotto sfratto: è una soluzione limite perché in Italia sono pochi i campeggi aperti tutto l’anno e installare una casa mobile su un terreno privato ha gli stessi oneri di una casa in muratura. L’acquisto però non è l’unica spesa: i prezzi delle piazzole aumentano di anno in anno e in alcuni casi si arriva a pagare fino a seimila euro per tutta la stagione. Chi non riesce a stare al passo tenta di vendere: è il caso di Pasquale, 79enne di Assisi, che ha messo in vendita la sua casa mobile in un campeggio a Porto Recanati. «L’acquistammo cinque anni fa», racconta, «io sono sempre stato un appassionato del campeggio e ci era sembrata una soluzione comoda ed economica, anche per nostra figlia. Quando la prendemmo era già vecchia di vent’anni, quindi sono serviti un po’ di soldi per sistemarla. Oggi la manutenzione è faticosa, in cinque anni il prezzo della piazzola è aumentato e paghiamo tremila euro l’anno. Quest’estate siamo qui, in futuro si vedrà».

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