Caro Giannini, un collega medico del 118 mi ha raccontato i suoi interventi sanitari per i pazienti in crisi psicotica acuta. Si svolgono in modo esattamente inverso al caso Fakir. Gli operatori sanitari allertano le forze dell’ordine, attendono il loro arrivo ed eseguono l’intervento di contenimento in presenza dei poliziotti, solo se necessario richiedono il loro aiuto, che viene comunque gestito dal medico responsabile di turno. Mi ha ricordato di quando fu accolto alla porta di casa da un genitore ferito alla trachea da un figlio schizofrenico in crisi violentissima: eppure anche in quel caso riuscirono a sedare il ragazzo con i farmaci giusti. Come è potuto accadere che i sanitari hanno lasciato gestire il povero Fakir ai poliziotti? Non me lo spiego.
Tiziana de Novellis (medico, Napoli)
Cara Tiziana, vedere il personale sanitario assistere inerte alla lenta agonia di un essere umano con le mani e i piedi legati, immobilizzato e schiacciato da due agenti, ha reso la fine di Fakir…
Caro Giannini, un collega medico del 118 mi ha raccontato i suoi interventi sanitari per i pazienti in crisi psicotica acuta. Si svolgono in modo esattamente inverso al caso Fakir. Gli operatori sanitari allertano le forze dell’ordine, attendono il loro arrivo ed eseguono l’intervento di contenimento in presenza dei poliziotti, solo se necessario richiedono il loro aiuto, che viene comunque gestito dal medico responsabile di turno. Mi ha ricordato di quando fu accolto alla porta di casa da un genitore ferito alla trachea da un figlio schizofrenico in crisi violentissima: eppure anche in quel caso riuscirono a sedare il ragazzo con i farmaci giusti. Come è potuto accadere che i sanitari hanno lasciato gestire il povero Fakir ai poliziotti? Non me lo spiego.
Tiziana de Novellis (medico, Napoli)
Cara Tiziana, vedere il personale sanitario assistere inerte alla lenta agonia di un essere umano con le mani e i piedi legati, immobilizzato e schiacciato da due agenti, ha reso la fine di Fakir ancora più insopportabile. Ho il massimo rispetto per tutti i corpi dello Stato. A sentire le spiegazioni della polizia e della Croce Rossa, tutti hanno agito rispettando alla lettera i protocolli. Io non so se è vero: ma se è vero, so che quei “protocolli” – se non l’hanno causata – certamente non hanno impedito la morte di quel povero cristo. È già abbastanza per esigere un’inchiesta rigorosa che accerti verità e responsabilità: qui non ci sono presunti colpevoli, ma neanche sicuri innocenti. Ed è penoso assistere alle difese pelose e ai frame passati sottobanco ai tg, con l’ovvia intenzione di scagionare “a prescindere” i poliziotti e i sanitari. Ancora un po’, e proveranno a dirci che Fakir si è suicidato.
Il video dell’orrore che tutti guardano
Caro Massimo, il video su Fakir è uscito dopo qualche ora dalla sua morte. L’ho guardato sconvolta e poi l’ho cancellato subito. Pensare di condividerlo mi faceva orrore. Mi domando: ma è normale che diventi virale un filmato che riprende la morte in diretta di una persona? Cosa siamo diventati per assecondare il desiderio di condividere l’orrore senza dare ascolto al briciolo di umanità che dovrebbe essere rimasto dentro di noi? Perché, in situazioni del genere, non si pone l’obbligo di trasmettere i video soltanto alle autorità competenti e si fanno pagare sanzioni pesanti a chi non rispetta queste disposizioni?
