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La bellezza sfregiata

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Dal Sulcis all’idea del ponte sullo Stretto,troppi progetti offendono storia e paesaggi. Senza giustificazioni
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Luciano Peddis è un chimico, è stato professore per più di trent’anni all’istituto minerario di Iglesias. Del Sulcis Iglesiente conosce materiali, pietre, falde acquifere. Insegnava ai suoi ragazzi a riconoscere l’inquinamento portato in quel lembo meraviglioso di Sardegna dall’illusione di un progresso senza limiti e senza regole. Quello delle miniere che scavavano sempre più a fondo per estrarre piombo, zinco, argento, promettendo di portare lavoro e sviluppo senza chiedersi quali ferite stessero infliggendo a un territorio incantato. Il villaggio minerario abbandonato di Monteponi racconta una storia che doveva significare riscatto e ha portato abbandono. Sembra una cittadina fantasma, a eccezione dell’archivio storico minerario che uno sparuto gruppo di persone tiene aperto a raccontare cos’è stato. E cosa ha significato. Da presidente dell’università della Terza età di Iglesias, Peddis ha organizzato un incontro con tutte le altre università della terza età della Sardegna, il pro…

Luciano Peddis è un chimico, è stato professore per più di trent’anni all’istituto minerario di Iglesias. Del Sulcis Iglesiente conosce materiali, pietre, falde acquifere. Insegnava ai suoi ragazzi a riconoscere l’inquinamento portato in quel lembo meraviglioso di Sardegna dall’illusione di un progresso senza limiti e senza regole. Quello delle miniere che scavavano sempre più a fondo per estrarre piombo, zinco, argento, promettendo di portare lavoro e sviluppo senza chiedersi quali ferite stessero infliggendo a un territorio incantato. Il villaggio minerario abbandonato di Monteponi racconta una storia che doveva significare riscatto e ha portato abbandono. Sembra una cittadina fantasma, a eccezione dell’archivio storico minerario che uno sparuto gruppo di persone tiene aperto a raccontare cos’è stato. E cosa ha significato. Da presidente dell’università della Terza età di Iglesias, Peddis ha organizzato un incontro con tutte le altre università della terza età della Sardegna, il prossimo 26 settembre. Porteranno dati su un inquinamento che la politica elude e in troppi non vogliono vedere. Mesi fa ero stata in Val d’Ossola,a Pieve Vergonte, e avevo incontrato una storia simile di bonifiche quasi impossibili, di fiumi da rettificare, e di amministratori che lottano in solitaria atto dopo atto, sentenza dopo sentenza, per mettere in sicurezza il più possibile i loro concittadini. Hanno di fronte uno Stato e delle aziende che preferirebbero dimenticare e andare avanti. Ma a volte non si può. A volte non si deve.Non sono mai stata contro gli stabilimenti che portano lavoro in luoghi che ne hanno un bisogno disperato, né contro le grandi opere. Non mi ha mai fatto paura, il progresso. Ho sempre pensato che andasse semplicemente guidato. Girando per l’Italia negli ultimi due anni, ho capito che troppo spesso non è stato così.

Delle mie estati a Sud ricordo i relitti di un petrolchimico mai partito a Saline Joniche. Ovunque vada, incontro qualcosa di simile, una mancanza di cura e attenzione che se un tempo si poteva imputare alla cattiva conoscenza oggi non ha giustificazioni. Giulio Ferroni ha scritto per Laterza un libro molto bello che si intitola Tra Scilla e Cariddi, Panegirico per lo Stretto. Lo definisce «lo scatto necessario di un vecchio professore che si è occupato tutta la vita di letteratura e ha sempre pensato che la letteratura riguardasse la vita (e la vita di tutti)». Definisce il progetto del ponte come «violenza a un luogo cruciale dell’Italia e a tutto il passato, alla storia, all’arte, alla letteratura, che sono trascorsi sullo Stretto, alla bellezza severa che in esso si disegna, sfuma e si avvolge su se stessa». Convoca il mito e la bellezza, Ferroni. Cita gli scrittori siciliani, dal D’Arrigo di Horcynus Orca a Nadia Terranova, che contro il progetto del ponte si batte da sempre. Invita gli intellettuali troppo silenti a trovare la voce. A difendere storia e bellezza.

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