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Il prezzo del turismo

File in montagna, spiagge e città d’arte strapiene. A qualcuno conviene, ai beni culturali e ambientali no
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Caro Giannini, ho appena finito di leggere su d il suo Circo Massimo sugli scenari apocalittici sull’isola di Ponza. Ne sottoscrivo finanche la punteggiatura, avendovi vissute peripezie analoghe diversi anni fa quando, in compagnia di mia moglie, fummo letteralmente sfrattati da un pezzo di spiaggia a opera di una numerosa famiglia dall’accento indubbiamente campano alle mie orecchie corregionali, famiglia munita di ombrelloni, sdraio, frigo portatile e parmigiane e panini da mangiare dopo aver fatto il bagno, prima del ritorno con il vaporetto del pomeriggio. Mi consenta tuttavia, come efficacemente il generale francese Charles de Gaulle usava dire con interlocutori convinti di metterlo in difficoltà: è un vaste programme, frenare l’overtourism. Ferdinando Ferrara

Caro Ferrara, la sua lettera riflette bene lo spirito da ferie d’agosto. Complici le guerre in Medioriente, quest’anno l’Italia se possibile ha fatto il pieno più degli altri anni. L’industria del turismo tricolore festeggi…

Caro Giannini, ho appena finito di leggere su d il suo Circo Massimo sugli scenari apocalittici sull’isola di Ponza. Ne sottoscrivo finanche la punteggiatura, avendovi vissute peripezie analoghe diversi anni fa quando, in compagnia di mia moglie, fummo letteralmente sfrattati da un pezzo di spiaggia a opera di una numerosa famiglia dall’accento indubbiamente campano alle mie orecchie corregionali, famiglia munita di ombrelloni, sdraio, frigo portatile e parmigiane e panini da mangiare dopo aver fatto il bagno, prima del ritorno con il vaporetto del pomeriggio. Mi consenta tuttavia, come efficacemente il generale francese Charles de Gaulle usava dire con interlocutori convinti di metterlo in difficoltà: è un vaste programme, frenare l’overtourism. Ferdinando Ferrara

Caro Ferrara, la sua lettera riflette bene lo spirito da ferie d’agosto. Complici le guerre in Medioriente, quest’anno l’Italia se possibile ha fatto il pieno più degli altri anni. L’industria del turismo tricolore festeggia il sorpasso su Grecia e Spagna, ma qualcuno si chiede che prezzo stiamo pagando alla conservazione dei beni culturali e naturali? Ponza, su cui ho raccontato una piccola “Odissea”, è solo un esempio tra i tanti. Dal mare ai monti: pochi giorni dopo quella mia rubrica su d, ha impazzato il video della fila chilometrica di escursionisti in coda per la navetta delle Tre Cime di Lavaredo. Un’altra meraviglia italiana che non reggerà l’urto dell’invasione turistica giornaliera, nonostante il numero chiuso per le auto in vigore dall’estate 2025. Io non so qual è la soluzione. Ma da essere umano preoccupato per questo pianeta, vedo il problema. Risolverlo è senz’altro un vaste programme, come diceva Charles de Gaulle, il grande generale francese infinitamente più serio e più competente di quelli oggi in circolazione. E non poteva certo riuscirci Daniela Santanché, presa da tutt’altri impegni nelle sue aziende fallite, ma qualcuno dovrà pur provarci.

Cristo si è fermato a Ebolie l’autostrada pure

Caro Giannini, come centinaia di migliaia di “centro-nordisti”, torno per le ferie estive verso le splendide coste cilentane (Palinuro, Camerota, Scario) e allo svincolo autostradale di Eboli trovo le solite code chilometriche. Da 30 anni ministri e sottosegretari di ogni colore annunciano la realizzazione di un “nuovo raccordo” per agevolare il deflusso dei veicoli verso le varie strade statali. Addirittura, l’Anas più di un anno fa presentò un progetto per una “bretella” diretta Eboli-Agropoli, ma poi non se n’è fatto più nulla! Quest’anno ho però notato due novità. Un grande portale con messaggio luminoso che annuncia le code (ma a parte il “simbolo”, non funziona, cioè non compare nessuna scritta). E un viavai di centinaia di autocarri pesanti che portano in discarica migliaia di tonnellate di materiale di scavo dei cantieri per l’Alta Velocità ferroviaria. Banale, ma calzante, il riferimento letterario: l’Anas si è fermata a Eboli.

