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Natalia Aspesi: ogni nascita mi rende felice

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QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
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Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano

Gentile Aspesi, mi scuso se torno ancora sul tema della procreazione medicalmente assistita, dopo la mia lettera sul Venerdì del 21 agosto. Si tratta di un argomento che tocca profondamente moltissime coppie, anche se non tutte sono ancora pronte ad affrontarlo apertamente. Il fatto che lei abbia appunto “aperto” le porte di questa rubrica è molto importante. Nel frattempo, a Napoli, presso il Centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Paolo, si è verificato un nuovo e drammatico episodio. Una coppia ha infatti dato alla luce una bambina che, da un punto di vista biologico, non appartiene a loro: a causa di un errore durante la fase di trasferimento embrionale, è stato impiantato un embrione appartenente a un’altra coppia. In questo caso non vi è possibilità di rimediare all’errore. Diversa, invece, sembra la situazione verificatasi a Milano, dove un analogo s…

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano

Gentile Aspesi, mi scuso se torno ancora sul tema della procreazione medicalmente assistita, dopo la mia lettera sul Venerdì del 21 agosto. Si tratta di un argomento che tocca profondamente moltissime coppie, anche se non tutte sono ancora pronte ad affrontarlo apertamente. Il fatto che lei abbia appunto “aperto” le porte di questa rubrica è molto importante. Nel frattempo, a Napoli, presso il Centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Paolo, si è verificato un nuovo e drammatico episodio. Una coppia ha infatti dato alla luce una bambina che, da un punto di vista biologico, non appartiene a loro: a causa di un errore durante la fase di trasferimento embrionale, è stato impiantato un embrione appartenente a un’altra coppia. In questo caso non vi è possibilità di rimediare all’errore. Diversa, invece, sembra la situazione verificatasi a Milano, dove un analogo scambio sarebbe stato individuato prima, consentendo di intervenire tempestivamente ed evitare una gravidanza. Ebbene, questi episodi dimostrano che il tema non può essere sottovalutato né relegato a casi isolati. È necessario affrontarlo con serietà, trasparenza e senso di responsabilità, soprattutto nel settore pubblico, dove occorre rafforzare procedure, controlli e tracciabilità. Nicola Campoli

Tutto ciò che riguarda la nascita di una nuova creatura mi lascia felice e piena di pensieri. Adesso poi che si ricorre ai centri di procreazione medicalmente assistita addirittura di più. Io non sapevo, e me ne scuso, che le coppie che ricorrono ai centri fossero così tante, e per me alla base c’era sempre il vuoto di una mancanza di figli. Lei ha ragione, è giusto che i centri siano perfettamente controllati e che certi errori non capitino più.

Scambio di embrioni, bisogna essere informati

Cara Natalia, devo sgridarla per la sua poca informazione sugli ovuli scambiati all’ospedale San Raffaele di Milano. Sul Venerdì del 21 agosto Lei ha detto di non saperne niente e ha affermato: che male c’è a essere fecondate da un altro uomo? In realtà non solo il seme era di un altro uomo, ma anche gli ovuli erano di un’altra donna. Le sembra poco, considerando che gli ovuli in genere vengono raccolti e conservati quando la donna è più fertile, e così le coppie hanno perso non solo il proprio materiale biologico, ma anche l’occasione della loro vita? Sarebbe bastato chiedere a chi è più informato, o una veloce ricerca online. Legga qua: gli embrioni impiantati per errore al San Raffaele erano di un’altra donna e di un altro uomo. La perdoniamo sempre, ma un po’ più di attenzione e delicatezza sarebbe opportuno. Con affetto, Giovanni Frigerio, Milano

Mamma mia, che sgridata, me ne ricorderò per un bel po’; e lei ha perfettamente ragione. Per difendermi posso dire che io non ho mai scritto “che male c’è a essere fecondata da un altro uomo?”. Forse potrebbe non perdonarmi per la mia superficialità, ma io la ringrazio molto del suo gentile affetto.

