Massimo Giannini: la solitudine di chi soffre
di Massimo GianniniGentile Giannini, ci si sente sopraffatti di fronte alla tragedia della famiglia di Roma, cancellata in un giorno d’agosto per l’estrema solitudine di fronte a una patologia grave della bambina che la coppia aveva avuto in età adulta. In questi anni l’atteggiamento della società nei confronti della disabilità è mutato, favorendo l’inclusione... Ma chi ha in famiglia una persona con malattie gravi sa che deve essere presente sempre e dovrebbe poter contare su qualcuno che subentri, per ore o giorni... Si discute su quali siano i temi rilevanti del dibattito politico: i prezzi, la sicurezza, la legalità... Tutti importanti, ma la salute? La solitudine di chi affronta battaglie inenarrabili? La malattia di un bambino del tutto invalidante è un peso enorme: un figlio rappresenta il futuro, uno spicchio di vita da veder crescere. Viene a mancare la speranza, se non si è ben sostenuti da reti familiari, affettive, sociali… Non parliamo dei disagi psicologici, psichici, sociali solo dopo le …
Gentile Giannini, ci si sente sopraffatti di fronte alla tragedia della famiglia di Roma, cancellata in un giorno d’agosto per l’estrema solitudine di fronte a una patologia grave della bambina che la coppia aveva avuto in età adulta. In questi anni l’atteggiamento della società nei confronti della disabilità è mutato, favorendo l’inclusione... Ma chi ha in famiglia una persona con malattie gravi sa che deve essere presente sempre e dovrebbe poter contare su qualcuno che subentri, per ore o giorni... Si discute su quali siano i temi rilevanti del dibattito politico: i prezzi, la sicurezza, la legalità... Tutti importanti, ma la salute? La solitudine di chi affronta battaglie inenarrabili? La malattia di un bambino del tutto invalidante è un peso enorme: un figlio rappresenta il futuro, uno spicchio di vita da veder crescere. Viene a mancare la speranza, se non si è ben sostenuti da reti familiari, affettive, sociali… Non parliamo dei disagi psicologici, psichici, sociali solo dopo le tragedie irreparabili, discutiamone prima, ma in modo serio.
Anna Anastasia (Napoli)
Gentile Anna, la tragedia di Luca, Valentina e della loro figlioletta Bianca è un abisso di solitudine e disperazione sul quale si fa un’immensa fatica ad affacciarsi. Intorno a noi ci sono vite devastate dalla malattia e dal dolore, di cui nessuno si occupa. In Italia le persone disabili sono quasi 13 milioni. Di queste, 3 milioni sono in condizioni gravi, oltre 1,5 milioni hanno più di 75 anni, quasi 359 mila sono bambini che frequentano le scuole, mentre più del doppio non possono fare neanche questo. Un terzo di questi “invisibili” vive solo, agli altri provvedono le famiglie, con sacrifici indicibili. Per queste persone lo Stato spende 28 miliardi l’anno: ma sono tutte pensioni, per i servizi restano due spicci. Proteggere queste vite dovrebbe essere una priorità assoluta per chi fa politica: maggioranze e opposizioni, regioni e comuni. Altro che premierati forti o leggi elettorali.
Mia figlia vive in Svizzera e non tornerà in Italia
Egregio Giannini, ho letto e condiviso il suo articolo del 29 agosto su Repubblica. Ho una figlia che vive con la famiglia a Losanna da 14 anni. Lei e il marito, laureati e dottorati in Italia, hanno trovato ottimi lavori, valorizzazione e retribuzioni adeguate. I tre figli (11, 8 e 5 anni) hanno iniziato la scuola pubblica il 17 agosto e tutto funziona: insegnanti, tempo pieno, mensa, pre e dopo-scuola, attività sportive, visite didattiche e gite. Non c’è insegnamento religioso, ma educazione all’affettività fin dall’infanzia. La Svizzera non è il paradiso terrestre, abbiamo visto la tragedia di Capodanno... Ma da noi in Lombardia la scuola pubblica inizia il 14 settembre, in altre regioni anche più avanti. Poi orari ridotti, mense sempre più rare, insegnanti nominati in ritardo, tempo pieno quasi inesistente... Come mai? È solo un problema economico o è una questione socio-culturale, un’attenzione alle nuove generazioni che manca completamente? Mia figlia non tornerà più in Italia non solo per motivi economici, ma perché in Svizzera il modo di pensare e l’organizzazione sociale consentono una vita migliore.
