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Il paese risanato dalle donne

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Negli anni 60 una lista tutta al femminile vinse le elezioni a Rotzo (Vicenza). Ne scrissi, anche se non ricordo...
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Gentilissima Natalia, sono Raffaella Calgaro, una docente e una studiosa che si occupa di valorizzare quelle figure femminili marginalizzate dalla grande storia. Sto facendo uno studio su Carla Slaviero, una signora di Rotzo (Vicenza), che negli anni Sessanta del Novecento organizzò in brevissimo tempo una lista elettorale, tutta femminile, per sanare la situazione, davvero grave, in cui versava il paese. Per farla breve le otto donne vennero elette, Carla divenne sindaca e l’amministrazione riuscì, a fine mandato, a pagare i debiti del Comune. La singolare amministrazione delle otto donne suscitò scalpore non solo in Italia e varie testate giornalistiche, anche internazionali, ne parlarono. Vengo a lei. Il 5 giugno 1970 Il Giorno pubblicò un suo articolo sull’evento dal titolo: Messo in sesto il paese lo riconsegnano agli uomini, “dal nostro inviato Natalia Aspesi”. L’articolo è arguto e sciolto dagli stereotipi dell’epoca. Immagino che, tra gli innumerevoli suoi scritti, non si rico…

Gentilissima Natalia, sono Raffaella Calgaro, una docente e una studiosa che si occupa di valorizzare quelle figure femminili marginalizzate dalla grande storia. Sto facendo uno studio su Carla Slaviero, una signora di Rotzo (Vicenza), che negli anni Sessanta del Novecento organizzò in brevissimo tempo una lista elettorale, tutta femminile, per sanare la situazione, davvero grave, in cui versava il paese. Per farla breve le otto donne vennero elette, Carla divenne sindaca e l’amministrazione riuscì, a fine mandato, a pagare i debiti del Comune. La singolare amministrazione delle otto donne suscitò scalpore non solo in Italia e varie testate giornalistiche, anche internazionali, ne parlarono. Vengo a lei. Il 5 giugno 1970 Il Giorno pubblicò un suo articolo sull’evento dal titolo: Messo in sesto il paese lo riconsegnano agli uomini, “dal nostro inviato Natalia Aspesi”. L’articolo è arguto e sciolto dagli stereotipi dell’epoca. Immagino che, tra gli innumerevoli suoi scritti, non si ricordi, leggo tuttavia della sua intervista alla signora Slaviero e mi piacerebbe sapere se conserva qualche ricordo di quell’incontro. La ringrazio dell’attenzione e la saluto con cordialità, Raffaella Calgaro

Allora lavoravo al Giorno e ci rimasi sino al ’76, quando passai a Repubblica dove ancora collaboro. Di quell’evento, mi scusi, non mi ricordo nulla e neppure di quello che era già una curiosità, mettere insieme quelle signore e farle eleggere tutte. Il mio pezzo uscì il 5 giugno 1970. E può darsi che allora la cosa fece una certa impressione. Mi spiace davvero di non ricordare nulla della signora Slaviero. Che peccato! Mi sento persino un po’ mogia, come se anche una piccola parte di me fosse stata cancellata. Il che è vero.

