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La libertà di Whitney Houston in una canzone fantasma

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La canzone della settimana è I Was Made To Love Him interpretata da Whitney Houston
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Questa nasce come canzone fantasma. Nella track list ufficiale di My Love Is Your Love, il celebrato quarto album di Whitney Houston (1963-2012) del 1998, I Was Made To Love Him (cover al femminile di un celebre brano del primo Stevie Wonder, I Was Made To Love Her, 1967) non compariva proprio; si segnalava solo la presenza di una ghost track. Mi è tornato in mente quando ho saputo della morte di Clive Davis (1932-2026), il magnate discografico che alla musica (pop, rock, soul) ha fatto assai del bene, talvolta però imbrigliando (qualcuno dice, manipolando) gli artisti della sua scuderia secondo la ferrea e disumana strategia imposta dallo star system americano. Non c’è riuscito con Patti Smith, ma con Whitney sì. Era più fragile, vittima di un padre dispotico più interessato ai ricavi che alle canzoni, dunque prigioniera dei numeri e delle hit parade. A quei livelli, un insuccesso commerciale è inammissibile.

All’epoca era Lauryn Hill l’astro nascente del soul hip hop – cantante…

Questa nasce come canzone fantasma. Nella track list ufficiale di My Love Is Your Love, il celebrato quarto album di Whitney Houston (1963-2012) del 1998, I Was Made To Love Him (cover al femminile di un celebre brano del primo Stevie Wonder, I Was Made To Love Her, 1967) non compariva proprio; si segnalava solo la presenza di una ghost track. Mi è tornato in mente quando ho saputo della morte di Clive Davis (1932-2026), il magnate discografico che alla musica (pop, rock, soul) ha fatto assai del bene, talvolta però imbrigliando (qualcuno dice, manipolando) gli artisti della sua scuderia secondo la ferrea e disumana strategia imposta dallo star system americano. Non c’è riuscito con Patti Smith, ma con Whitney sì. Era più fragile, vittima di un padre dispotico più interessato ai ricavi che alle canzoni, dunque prigioniera dei numeri e delle hit parade. A quei livelli, un insuccesso commerciale è inammissibile.

All’epoca era Lauryn Hill l’astro nascente del soul hip hop – cantante, compositrice e produttrice – fresca del travolgente successo dei due album dei Fugees. Era moderna, brillante, versatile… il nuovo che avanza, come si dice. Whitney fu tentata di farle produrre un intero album, come stava facendo la più intrepida Aretha Franklin con A Rose Is Still A Rose, ma Clive tremò per tema che la sua ancella più devota, fuori dal recinto, smettesse di deporre uova d’oro. E difatti I Was Made To Love Him poco c’entra col resto del disco che, pur vantando autori di lusso come Diane Warren e Babyface, è un esercizio di equilibrismo sul filo del nu-melodic-soul.

Riascoltandola dopo quasi trent’anni è il brano più “fresco” (anche se molto Fugees) di tutta la produzione di Whitney Houston, persino migliore di I Learned From The Best, che ho ascoltato fino alla saturazione quando I Was Made To Love Him era ancora figlia di nessuno.

Ecco altre dieci belle versioni del classico di Stevie: 1) Chaka Khan 2) Jackson Five 3) Tom Jones 4) Boyz II Men 5) Michael McDonald 6) Beach Boys 7) Sister Sledge 8) King Curtis 9) Jimi Hendrix (Bbc Sessions) 10) Booker T. & the M.G.’s.

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