Educazione muskiana
dal nostro inviato Riccardo StaglianòSAN FRANCISCO. Elon Musk ha un conto aperto con la scuola. Da piccolo lo bullizzavano. Da giovane ha abbandonato il dottorato per fondare la sua prima startup. Da adulto ha incolpato la cultura woke dell’istituto frequentato dall’allora suo figlio maschio per averlo “convinto” a diventare femmina. Essendo, non senza qualche ragione, convinto di saperla più lunga di qualsiasi altro essere umano, ha pensato bene di reinventare anche l’istruzione. A partire dalla tentata distruzione del ministero omonimo, iniziata di gran lena nel suo breve e survoltato periodo alla guida del dipartimento per l’Efficientamento del governo, il famigerato Doge. È per tutti questi motivi che, da qualche anno, in coincidenza di altrettante missioni americane, avevo tentato di capirci qualcosa di più sui magniloquenti ma generici principi e il riservatissimo curriculum che stanno dietro al suo progetto pratico di rifondazione scolastica.
Iniziato nel 2014 con Ad Astra, la scuola nel campus di SpaceX per i fig…
SAN FRANCISCO. Elon Musk ha un conto aperto con la scuola. Da piccolo lo bullizzavano. Da giovane ha abbandonato il dottorato per fondare la sua prima startup. Da adulto ha incolpato la cultura woke dell’istituto frequentato dall’allora suo figlio maschio per averlo “convinto” a diventare femmina. Essendo, non senza qualche ragione, convinto di saperla più lunga di qualsiasi altro essere umano, ha pensato bene di reinventare anche l’istruzione. A partire dalla tentata distruzione del ministero omonimo, iniziata di gran lena nel suo breve e survoltato periodo alla guida del dipartimento per l’Efficientamento del governo, il famigerato Doge. È per tutti questi motivi che, da qualche anno, in coincidenza di altrettante missioni americane, avevo tentato di capirci qualcosa di più sui magniloquenti ma generici principi e il riservatissimo curriculum che stanno dietro al suo progetto pratico di rifondazione scolastica.
Iniziato nel 2014 con Ad Astra, la scuola nel campus di SpaceX per i figli dei dipendenti, inclusi cinque dei suoi quattordici figli che aveva tolto dalla troppo convenzionale Mirman School di Los Angeles. E poi aggiornato con la sua versione online, aperta a tutti quelli che passano le selezioni (e se la possono permettere), ribattezzata Astra Nova. Il problema, ogni volta, era che Josh Dahn, direttore di entrambe, non rispondeva alle email. Come, d’altronde, ha continuato a fare anche stavolta. Così ho pensato che l’unico modo fosse cercare un altro punto di attacco. E l’ho trovato nella co-direttrice Tara Safronoff che, non solo ha risposto ma ha anche fissato un appuntamento in un baretto a Studio City, la bella zona di Los Angeles che prende il nome dai vicini studios, dove vive.
Dilemmi e principi
Safronoff, un dottorato in inglese alla Columbia di New York, è una cinquantenne che dimostra dieci anni meno e non sfigurerebbe come docente in una serie tipo Euphoria. Dopo aver lavorato una quindicina d’anni in un paio di scuole private d’élite, ha seguito il marito a Los Angeles. Da dove ha postato il suo cv in un sito di cacciatori di teste. E ha ricevuto un’email di Dahn, all’epoca ancora direttore solo di Ad Astra («Di cui non sapevo niente»), che l’invitava a visitare la loro struttura nella periferia sud-est della città. Ed è stato subito That’s amore! «All’epoca c’erano trentotto allievi, dagli 8 ai 14 anni, per metà figli di dipendenti SpaceX. A colpirmi è stato un ambiente dove le idee – dalla realizzazione di una serra idroponica a smontare e rimontare un motore – si potevano realizzare subito». E Musk, in tutto questo? «Sosteneva il progetto con tutte le sue forze, ma senza interferire nell’attività quotidiana». Si stenta a credere, ma noi non c’eravamo. Poi succedono alcune cose. Intanto il Covid, che costringe la scuola a passare online. Poi il trasferimento delle operazioni in Texas, per pagare meno tasse, dopo aver usufruito di sussidi miliardari in California. Infine un interesse ai corsi anche da fuori gli Stati Uniti. Sta di fatto che, nel 2020, Ad Astra lascia il posto ad Astra Nova, la scuola attuale. «Che, come quella che l’ha preceduta, ha un approccio basato sullo sfidare i ragazzi su “grandi dilemmi” (conundrums). Lavorare sui “principi primi”, ovvero ridurre ogni concetto alle sue particelle elementari, fisiche o economiche che siano. Infine non formalizzarsi sulle classi, di modo da esporre anche un ragazzo delle elementari a problemi normalmente riservati per le medie». Va aggiunto che, sebbene online, le lezioni sono sempre e solo in diretta, non registrate. E che le famiglie possono personalizzare il curriculum scegliendo da due a sedici ore settimanali. Che, pur ufficialmente accreditate, restano pur sempre poca cosa rispetto a una qualsiasi scuola tradizionale.
