Kenneth Branagh e Ryan Reynolds protagonisti di Mayday: sulla Guerra Fredda ci ridiamo su
di Roberto CrociL’hanno definita la nuova strana coppia. Deadpool vs Amleto. La prima cosa che salta agli occhi durante la nostra intervista è quanto diversi siano Ryan Reynolds e Kenneth Branagh. Il primo collegato dallo studio in Ontario circondato da moto Triumph Bonnevile T-120 e souvenir di un passato sportivo da hockey su ghiaccio. Il secondo, attore shakespeariano, è nel salotto di casa, seduto su una poltrona Howards and Sons, le stesse collezionate da sua Maestà la regina Elisabetta.
In Mayday, action-comedy diretta e scritta da John Francis Daley e Jonathan Goldstein, i registi di Game Night. Indovina chi muore stasera?, su Apple Tv dal 4 settembre, Reynolds (anche produttore) è Troy Kelly, pilota di caccia americano abbattuto dietro le linee nemiche nella Russia del 1987 che, a malincuore, si allea con Nikolai Ustinov, il solitario boscaiolo interpretato da Branagh, per uscirne vivo. E mentre i due cercano di stare un passo avanti al Kgb, il rapporto tra Troy e Nikolai si evolve in modi ch…
L’hanno definita la nuova strana coppia. Deadpool vs Amleto. La prima cosa che salta agli occhi durante la nostra intervista è quanto diversi siano Ryan Reynolds e Kenneth Branagh. Il primo collegato dallo studio in Ontario circondato da moto Triumph Bonnevile T-120 e souvenir di un passato sportivo da hockey su ghiaccio. Il secondo, attore shakespeariano, è nel salotto di casa, seduto su una poltrona Howards and Sons, le stesse collezionate da sua Maestà la regina Elisabetta.
In Mayday, action-comedy diretta e scritta da John Francis Daley e Jonathan Goldstein, i registi di Game Night. Indovina chi muore stasera?, su Apple Tv dal 4 settembre, Reynolds (anche produttore) è Troy Kelly, pilota di caccia americano abbattuto dietro le linee nemiche nella Russia del 1987 che, a malincuore, si allea con Nikolai Ustinov, il solitario boscaiolo interpretato da Branagh, per uscirne vivo. E mentre i due cercano di stare un passo avanti al Kgb, il rapporto tra Troy e Nikolai si evolve in modi che sovvertono sia le percezioni che i personaggi hanno dei propri Paesi, sia le nostre riguardo a entrambi gli attori.
Com’è nata l’idea della storia? Ryan Reynolds: «L’ispirazione è venuta dall’amore che Daley nutre per Stephen King e Misery non deve morire, che considera il cugino spirituale di questo film. Voleva esplorare un approccio comico all’idea del personaggio ossessivo, per poi dargli una direzione completamente nuova». Kenneth Branagh: «È un’idea che mi è piaciuta, la associo alle atmosfere della commedia d’azione e avventura Prima di mezzanotte con De Niro e Charles Grodin. Poi se inserisci anche il tema della Guerra Fredda, a quel punto i personaggi si trovano davvero nei guai. È un film attuale rispetto a ciò che sta accadendo in questo momento, compresa l’antipatia globale che molte persone provano nei confronti di alcuni personaggi politici di rilievo».
Nel film c’è anche un omaggio a Top Gun e agli anni Ottanta. Perché inserirlo nella storia? Reynolds: «Mentre stavamo lavorando sulla struttura del film, eravamo consapevoli del fatto che il patriottismo fosse più netto e definito durante la fine della Guerra Fredda e ciò da entrambe le parti. Volevamo esplorare un tema che non predicasse un punto di vista o un’agenda politica, che andasse oltre le ideologie. Le persone sono persone, a prescindere dal luogo in cui sono nate».
Chi ha accettato per primo la parte in Mayday? Reynolds: «Sono sicuro di essere stato il primo. Chi proporrebbe Branagh per un ruolo del genere, a meno che non sia smart come Ryan Reynolds!». Branagh: «Sì, sono d’accordo. Infatti quando ho ricevuto la sceneggiatura mi sono chiesto: “Siete sicuri che volete me?”. Ho dovuto controllare per assicurarmi che ci fosse davvero il mio nome sul copione. Ricordo che quando ho letto la storia ho sentito una piccola invidia per chi avrebbe avuto quel ruolo, se non lo avessi avuto io. Mi sembrava molto divertente. Una delle cose che mi ha colpito di più è stato il fatto che si trattasse di una commedia basata completamente sull’intesa tra i due protagonisti. Ho sempre ammirato il lavoro di Ryan, soprattutto in Come ti ammazzo il bodyguard con Salma Hayek».