Vito Pindozzi

Caro Pindozzi, come Benedetto Croce diceva di Napoli, l’Italia è piena di paradisi abitati da diavoli. Ma non mi tocchi Eboli, per favore. Non conoscevo quella che chiamano “la porta del Cilento”. Il poco che sapevo lo dovevo al grande classico novecentesco di Carlo Levi che, per descrivere la miseria del Mezzogiorno, a Eboli decise di farci fermare nientemeno che Gesù Cristo. Ma mi è capitato di andarci a presentare il mio libro, e le devo dire che ho trovato una cittadina piena di vita e di voglia di capire, discutere, ragionare. Un inaspettato deposito di civismo, che meriterebbe tutt’altra considerazione e ben altra valorizzazione. Compresa la rete stradale e autostradale, naturalmente, che per restare alla metafora di Croce trasforma quei paradisi in inferni. Ma ora non mi sovviene: chi è il ministro “competente”?

Se Salvini va al Viminale addio al ponte sullo Stretto

Caro Massimo, ho una grave preoccupazione, legata anche ai miei contributi allo Stato. Io ricordo il fantoccio sulla scalinata del palazzo perché lui, in costante fallimentare campagna elettorale, non era mai presente, ma mi chiedo: se davvero Salvini diventa ministro dell’Interno, chi finisce il ponte sullo Stretto? I siciliani non saranno distrutti da questa ipotesi?

Gianni Facca, Venezia

Caro Gianni, restiamo sempre nei dintorni… Se Salvini prende il posto di Piantedosi, e quell’opera inutile e faraonica non si fa più, i siciliani saranno tutt’altro che distrutti. Ma a una condizione: che il successore del capitano leghista reinvesta sulla rovinosa rete viaria dell’isola i 15 miliardi stanziati per il Ponte sullo Stretto. In caso contrario, oltre alla beffa ci sarebbe pure il danno.

Chi ha votato Trump lo voterebbe ancora?

Gentile Giannini, solo lei può soddisfare una mia curiosità. Al tempo della rielezione di Trump, lei ha descritto (con una certa perplessità, se non ricordo male) la soddisfazione di una brava famiglia americana di suoi conoscenti, se non addirittura parenti. Ecco, può dirmi se due anni e mezzo dopo queste brave persone sono ancora dello stesso parere?

Dida Paggi

Gentile Dida, lei ha una memoria di ferro. Quella famiglia di italiani trapiantati in America da sessant’anni sono in effetti miei zii. Erano entusiasti di Trump, subito dopo la rielezione. Ora lo sono un po’ meno, ma non sono affatto pentiti. “Voi non potete capire” dicono “ma quell’uomo sta facendo cose buone per noi”. Devo ancora chiederglielo, ma temo che al Mid-Term lo rivoteranno. Spero solo che stavolta siano un’esigua minoranza.

Bisogna rileggere Kant per capire l’umanità

Buongiorno Massimo, mi risulta che il famosissimo “legno storto” derivi da una citazione di Kant, che, a quanto so, recita: “Da un legno tanto storto come quello di cui è fatto l’uomo non si può costruire nulla di perfettamente dritto”. Parole sacrosante…

Silvana Cabrini

Buongiorno Silvana, dell’allegoria kantiana del “legno storto” nei secoli si sono appropriati in tanti. Isaiah Berlin è stato l’intellettuale più autorevole che l’ha rilanciata, trasformandola nel titolo della sua raccolta di saggi. Ma la grandezza di Berlin, dopo quella di Kant, è che ha nutrito una speranza illuminista, per lodare di quel “legno storto” la tensione alla libertà e la resilienza, contro tutte le ideologie illiberali e totalitarie.

Sul Venerdì del 21 agosto 2026

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