Sabrina Comastri (Bologna)
Cara Sabrina, la “viralità” è ormai la cifra del nostro conformismo, della nostra assuefazione, e alla fine della nostra inciviltà. Lo dice l’etimologia della parola: la capacità di contenuti digitali di diffondersi in modo rapido, come il contagio di un “virus”. L’orrore, come l’odio, è un formidabile veicolo di “clic”: nessuno ha interesse a fermarlo. Ma aggiungo una chiosa: ci sono circostanze nelle quali senza i video casuali ripresi dagli utenti con lo smartphone, e poi postati in rete, noi non sapremmo nulla di ciò che accade. La tragedia di Fakir è uno di quei casi. E stavolta devo dire meno male che Internet c’è.
Dopo Roggero, l’Ogliastra: il virus della giustizia fai da te
Caro Giannini, all’Ogliastra ucciso il diciannovenne Concas dai parenti della vittima, una ragazza investita (sembra volontariamente, e forse per gelosia) dallo stesso Concas (pare ex fidanzato). Piccoli Roggero crescono. Salvini ne può essere orgoglioso: la campagna per la “giustizia fai da te” sta avendo successo.
Andrea La Francesca (Novara)
Caro Andrea, se l’obiettivo dei patrioti è il Far West, siamo sulla buona strada. Ma a dispetto dei sondaggi un tanto al chilo, io non credo che gli italiani abbiano tutta questa voglia di trasformarsi in Charles Bronson. Per un incrocio del destino ero nell’Ogliastra proprio nei giorni in cui è avvenuto il tentato femminicidio e poi l’assassinio per vendetta del giovane Concas. Le assicuro che Barisardo e tutti i comuni limitrofi erano davvero sotto shock. E per fortuna nessuno batteva le mani ai due giustizieri della notte.
Date una pistola alle donne contro stupri e femminicidi
Caro Giannini, sarebbe bello se a ogni donna o ragazza venisse data una pistola da usare in caso di tentato femminicidio o di stupro: questa sì che sarebbe legittima difesa. Ma il problema è che per i destrorsi al governo varrà sempre il colore della pelle. Povera Italia, un Paese meraviglioso.
Domenico Villani
Caro Domenico, accolgo la sua provocazione sulla violenza contro le donne e sulla legittima difesa. Tanto più quando sento una presidente del Consiglio, donna a sua volta, che per giustificare il doppio omicidio volontario commesso da Roggero chiede se c’è «un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno», e spiega come «l’adrenalina modifica tutti i sensi, il corpo, la percezione…». Un ragionamento folle che, per estensione, garantirebbe l’impunità al maschio che uccide la ex che l’ha lasciato o tradito. Bentornati nel Medioevo.
Voglio dire grazie a quel ragazzo maghrebino
Caro Giannini, tornando a casa in automobile, mio marito ha colpito un cordolo e una ruota si è rotta. Ci siamo fermati, avremmo voluto cambiarla, ma siamo entrambi intorno agli ottanta. Intanto intorno a noi passavano tante automobili e diversi camion, ma nessuno ha accennato a porgere un aiuto. Mentre mio marito cercava di contattare il soccorso, si è fermata un’auto ed è sceso un ragazzo, probabilmente maghrebino, vestito da lavoro. Ci ha detto: «Tranquilli faccio io, sono passato prima con il camion, ho finito prima di lavorare, vi ho visti e sono tornato per aiutare». Ha cambiato la ruota e quando abbiamo cercato di dimostrargli la nostra riconoscenza, è corso via dicendo che chiedeva solo una preghiera per lui. Non conosco il suo nome, ma sicuramente ricorderò questo ragazzo. Mi ha insegnato che al mondo, tra tanta violenza e prepotenza, esiste anche la gentilezza e la generosità. E questa volta sono venute da un ragazzo straniero: uno di quegli stranieri che vengono spesso demonizzati.
Daniela Filidei (Pisa)
Cara Daniela, purtroppo la bontà non fa notizia (specie se a incarnarla è un migrante o uno “straniero”). Soprattutto, la bontà non porta voti. Per questo la ringrazio di cuore del suo racconto.
Sul Venerdì del 7 agosto 2026