Come vi siete conosciuti? Reynolds: «Ci siamo conosciuti in un’altra vita, milioni di anni fa. Per questo film, ci siamo ritrovati durante la lettura del copione». Branagh: «No, è stato prima. Alle prove costumi, con l’uniforme di Top Gun, era sexy, molto Tom Cruise». Reynolds: «Devo congratularmi per il tuo accento russo, era incredibile, passavi dal russo all’inglese e viceversa, continuamente. Il mio lavoro in questo film è molto più facile del tuo. Forse per questo hai anche preso più soldi!». Branagh: «Ricordo che parlavo sempre sottovoce perché siccome il mio russo non è un granché mi sentivo un po’ in imbarazzo. Parlavo sempre a bassa voce, era la mia tecnica per non fartelo notare! E in più dovevo avere un accento russo anche per le scene in inglese. Ho avuto due coach vocali: uno che controllava il mio accento russo in inglese e uno che controllava la mia dizione russa, per assicurarsi che fosse corretta».
Branagh, si aspettava oppure desiderava, alla sua età, di dover affrontare ruoli così impegnativi dal punto di vista fisico? Branagh: «No, non me lo aspettavo, ma ero pronto a farlo. Interpretare Shakespeare è un’esperienza molto intensa. Ci sono 37 opere teatrali, di cui 34 prevedono un gran casino alla fine. Quindi mi sono sempre tenuto in allenamento. Un mio amico anni fa mi disse: “Se qualcuno è in un pub e ha bevuto, non farti coinvolgere in una rissa. Prima che faccia la prima mossa, dagli un calcio sullo stinco, questo lo metterà fuori combattimento abbastanza a lungo da permetterti di fare ciò che tutti i grandi combattenti e i saggi sanno fare: scappare il più velocemente possibile”. Non ne ho mai avuto bisogno in un pub, ma mi è servito sul set!». Reynolds: «Condivido pienamente. Però facciamo così, tu dagli il calcio e io intanto inizio a scappare. Però non sono bravo a correre, diciamo che scappo a passo veloce».
Cosa le è piaciuto di questo film? Reynolds: «La cosa interessante è il modo in cui analizza e mette a nudo l’umanità che si cela dietro entrambi i personaggi. Durante la Guerra Fredda, il periodo di Reagan e Gorbaciov, entrambi i Paesi pensavano di sapere chi e come fosse il nemico. Mentre la verità era che... entrambi si sbagliavano. È un concetto che mi affascina molto. Nessuno avrebbe voluto vedermi nei panni dell’americano che distrugge sempre tutto. La trovo una parte scontata, già vista».
Aneddoti dal set? Reynolds: «In Ungheria abbiamo guidato un vero sistema Icbm mobile su strada, un missile balistico montato su un autocarro specializzato. Una paura pazzesca». Branagh: «Sì, hanno trovato un tizio che collezionava armi ed equipaggiamenti sovietici. Così abbiamo avuto a disposizione una dozzina di carri armati veri. Durante le riprese temevo che i russi lo vedessero via satellite e pensassero che stessimo per entrare in guerra con l’Ungheria!».
Come vi aspettate che reagiscano gli spettatori? Reynolds: «Penso che il pubblico rimarrà molto sorpreso da questo film perché non è proprio quello che ci si aspetterebbe da un tipo impegnato come Branagh. In questo film sono la sua spalla. Kenneth è straordinario, regala momenti esilaranti, senza mai strizzare l’occhio in alcun modo, forma o maniera, alla recitazione elegante e raffinata del suo background. Volevamo che ogni momento emotivo e ogni scena d’azione sembrasse un po’ diversa da qualsiasi cosa il pubblico abbia mai visto prima. Speriamo solo che venga apprezzata».
Reynolds, al momento ha diversi progetti in arrivo, Animal Friends, Eloise. Possiamo includere anche altri capitoli futuri di Deadpool? Reynolds: «Sì, forse. So che i fan vorrebbero che continuassi fino ai 90 anni. Sento che è arrivato il momento di porre fine all’avventura di Deadpool. Avengers: Secret Wars (previsto nel 2027, ndr) è l’occasione perfetta per dire addio al personaggio. Nel multiverso Marvel, quasi tutti i personaggi potrebbero tornare in futuro, ma per me questo film potrebbe essere il coronamento della mia relazione con lui».
E lei Branagh? Branagh: «Non sono impegnato quanto lui, ma non ho nessuna intenzione di andare in pensione. Sarò nel remake del film Il caso Thomas Crown diretto da Michael B. Jordan e poi ho la regia del thriller psicologico The Last Disturbance of Madeline Hynde con Jodie Comer. Altro che pensione...».
Sul Venerdì del 21 agosto 2026