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La strage nera nel cinema a luci rosse. “Vogliamo ripulire il mondo dalla feccia”

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Un’aquila, la svastica, la firma Ludwig. E il sogno di eliminare i “deviati” tra le fiamme. L’agguato del 1983 all’Eros di Milano: sullo schermo il film “Lyla, profumo di femmina”, in sala l’inferno
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Nell’immaginario comune i cinema a luci rosse – “VM 18” o “XXX”, ve li ricordate gli acronimi del “vizio”? – riportano la memoria ai tempi delle sigarette fumate in treno e in aereo, nei luoghi pubblici e, appunto, nelle sale cinematografiche. Un’Italia fané, quasi seppiata che non esiste più. Mandati in soffitta da Internet e praticamente estinti, dei cinema che proietta(va)no film pornografici si sono cristallizzati ricordi da modernariato. Roba da nonni, da vecchi tabù. A Milano, al numero civico 101 di viale Monza, sorgeva l’Eros Sexy Center. A inizio anni 80 del secolo scorso era una delle sale cittadine più frequentate. Centodieci posti a sedere, tutto su un piano. Uno spazio di venti metri per otto dentro un capannone in un cortile circondato da caseggiati. Il quartiere oggi si chiama NoLo, acronimo che sta per North of Loreto.

È un’area urbana che, al netto di complessità non ancora risolte, si è parzialmente affrancata dallo stigma che un tempo la classificava tra le zone più…

Nell’immaginario comune i cinema a luci rosse – “VM 18” o “XXX”, ve li ricordate gli acronimi del “vizio”? – riportano la memoria ai tempi delle sigarette fumate in treno e in aereo, nei luoghi pubblici e, appunto, nelle sale cinematografiche. Un’Italia fané, quasi seppiata che non esiste più. Mandati in soffitta da Internet e praticamente estinti, dei cinema che proietta(va)no film pornografici si sono cristallizzati ricordi da modernariato. Roba da nonni, da vecchi tabù. A Milano, al numero civico 101 di viale Monza, sorgeva l’Eros Sexy Center. A inizio anni 80 del secolo scorso era una delle sale cittadine più frequentate. Centodieci posti a sedere, tutto su un piano. Uno spazio di venti metri per otto dentro un capannone in un cortile circondato da caseggiati. Il quartiere oggi si chiama NoLo, acronimo che sta per North of Loreto.

È un’area urbana che, al netto di complessità non ancora risolte, si è parzialmente affrancata dallo stigma che un tempo la classificava tra le zone più critiche e poco attrattive di Milano. Già allora malavita, spaccio, risse, prostituzione. Ma poi, ecco, c’era l’Eros. Il “centro del sesso” a biglietto, solo immagini su pellicola anche se gli archivi delle leggende metropolitane collocavano in loco, specie in alcune fasce orarie, qualche intrepida meretrice.

Al cinema Eros ci andavano giovani e adulti, militari e anziani, gente di passaggio e habitué. La programmazione – come accade oggi nei cinema à la page – copriva tutte e tre le fasce orarie: mattina, pomeriggio, sera. Ultimo spettacolo, a mezzanotte. L’ora dei leoni. O dei disperati.Al cinema Eros di Milano l’inferno sale in terra in un giorno qualunque, senza preavviso. È un periodo caldo per l’Italia. Il Paese vive una profonda crisi di governo che, dopo l’uscita del milanocentrico Psi di Bettino Craxi dalla maggioranza, porterà a elezioni anticipate. Papa Giovanni Paolo II viene accolto nel capoluogo lombardo per una visita storica; a Roma la scomparsa della quindicenne Mirella Gregori apre uno squarcio che, intrecciandosi con la sparizione di Emanuela Orlandi, darà vita a decenni di misteri. Sabato 14 maggio 1983, dunque. Un furioso incendio avvolge l’Eros Sexy Center. Sono passati quaranta minuti dopo le cinque del pomeriggio. Sullo schermo stanno scorrendo le immagini del secondo tempo – appena iniziato – di Lyla, profumo di femmina, il film hard in programma quel giorno. Protagoniste le attrici porno Giorgina Spelvin e Veronica Hart, regista Robert McCallum. Le fiamme divampano dalle ultime file del cinema e dalle pesanti tende in velluto color bordeaux che delimitano le porte d’accesso. È un attimo: nel giro di sessanta secondi la sala si trasforma in un girone infernale. Il rogo la inghiotte con la voracità che scandisce il tempo letale degli attentati; le poltrone, le pareti, il pavimento. Il tetto è in legno ed è ricoperto da eternit: immaginate un coperchio che si squaglia come una fetta di burro e crolla ripiegandosi su sé stesso, divorato dalle fiamme. Gli spettatori in sala – trentadue – cercano di mettersi in salvo raggiungendo le uscite di sicurezza sui due angoli anteriori della sala. Sono intossicati dal fumo, hanno i vestiti in fiamme. Qualcuno ha la pelle già devastata. Il fumo nero esce dalle porte, sale come una colonna di morte tra i palazzi. Accanto all’ingresso dell’ Eros sorgono un bar, la sede dell’Inter Club Mulinelli e una panetteria. Ecco che cosa dirà il panettiere: «Ho visto un uomo uscire dalle fiamme con tutti i capelli bruciati».