Non mitizziamo troppo il giornalismo di Montanelli

Gentile Natalia Aspesi, nella sua vasta produzione giornalistica e letteraria, Indro Montanelli ha dato voce agli italiani che nella società postfascista diffidavano della politica, e banalizzato il fascismo, descritto come una “dittatura da operetta” guidata da un duce gigione. Montanelli equiparava fascisti e antifascisti, spiegando che sono la faccia di una stessa medaglia. Sviliva anche la Resistenza, perché insofferente verso l’antifascismo, i partigiani, i comunisti, i democratici, che lo hanno ossessionato nel corso della sua vita, non riusciva a concepire nel nostro Paese l’esistenza di una minoranza eroica di uomini e donne che a rischio della propria vita e di quella dei loro familiari avevano scelto di prendere parte alla lotta di Liberazione. Nella prima metà degli anni Cinquanta del Novecento Montanelli assecondava il velleitario tentativo di un colpo di Stato in Italia dell’ambasciatrice americana Clare Boothe Luce che, pur sacrificando la democrazia, avrebbe salvato la Nazione dal comunismo. Denunciava anzitempo, nel 1964, la presenza dei comunisti nella Rai-tv. Dieci anni dopo, non in sintonia con l’orientamento “sinistrorso” del Corriere della Sera diretto da Piero Ottone, fondava il Giornale nuovo. Nel 1976, in occasione delle elezioni politiche, invitava i suoi lettori a “turarsi il naso e votare Dc”, come unico modo per evitare il temuto sorpasso del Partito comunista. Nel marzo del 1981, quando verranno scoperti gli elenchi dei 962 iscritti alla loggia massonica Propaganda 2 (P2), del “maestro venerabile” Licio Gelli, il giudizio di Montanelli verso quella organizzazione segreta non sarà particolarmente severo. Dubito che il giornalismo drogato dalle ossessioni di Montanelli abbia aiutato l’Italia a diventare un Paese migliore. Un caro saluto, Lorenzo Catania

Non ho capito perché lei mi manda una specie di saggio su Montanelli, che “non ha aiutato l’Italia a diventare un Paese migliore”. Perché proprio a me? So che il vecchio Indro (è morto nel 2001) era tutto ciò che io prendevo in giro soprattutto per il suo anticomunismo, specie quando, con Berlinguer, il Pci, poteva persino vincere. Poi uscì anche dal suo giornale, non sopportando credo Silvio Berlusconi. Io avevo una casina a Montemarcello in Liguria dove lui veniva a trovare un’amica con bella casa. Cominciai a invitarlo a casa mia e così scoprii che era diventato “quasi” di sinistra: della destra di Berlusconi doveva aver capito tutto. Con noi mangiava di gusto soprattutto le fave crude che gli piacevano moltissimo.

Rispettiamo la vita segreta di Luca Esposito

Gentile Aspesi, si è giunti all’epilogo della triste vicenda che ha riguardato la morte di Luca Esposito, 53 anni, salernitano, a una settimana dal ritrovamento del suo corpo carbonizzato. Lo stesso Esposito raccontava di essere funzionario della Regione Campania. Circostanza poi smentita. Affermava di essere dipendente dell’Arpac, ma anche questa versione è risultata priva di riscontro. Si presentava, infine, come biologo, qualifica anch’essa successivamente smentita.Raccontava di essere sposato con una farmacista casertana di nome Simona e mostrava una fede all’anulare quale segno tangibile di quell’unione; anche questa ricostruzione si è rivelata falsa. Nel caso di Esposito, la sua esistenza non è riuscita a svelare fino in fondo chi fosse davvero. Paradossalmente, è stato necessario attendere la sua morte perché emergessero aspetti rimasti a lungo nascosti. Come tutto ciò sia stato possibile, in una società nella quale siamo costantemente registrati, tracciati, catalogati e osservati, resta un interrogativo difficile da spiegare. Se nessuno, fino a oggi, ha visto, ascoltato o parlato della presunta doppia vita di Luca Esposito, probabilmente è opportuno continuare a mantenere quel silenzio. Non per omettere la verità o rinunciare alla ricerca dei fatti, ma per rispetto della persona, della sua memoria e del dolore di chi gli ha voluto bene. N.C.

Hanno arrestato un ragazzo straniero che si è dichiarato autore dell’omicidio. Forse quell’uomo che si era inventato tutto aveva già una sua vita silenziosa, una parte nascosta, che per lui era una vita diventata più importante di quella “vera”. Ma ci sarà chi gli ha voluto bene per quello che non era, e di tutte le sue bugie ne sarà umiliato. Resta poi il perché di inventarsi un suo ruolo, anche quello modesto: perché?

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