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Immagine o identità

Nel documentario dedicato a Kim Novak l’attrice racconta la sua tensione costante tra essere e apparire
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«Chi sei tu dunque/Kim, Kim, Kim Novak?». Inizia così la prima poesia di Patrizia Cavalli, scritta da bambina dopo averla vista, vestita di rosa, scendere una scala battendo le mani in un ritmo di danza. Era il 1955, il film era Picnic e la faccia inebetita di William Holden dice tutto. Cercate la scena su YouTube. «Chi sei tu dunque/Kim, Kim, Kim Novak?» è la stessa domanda che Alexandre O. Philippe si pone e le pone nel documentario-intervista Kim Novak’s Vertigo. Presentato fuori concorso alla Biennale di Venezia 2025, in concomitanza con la consegna del Leone d’Oro alla carriera all’attrice, Kim Novak’s Vertigo è arrivato al cinema il 30 luglio distribuito da Madison Pictures. Nata Marilyn Pauline Novak, ribattezzata Kim dalla Columbia, trasformata in una bionda enigmatica destinata a competere con l’altra Marilyn, a 93 anni si racconta ripercorrendo la storia familiare, l’ammirazione per Greta Garbo, i film indimenticabili e soprattutto la scelta di lasciare Hollywood in piena ca…

«Chi sei tu dunque/Kim, Kim, Kim Novak?». Inizia così la prima poesia di Patrizia Cavalli, scritta da bambina dopo averla vista, vestita di rosa, scendere una scala battendo le mani in un ritmo di danza. Era il 1955, il film era Picnic e la faccia inebetita di William Holden dice tutto. Cercate la scena su YouTube. «Chi sei tu dunque/Kim, Kim, Kim Novak?» è la stessa domanda che Alexandre O. Philippe si pone e le pone nel documentario-intervista Kim Novak’s Vertigo. Presentato fuori concorso alla Biennale di Venezia 2025, in concomitanza con la consegna del Leone d’Oro alla carriera all’attrice, Kim Novak’s Vertigo è arrivato al cinema il 30 luglio distribuito da Madison Pictures. Nata Marilyn Pauline Novak, ribattezzata Kim dalla Columbia, trasformata in una bionda enigmatica destinata a competere con l’altra Marilyn, a 93 anni si racconta ripercorrendo la storia familiare, l’ammirazione per Greta Garbo, i film indimenticabili e soprattutto la scelta di lasciare Hollywood in piena carriera per vivere in romite dimore, circondata dai suoi animali, dai suoi quadri onirici e autobiografici, dalle sue regole di libertà. Buona parte del documentario è dedicata a Vertigo di Hitchcock, l’interpretazione perfetta in un film perfetto. Nel documentario di Philippe, Kim Novak, che davvero è una “donna che visse due volte”, racconta la tensione costante tra immagine e identità, Madeleine e Judy, il simulacro e sé stessa. Chi era, a quel tempo, una star? Cosa rimane di una donna quando tutto è l’attrice? Rileggendo il passato, accarezzando la sceneggiatura rilegata in pelle di Vertigo sopravvissuta a due incendi, riportando alla luce, chiuso da decenni in una scatola, il leggendario tailleur grigio del film disegnato da Edith Head, «Kim, Kim, Kim» sembra fare la pace col passato recitando sé stessa. E dipingendo. Che cosa? Vertigini.

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