Forse l’uomo in fuga è lo stesso presunto superstite di cui parla anche un altro giovanissimo testimone, uno dei soccorritori: «C’era un uomo di mezza età che correva fuori dalla porta principale del cinema, gli abiti e il volto completamente anneriti. Gli abiti fumavano, tanto che abbiamo creduto che stessero bruciando. Ci siamo subito fatti attorno a lui. Si è fermata una A112 che lo ha subito raccolto e portato all’ospedale». Le testimonianze sono raccolte nel libro I nazisti di Ludwig e il rogo del cinema Eros scritto (per Redstar Press) da Saverio Ferrari, analista e fondatore dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre.

Angeli che fanno i diavoli

Il rogo dell’Eros Sexy Center – sei vittime – è la più grave strage a sfondo politico compiuta a Milano dalla fine della Seconda guerra mondiale, seconda solo al massacro di piazza Fontana. A firmarla è Ludwig, la sigla neonazista con la quale hanno operato – spargendo sangue, morte e terrore tra il 1977 e il 1984 – Wolfgang Abel e Marco Furlan. I due butèi figli della buona borghesia veronese “attivi nel contesto della strategia della tensione in Italia, quella delle bombe, delle manovre eversive, dell’uso terroristico di devianze esoterico-religiose”, scrive Ferrari.

Angeli che fanno i diavoli senza togliersi il vestito: questo sono Abel e Furlan. Se si volesse sintetizzare in poche parole che cosa è stato Ludwig si potrebbe usare il contenuto del volantino recapitato a una redazione giornalistica per rivendicare uno degli attentati sanguinari: “La nostra fede è nazismo, la nostra giustizia è morte, la nostra democrazia è sterminio”. Lo sterminio degli “impuri”: tossicodipendenti, senzatetto, prostitute, omosessuali, preti di frontiera, clienti di balere, night club e cinema porno, giovani che si divertono in discoteca. In Italia – soprattutto nel profondo Nord-Est – e all’estero (Germania e Paesi Bassi). Dieci vittime accertate, 28 sospette. Una scia di delitti eseguiti soprattutto col fuoco e pianificati con la folle idea suprematista di ripulire il mondo dalla “feccia morale e sociale”. È il bollettino di Ludwig. Torniamo al cinema Eros e alle fiamme che lo inceneriscono. Come mai Abel e Furlan decidono di calare a Milano dal loro fortino di Verona e munirsi di taniche di benzina per spegnere “il vizio” con le fiamme? Perché lo avevano individuato come uno dei “luoghi di peccato e perdizione”. Un obbiettivo da colpire.

