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Se il dilemma greco finisce nel piatto

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PENTOLE E PAROLE: come si chiama il piatto tipico del Paese nella lingua locale?
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Theodor Kallifatides è uno dei più importanti scrittori greci viventi, ma scrive principalmente in svedese. La Svezia è il Paese dove è emigrato negli anni 60 a poco più di vent’anni, e dove vive tuttora. Ha scritto molti libri che parlano, in modi assai variegati, dell’essere greci. Nello specifico è noto in tutto il mondo per una trilogia che racconta i decenni tra l’inizio della Seconda guerra mondiale e la fine della guerra civile. I tre romanzi sono stati finalmente tradotti in italiano per la prima volta da Crocetti. Uno s’intitola Contadini e signori, il secondo L’aratro e la spada e il terzo, uscito in questi giorni, Una pace crudele. Come si può intuire dai titoli, la grande Storia della nazione greca è raccontata attraverso piccole storie di genti di villaggio: preti, pasticcieri, contadini, un sindaco collaborazionista, un maestro comunista, e soprattutto molte donne.

Nella prefazione al primo volume l’autore dice cose molto forti: “Posso guardarmi indietro senza amarezza. …

Theodor Kallifatides è uno dei più importanti scrittori greci viventi, ma scrive principalmente in svedese. La Svezia è il Paese dove è emigrato negli anni 60 a poco più di vent’anni, e dove vive tuttora. Ha scritto molti libri che parlano, in modi assai variegati, dell’essere greci. Nello specifico è noto in tutto il mondo per una trilogia che racconta i decenni tra l’inizio della Seconda guerra mondiale e la fine della guerra civile. I tre romanzi sono stati finalmente tradotti in italiano per la prima volta da Crocetti. Uno s’intitola Contadini e signori, il secondo L’aratro e la spada e il terzo, uscito in questi giorni, Una pace crudele. Come si può intuire dai titoli, la grande Storia della nazione greca è raccontata attraverso piccole storie di genti di villaggio: preti, pasticcieri, contadini, un sindaco collaborazionista, un maestro comunista, e soprattutto molte donne.

Nella prefazione al primo volume l’autore dice cose molto forti: “Posso guardarmi indietro senza amarezza. Ho superato lo sciocco orgoglio di essere greco, così come la sciocca vergogna di essere greco”. Leggendo queste righe e vedendo apparire istantanee di amici in vacanza in qualche isola greca, mi è sorta una domanda, la cui risposta non svela il destino del mondo ma è interessante: come si chiama, in greco, l’insalata greca? Il piatto che conosciamo non esisteva in questa forma prima degli anni 70, quando la cultura greca stava cercando, come altri Paesi europei tra cui l’Italia, di affrancarsi dal proprio passato contadino per diventare una nazione moderna. Sono andato a verificare: si chiama horiatiki salata, che vuol dire “insalata del villaggio” o “insalata contadina”.

L’insalata del villaggio

Che cosa serve Per 4 persone: 600 g di pomodori maturi 2 cetrioli 1 piccola cipolla rossa 20 olive nere 200 g di feta basilico e origano; olio, aceto e sale

Come procedere

Tagliate i pomodori e i cetrioli “alla greca”, cioè con geometrie irregolari. Affettate la cipolla. Mescolate tutti gli ingredienti tranne la feta. Dividete in quattro ciotole e ponete sopra ciascuna di esse una fetta sottile di feta, che ciascuno potrà rompere a suo piacimento.

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