Made in Italy
Per essere ammesso il candidato deve farsi un video mentre prova a risolvere il problema che gli è stato assegnato. Se passa quell’eliminatoria dovrà partecipare ad alcune sessioni di prova per vedere come interagisce nel gruppo. Oggi gli studenti sono circa trecento, da quaranta Paesi, di cui un paio italiani. Isabella, che lavora nella finanza e vive a Milano, è la madre di uno di loro, un ragazzino di dodici anni: «Aveva iniziato, assieme a sua sorella di sette anni, con Synthesis, il tutor Ia per la matematica. Poi lui è passato con entusiasmo a fare due ore alla settimana su Astra Nova». Dove, nell’anno che sta per finire, hanno fatto «un seminario per trimestre sul concetto filosofico di tempo, sulla biologia marina, su paradossi e esperimenti mentali fino alla storia dell’etica dall’antichità a oggi». A proposito di etica, e di Musk, che pur sempre l’ha voluta questa strana scuola, che pensa? «Che è senz’altro un personaggio molto controverso ma credo che nessuno lo conosca sufficientemente bene per avere un’idea precisa sul suo conto. Ciò che mi importa è che, per un bambino curioso, l’idea di mettersi alla prova con temi non necessariamente da bambini è una bella sfida. Vinta, dal momento che lui si collega nel pomeriggio, dopo le scuole medie inglesi che frequenta con gioia: non è una delle tante cose per cui devo insistere!».
Sempre di più
La più grande novità per il prossimo anno accademico è il lancio di un programma liceale, che porterà il percorso educativo fino ai 18 anni. «Non abbiamo però intenzione di scalare (il sinonimo startupparo per crescere, ndr) più di così, altrimenti non potremmo seguire i ragazzi come vogliamo e meritano» giura la co-direttrice. I dipendenti sono 25. Quasi tutti insegnanti che guadagnano sui 100-130 mila dollari, assai meglio di un qualsiasi loro collega tradizionale. D’altronde la scuola non costa poco: «Duemiladuecento dollari per ora accademica, fino a un massimo di 34 mila dollari per chi sceglie il programma da 16 ore. Però offriamo borse di studio».Sebbene la professoressa sia molto brillante, confesso di non aver capito bene, in pratica, quale sia l’eccezionalità della loro offerta formativa. È restata ostinatamente sul vago e io non ho avuto la forza di stanarla del tutto. È un problema che ha incontrato anche chi ne ha scritto prima di me. Dalla scarna rassegna stampa ho appreso che, nella “pedagogia di rottura” di Astra Nova, ci sarebbe una forte preferenza per le materie scientifiche su quelle umanistiche, anche se l’anglicista Safronoff la ridimensiona.
Che Musk amava molto la metafora dell’apprendimento come un videogioco, per massimizzare il coinvolgimento. Che tra i famosi conundrums si propongono anche dilemmi etici tipo «gli esseri umani sarebbero governati meglio dai politici o dall’Ia?». Oppure «è meglio rivelare o no che un film è stato creato dall’Ia al fine di farlo concorrere a premi?». Di fatto, si insegnerebbe ai ragazzi che essere scaltri è spesso meglio di onesti.
I babysitter
D’altronde Chrisman Frank, direttore di Synthesis, la terza iniziativa educativa di Musk (sempre co-fondata con Dahn) che punta su tutor di intelligenza artificiale per insegnare matematica e altre materie Stem, degli insegnanti tradizionali pensa che nella maggioranza siano solo «babysitter pretenziose» che spesso ne sanno meno degli stessi studenti. Ah, è lo stesso per cui l’Ia sarebbe una «bomba al neutrone» che ne farà piazza pulita.La prof Safronoff ovviamente risponde solo di ciò che fa lei e la sua scuola. Sulla sparata di Frank dice solo che «non sono d’accordo: lui parla da imprenditore, non da insegnante». Essendolo stata non si augura l’estinzione dei suoi colleghi “tradizionali”. Anzi, quando sente dire che «il sistema dell’istruzione pubblico è broken, un fallimento», prova a confutare: «Ci sono molte cose straordinarie lì. Quel che potrebbero imparare da noi è la disponibilità a sperimentare e a provare cose nuove. Ma budget ridotti e classi numerose rendono tutto più complicato». Già. Nel 2025 Trump ha tagliato 12 miliardi di dollari di finanziamenti scolastici. E altrettanti, il 15 per cento del totale, ne ha proposti per quest’anno. Il personale del ministero è stato dimezzato.
Nel frattempo ha introdotto, per la prima volta nella storia americana, voucher per le scuole private. I tagli amplieranno i già mostruosi divari di istruzione tra Stati ricchi e poveri, tra cui i peggio messi sono Alabama, Mississippi, Louisiana e Oklahoma. Stato, quest’ultimo, dove in compenso è partita una sperimentazione con i tutori Ia di Synthesis. Dove non è riuscito Musk, ex-zar del Doge, ci prova ancora Musk, motore immobile della rivoluzione scolastica.
Sul Venerdì del 21 agosto 2026