Del passato glorioso di quella sala cinematografica i due ex compagni di classe neonazi del prestigioso liceo scientifico Girolamo Fracastoro di Verona, nulla sapevano. Prima di trasformarsi nel 1980 in Eros Sexy Center il cinema si chiamava Abc: era stato inaugurato nell’ottobre 1949 ed era anche in una celebre scena di Miracolo a Milano di Vittorio De Sica. Finirà nelle cronache nerissime (in ogni senso) d’Italia. Le ore 17:52 del 14 maggio 1983. Al centralino dei vigili del fuoco di Milano arriva l’allarme. In viale Monza vengono spediti con urgenza dieci automezzi, autopompe, autoscale e mezzi speciali. Un intero edificio accanto al cinema viene sgomberato, ci abitano ventotto famiglie. Il cinema si trasforma in una trappola. Dei 32 spettatori, sei vengono ricoverati in gravissime condizioni, quattro all’ospedale di Niguarda, due al Fatebenefratelli. In cinque avevano tentato di fuggire superando la linea del fuoco del tendone dell’ingresso principale; il sesto era un passante che era entrato per prestare soccorso. Muoiono tutti e sei nell’arco di dodici giorni, dilaniati da sofferenze atroci. Si chiamavano: Pasquale Esposito, 30 anni, Giorgio Fronza, 37, Domenico La Sala, 25 anni, Ernesto Mauri, 37, Elio Molteni, 32 anni e Livio Ceresoli di 39 anni. Quest’ultimo è il soccorritore: in attesa della moglie nei pressi del cinema si era lanciato tra le fiamme per portare aiuto a chi era rimasto intrappolato all’interno. Nove persone all’esterno del cinema vengono intossicate, tra loro anche bambini e un vigile del fuoco. Tra i sopravvissuti della strage c’è un uomo che era rimasto bloccato nel gabinetto del cinema: lo ha salvato un corniciaio che ha segato le sbarre della finestrella. Passano tredici giorni. È il 27 maggio. A cadaveri ancora caldi, Ludwig rivendica l’attentato “punitivo” dell’Eros. Alla redazione milanese dell’Ansa arriva un foglio dentro una busta spedita il 20 maggio da Bologna e recapitata in ritardo. Testo: “Rivendichiamo il rogo dei cazzi. Una squadra della morte ha giustiziato uomini senza onore irrispettosi della legge di Ludwig”. La sigla dell’organizzazione è scritta con caratteri pseudo-runici. I simboli sono un marchio di fabbrica: c’è l’aquila su una svastica sormontata dalla scritta Ludwig e, in basso, Gott mit Uns (Dio è con noi). Abel e Furlan, all’epoca erano ancora dei fantasmi. E sono pignoli. Lo sono dai tempi del liceo. Per sostanziare l’autenticità della rivendicazione elencano minuziosamente il materiale utilizzato “per appiccare l’incendio al cinema”. “Una tanica e un bidone di plastica ai cui manici sono fissati rispettivamente una catenella da lavandino e una fascetta metallica serflex“. Scelta e dettagli inquietanti.

La tanica e il bidone

Tra il 1977 e il 1979 Ludwig aveva già distribuito morti. Andrà avanti a farlo fino al 1983. Quella dell’Eros era la sesta rivendicazione dopo le firme sulle “esecuzioni” di un nomade bruciato in un’automobile a Verona; un omosessuale massacrato a coltellate a Padova e idem un tossicodipendente a Venezia. Nel 1980 una prostituta viene uccisa a colpi di ascia e martello a Vicenza, poi tocca a un giovane nel rogo di un ricovero per sbandati a Verona, maggio 1981, e a due frati fatti fuori a martellate a Monteberico (Vicenza) nel luglio 1982 e un terzo frate a Trento nel febbraio 1983: per lui un punteruolo conficcato alla base del collo su cui era stato applicato un crocefisso. Gli “angeli e diavoli” veronesi con il culto di Hitler piantano le loro croci alimentando il mito feroce dell’odio per l’odio. Odio neonazista, suprematista, odio di genere. Odio da esportazione. Odio da piromani mordi e fuggi. Alcuni testimoni di passaggio in viale Monza riferiscono agli inquirenti di “tre giovani scappati davanti al cinema pochi minuti prima dell’incendio”. Chi indaga, sulle prime, pensa a un cortocircuito. L’ipotesi confligge con il tempo brevissimo – cinque minuti – che manda in fiamme il cinema. Una delle vittime, Pasquale Esposito, prima di morire riferisce a un amico in visita in ospedale di avere sentito una persona seduta dietro di lui pronunciare la frase: «Non la buttate, non la buttate». La benzina, con tutta probabilità. E di benzina puzzava anche il portafogli di un’altra vittima, Elio Molteni. La benzina è il tritolo di Ludwig. Lo accerta il 23 ottobre 1983 la perizia firmata da Giorgio Corbellini e Mario Pegoraro che buca l’opacità dovuta alle difficoltà tecniche dei sopralluoghi e del recupero dei reperti. “Le cause dell’incendio sviluppatosi all’interno della sala cinematografica Eros Center di Milano” sono le conclusioni della perizia riportate ne I nazisti di Ludwig e il rogo del cinema Eros “sono da attribuire alla combustione di ‘benzina super’ versata da una tanica di 15 litri e da un bidone di 10 litri, nella zona della porta principale di accesso della sala e in corrispondenza della penultima fila di poltrone, nella parte centrale […]. Dobbiamo immaginare che il rovesciamento dei due recipienti abbia determinato uno spandimento di combustibile che ha interessato una superficie di 3-5 metri […]. Questo enorme braciere ha preso fuoco istantaneamente, probabilmente in tempi di una frazione di secondo, coinvolgendo immediatamente le persone sedute nelle ultime file […]. Tali persone si sono trovate certamente le calzature imbevute di benzina, mentre hanno tentato la fuga verso l’esterno della sala”. La tanica da 15 litri con la catenella da lavandino e il bidone da 10 litri sono tra i reperti recuperati. Anche la fascetta marca Serflex. Tutto torna. Ogni tessera del mosaico entra nella sua casella. Quanti erano gli attentatori devoti alla svastica e al Gott Mit Uns? Per Jolanda Tonolli, cassiera dell’Eros, tre. Li vede uscire per primi. E come lei li vede anche Guido Boceda, uno spettatore: lui li colloca nel corridoio oltre l’uscita di sicurezza. Gli sterminatori dei viziosi e degli impuri, dentro l’Eros, seguono un piano metodico. Si alzano dai loro posti; cospargono di benzina le tende in velluto, il pavimento, la penultima fila delle poltroncine centrali. Poi accendono un fiammifero e scappano all’esterno. Filippo Minolfi, operatore cinematografico, chiede cosa stia succedendo. «Niente, niente», rispondono secchi i terroristi.

