Separato dalla mostra al Palazzo del Governatore di Parma (la cura è di Gabriele Pedullà, un suo bellissimo saggio apre il catalogo Electa) a celebrare i cinquant’anni di Novecento di Bernardo Bertolucci, uno dei film della mia formazione, proprio mentre do il là a Prime Video, una preoccupazione mi prende. E se non mi piace più? Se non ha retto il passaggio del secolo? Preoccupazione smentita, lo dico subito: Novecento, Atto I e Atto II, rinnova la meraviglia di quando lo vidi a 16 anni.
L’epica e il melodramma, l’impianto dell’opera lirica. La storia di Alfredo (De Niro), il padrone, e di Olmo (Depardieu), il contadino, nati lo stesso giorno del 1901 nella stessa cascina emiliana, amici e nemici. Mezzo secolo di lotta di classe scandito dal tema del doppio. Un film sul tempo e le stagioni: l’estate dell’infanzia nell’aura ottocentesca; l’autunno che precede il fascismo; l’inverno della dittatura; la primavera del 25 aprile. Un cast irripetibile: Burt Lancaster, Sterling Hayden, Stef…
Separato dalla mostra al Palazzo del Governatore di Parma (la cura è di Gabriele Pedullà, un suo bellissimo saggio apre il catalogo Electa) a celebrare i cinquant’anni di Novecento di Bernardo Bertolucci, uno dei film della mia formazione, proprio mentre do il là a Prime Video, una preoccupazione mi prende. E se non mi piace più? Se non ha retto il passaggio del secolo? Preoccupazione smentita, lo dico subito: Novecento, Atto I e Atto II, rinnova la meraviglia di quando lo vidi a 16 anni.
L’epica e il melodramma, l’impianto dell’opera lirica. La storia di Alfredo (De Niro), il padrone, e di Olmo (Depardieu), il contadino, nati lo stesso giorno del 1901 nella stessa cascina emiliana, amici e nemici. Mezzo secolo di lotta di classe scandito dal tema del doppio. Un film sul tempo e le stagioni: l’estate dell’infanzia nell’aura ottocentesca; l’autunno che precede il fascismo; l’inverno della dittatura; la primavera del 25 aprile. Un cast irripetibile: Burt Lancaster, Sterling Hayden, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Alida Valli. La coppia perversa di Laura Betti e Donald Sutherland. La fotografia di Storaro, la musica di Morricone.
Cinque ore e mezza che i critici del 1976 accolsero divisi: chi disse “capolavoro”, chi deprecò l’ideologia esibita, chi si scandalizzò per le scene di violenza e di sesso. Sequestrato per oscenità e blasfemia, subito rimesso in circolazione, Novecento è una visione obbligata per chi ama il cinema. I movimenti di massa, la storia sospesa tra dramma personale e affresco collettivo, Edipo e le bandiere rosse. Lo sguardo nazionalpopolare. La lezione di Verdi e di Gramsci. Nessuno come Bertolucci ha saputo far coincidere la Storia con il corpo, con la campagna emiliana, con l’inconscio del Paese. Chi è stato dalla parte sbagliata non avrà mai un regista capace di raccontarla così.
Sul Venerdì del 21 agosto 2026