Maria Teresa Piazza (Lonate Ceppino - Varese)
Egregia signora Piazza, come per i disabili, la questione non è economica ma socio-culturale. I giovani sono una priorità per il Sistema-Paese? A chiacchiere sì, nei fatti no. E allora, con una stretta al cuore, fanno bene ad andarsene.
Dire che a destra sono ignoranti crea un danno alla sinistra
Caro Giannini, il dem Bonaccini dice «chi vota a destra ha studiato poco». Sulla plausibilità dell’affermazione non ho dubbi... Ma ha senso che intellettuali, giornalisti e politici di sinistra continuino a tenere distante la massa silenziosa che inevitabilmente si aggrappa a chi parla alle loro pance? Non è autolesionistico allontanarli con giudizi lucidi sì, ma offensivi? L’ignoranza non è una colpa, ma spesso risultato di situazioni sociali e condizioni economiche. Altra cosa è la credulità che spinge “gli ignoranti” fra le braccia di un governo che li impoverisce, non li cura nelle malattie, non li educa in scuole degne. Perché passare tutti per “radical chic”, invece di persuaderli a credere al valore del pubblico e alla bontà dei principi costituzionali?
Luciana Goffredo
Cara Luciana, Bonaccini ha detto la verità. Alle europee del 2024 il 62 per cento dei votanti del centrosinistra aveva una laurea, contro il 27 per cento dei votanti del centrodestra, mentre il 56 per cento dei votanti del centrodestra aveva solo un diploma di scuola media inferiore, contro il 37 per cento dei votanti del centrosinistra. Ma in un folgorante saggio uscito nel 2011, L’umiltà del male (Laterza), Franco Cassano spiegò il problema della sinistra: se non impara a confrontarsi con le debolezze e le fragilità degli umani, smettendo di specchiarsi nella sua perfezione e di rivendicare le sue cattedre morali, non riuscirà a battere la destra. Era vero allora, è vero ancora oggi.
La manina di destra contro Ranucci
Gentile Giannini, a mio avviso dietro tutta questa vicenda c’è una “manina di destra” per far fuori Ranucci.
Sergio Palumbo
Gentile Palumbo, non inseguo i complotti evocati da Sigfrido. Ma che a farlo fuori dalla Rai sia stata la “manona della destra”, questo lo vediamo tutti.
Sicuri che certe vacanze ci facciano bene?
Gentile Giannini, a settembre si rientra al lavoro e alla normalità. Ed ecco le solite frasi di rito tra amici, conoscenti e colleghi: «Le vacanze? Le ho già dimenticate!». E allora, abbiamo davvero bisogno di farci la vacanza, ritagliandoci la vita in una parentesi di 7 o 15 giorni? I manager ci dicono che le vacanze devono garantire il riposo psicofisico, ma è davvero così?
Giuliana Ranaldi
Gentile Giuliana, in più rubriche mi sono rammaricato per lo stress da overtourism estivo. Poi ho letto un bell’articolo sul Guardian, che ha tessuto l’elogio della vecchia, cara “villeggiatura all’italiana”. Quelle lunghe pause d’agosto, in cui si va in un posto e ci si riposa. Un mito degli anni Sessanta, consolidato grazie a sindacati forti e grandi aziende come Fiat e Olivetti: secondo il quotidiano inglese “dovrebbe essere un diritto garantito a tutti”. Che abbiano ragione loro?
Sul Venerdì dell’11 settembre 2026