Quell’incontro nel 2021

Pare incredibile che per giorni venga esclusa la pista dolosa e privilegiata quella della fatalità: forse un cortocircuito, forse un mozzicone di sigaretta. Ludwig intanto festeggia e pensa al prossimo giro di giostra. «L’ispirazione nazista di questa sigla per cui bisognava “punire senza pietà” tutti gli esseri “viziosi”, va ricollocata nel contesto della strategia della tensione neofascista attiva ancora a cavallo degli anni 80» ragiona Saverio Ferrari. «Dalle carte dell’ultima indagine sulla strage di piazza della Loggia a Brescia emergono gli elementi per riscrivere questa storia con il ricorso che fu fatto all’uso di tecniche terroristiche a connotazione esoterico-religiosa. Ludwig nasce nell’ambito di Ordine Nuovo di Verona. Con buona pace delle perizie psichiatriche su Abel e Furlan che ridussero il caso a una questione di follia individuale». Che la mattanza del cinema Eros abbia segnato un salto di qualità nella strategia di sangue di Ludwig è un dato fattuale: dagli omicidi, a Milano, si passa direttamente alle stragi. Pensare che dietro quella scia di sangue ci fossero (loro certamente, chissà se e con quanti e quali complici) due “bravi ragazzi” della borghesia veronese fa ancora un certo effetto. Wolfgang Abel era soprannominato Pierrot. È la maschera di carnevale che indossa il 4 marzo 1984 quando Ludwig, dopo sette lunghi anni di disastri sanguinari, si fa la pozza intorno e i suoi due componenti principali vengono arrestati dopo avere tentato di dare fuoco alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere nella quale stavano ballando e bevendo oltre 400 ragazzi. Anche qui come all’Eros: taniche di carburante. Abel e Furlan volevano vedere la folla ardere come dentro un formicaio avvolto dalle fiamme. Non riescono a fuggire nemmeno loro: Ludwig si arrende. Sipario. Pierrot e il suo socio sterminatore finiscono in carcere. Hanno 24 e 25 anni. Abel è morto nel 2024. Furlan, oggi 66enne, è in libertà. Chi scrive questo articolo nel 2021 ha incontrato e intervistato Wolfgang Abel nella sua abitazione a Montericco di Arbizzano, frazione di Negrar, sulle colline veronesi. Dell’ex fighetto della Verona bene, nato il 25 marzo 1959 a Monaco di Baviera, laurea in matematica, passione per la filosofia, figlio di un avvocato con importante incarico nel colosso assicurativo tedesco Arag, era rimasto il ciuffo: 62 anni, 23 di carcere. Tra le altre cose chiesi ad Abel perché tra i giovani veronesi di estrema destra, giro stadio e non solo, continua a riprodursi l’odio verso i “diversi”. Lui che i diversi li eliminava col fuoco e i coltelli. «Non so niente dei giovani, non li frequento. Verona è una città tranquilla dove si vive bene», mi rispose fissandomi negli occhi. Mi lasciai alle spalle il cancello della villa di Abel ripensando a una delle tante rivendicazioni di Ludwig. «Il fine della nostra vita è la morte di coloro che tradiscono il vero Dio». Tassativamente firmato con l’aquila nazista, la svastica e il motto della Wehrmacht.

Sul Venerdì del 21 agosto 2026

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