Dieci anni fa alla mia lettera risposero due donne. E oggi?

Signora Aspesi, voglio sperare che nella sua rubrica ci sia ancora posto per le questioni (solo) di cuore… Maschio, 70 anni quando le ho scritto la prima volta. Ho ritrovato casualmente quella lettera ora che ne sto per compiere 80 e mi è sembrata attualissima. In quella lettera le confidavo un’esperienza diretta con una Signora che, dopo le melliflue moine iniziali, divenne furiosa e offensiva quando le parlai della mia impotenza. Mi venne naturale scrivere alla sua rubrica, per porre a Lei e a me soprattutto alcune domande sulla reale emancipazione femminile. La sua risposta fu una sottile presa in giro nei miei confronti. Allora me ne adontai, oggi riconosco la fondatezza di quel sarcasmo. Ma ebbi la fortuna di ricevere la corrispondenza di molte donne, con due delle quali riuscii a stabilire uno stretto contatto - dopo averle incontrate di persona - sia mentale che fisico. Prendo atto che il bisogno della loro vicinanza e complicità è immutato. Ecco, se c’è qualcuna, coetanea o meno, che avverte lo stesso bisogno, un dialogo simpatico spiritoso confidenziale complice intimo, ne sarei felice. biassanot69@yahoo.it

Le signore della prima “ondata” sono già scomparse, ma non il suo bisogno, con una “coetanea o meno”, che avverta la stessa voglia “di dialogo simpatico spiritoso confidenziale complice intimo”. Mi scusi per averla abbandonata dai 70 agli 80 anni e di non aver risposto a una sua eventuale lettera che si lagnava per aver detto a una signora furibonda per essersi sentita dire, così di colpo, che lei “malgrado il femminismo” era impotente. Lei si adontò della mia risposta, io invece le dico questa volta che la storia dell’impotenza l’avrei tenuta ben nascosta, facendole perdere la testa con altri modi.

Astensione no: meglio annullare la scheda con uno slogan

Gentile Natalia, nella sua posta del cuore (dove sempre più spesso batte il cuore antifascista dei lettori) di venerdì 21 agosto ben tre lettere erano dedicate alla signora Meloni. Una in particolare ha accennato a un problema di fondo che mi angustia da tempo: la signora Meloni “con la minoranza dei voti degli italiani votanti governa contro la stragrande maggioranza dei votanti e dei non votanti”. Quello che mi angustia in particolare è l’astensionismo di coloro che si dichiarano “di sinistra” ma poco motivati dalla sinistra attuale. Vorrei lanciare un richiamo e un appello a tutti questi concittadini. Il richiamo: ogni astensione permette a quella minoranza di destra di dichiararsi maggioranza. L’appello: andate tutti a votare annullando la scheda con una espressione che sia monito al partito che vi ha deluso: basterebbe, per esempio No al riarmo, sì alla difesa popolare non violenta. Oppure, secondo le proprie preferenze Voto per una totale conversione di civiltà, a cominciare da quella ecologica, etc. Due risultati: la “maggioranza” non sarebbe più tale, l’opposizione uscirebbe dalla sua confortevole tana. Spero che la sua autorevole voce si unisca alla mia. Le auguro ogni bene. Anna Maria Laville, Napoli. Domiciliata a Gaza presso l’ospedale (distrutto) Nasser di Khan Younis

Sì, è ovvio che la sinistra avrà forse più voti degli altri, ma i voti degli astenuti non valgono. Il Vannacci poi sta portando alla destra dei voti orribili, di vero fascismo, il peggiore: e basta questo a renderci molto meno sicuri. Quello che manca è una vera sinistra, minacciata sempre da Conte e con la Schlein troppo generosa. Lei poi ci mette il suo gioco cattivo. Mi scusi, perché annullare dei voti che alla sinistra sarebbero preziosi?

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