Flag, il football senza botte che all’Italia fa fare sogni d’oro
di Massimo CalandriBattere gli americani a casa loro e nello sport più americano che c’è, anche se in una versione molto più elegante e dinamica, spettacolare e – soprattutto – non violenta: un sogno? Chissà. Appuntamento a Los Angeles 2028 con una probabile medaglia olimpica, e tanto meglio se sarà d’oro, che promette di far esplodere in Italia una disciplina oggi ancora poco conosciuta, ma dalle potenzialità enormi. Flag football. La versione senza placcaggi e caschi del football americano, che il mese scorso ha visto la nostra Nazionale protagonista ai mondiali di Düsseldorf. Un prestigioso e meritato secondo posto – finale persa contro gli Usa, guarda un po’ – dopo cinque vittorie consecutive con Gran Bretagna, Panama, Francia, Germania e infine Canada, in una storica partita che è valsa anche la conquista del pass per i Giochi (prima formazione italiana a qualificarsi per Los Angeles 2028).
Non è mica stata una sorpresa, perché gli azzurri, campioni d’Europa, sono sul podio mondiale da parecchio te…
Battere gli americani a casa loro e nello sport più americano che c’è, anche se in una versione molto più elegante e dinamica, spettacolare e – soprattutto – non violenta: un sogno? Chissà. Appuntamento a Los Angeles 2028 con una probabile medaglia olimpica, e tanto meglio se sarà d’oro, che promette di far esplodere in Italia una disciplina oggi ancora poco conosciuta, ma dalle potenzialità enormi. Flag football. La versione senza placcaggi e caschi del football americano, che il mese scorso ha visto la nostra Nazionale protagonista ai mondiali di Düsseldorf. Un prestigioso e meritato secondo posto – finale persa contro gli Usa, guarda un po’ – dopo cinque vittorie consecutive con Gran Bretagna, Panama, Francia, Germania e infine Canada, in una storica partita che è valsa anche la conquista del pass per i Giochi (prima formazione italiana a qualificarsi per Los Angeles 2028).
Non è mica stata una sorpresa, perché gli azzurri, campioni d’Europa, sono sul podio mondiale da parecchio tempo dietro ai maestri statunitensi, e il movimento è in continua crescita. Con tante storie sorprendenti da raccontare, tra libri, film di successo e personaggi che proprio non ti aspetti: tipo, la famiglia Clinton al completo.
La sorpresa di Hillary Clinton
Nato durante la Seconda guerra mondiale, perché i soldati statunitensi si mantenessero in forma senza rischiare infortuni, il flag si gioca 5 contro 5 in un campo dalle dimensioni relativamente ridotte – le misure sono espresse in yard: 70 x 30, ovvero 64 x 27,4 metri – e bisogna fare meta, cioè touchdown. Niente placcaggi, abbiamo detto: l’avversario si ferma strappandogli una delle due bandierine che porta legate alla vita. O intercettando il pallone ovale lanciato dagli attaccanti, che hanno quattro tentativi per segnare. Due tempi da 20 minuti l’uno, due minuti di intervallo. Tutto molto veloce, divertente, semplice, sostenibile.
«Un gioco giovane, facile, pulito»: Leoluca Orlando, già sindaco di Palermo ed europarlamentare, è il presidente della Fidaf, acronimo che sta per Federazione italiana di American Football, e che comprende le versioni con placcaggio (tackle) e senza (flag, appunto). Una passione che gli è venuta nel secolo scorso, sorride. «Nel ’98 nel capoluogo siciliano è nata la Federazione internazionale, l’anno seguente abbiamo ospitato i primi mondiali di football americano al Velodromo Borsellino, orfani – per ragioni di sicurezza – degli Stati Uniti».
Qualche stagione dopo, Orlando accetta il ruolo di presidente italiano. E si innamora (anche) del flag. «Siamo partiti con tre club, oggi siamo a 120». Un campionato maschile, uno femminile. Le categorie giovanili, che fino agli Under15 sono miste. Circa diecimila praticanti in Italia (sono 20 milioni nel mondo, un centinaio di federazioni). I Guelfi di Firenze sono campioni in carica. Nel 2023 e 2025, l’Italian Bowl, la finalissima per lo “scudetto”, si è disputata a Toledo, Ohio. «Ed è lì, in Ohio, che tre anni fa è venuto a vederci John Grisham». Scrittore – 300 milioni di copie vendute – e politico. «È l’autore di Playing for pizza (in Italia tradotto con Il professionista, ndr), libro che racconta la storia di un giocatore americano dalla carriera distrutta che fugge dagli Usa e ritrova se stesso giocando con una squadra di dilettanti italiani, i Panthers di Parma. La squadra preferita da Grisham».
In quell’anno dei mondiali a Palermo, Orlando aveva ospitato la famiglia Clinton. «Ci siamo rivisti in America con Hillary, e quando ha saputo che sono il presidente del flag ha sgranato gli occhi per la sorpresa: “Allora aveva ragione Bill, a dire che sei un pazzo!”. Sarò anche pazzo, ma gli Azzurri a Düsseldorf ci hanno fatto toccare il cielo con un dito. Ed è solo l’inizio». I ragazzi della Nazionale sono tutti dilettanti: studenti, pizzaioli, muratori, manager, personal trainer. Cinque oriundi su 12 convocati. Tra di loro Vinny Papale, figlio di Vincent, l’ex barista di Philadelphia leggenda del football americano – ora sfegatato tifoso azzurro – che ha ispirato il film con Mark Wahlberg Invincible (Imbattibile, in Italia).
Sul tetto del mondo
Nella finale mondiale di agosto con gli Usa (persa 46-26), l’Italia a un certo punto aveva pareggiato i conti sull’8-8 grazie a Jordan Bouah, autore del touchdown e successiva trasformazione. Ha il numero 23 sulle spalle. «In onore di Michael Jordan, un tempo giocavo a pallacanestro». Romano di padre nigeriano e madre sarda, 31 anni, da 15 protagonista col flag football, Jordan ha accompagnato l’evoluzione di questo sport in Italia. «All’inizio era soprattutto una versione estiva e rilassata del “tackle”, una cosa da fine settimana: poi ha continuato a crescere, come numero di praticanti e qualità. È una disciplina con delle potenzialità incredibili», spiega. «Negli Stati Uniti ci sono delle borse di studio legate al flag. Oggi un adolescente italiano può pensare di andare a studiare laggiù, grazie a questo sport».
Le Olimpiadi di Los Angeles saranno un’occasione irripetibile. «Parliamo di medaglie vere, non sarà semplicemente uno sport dimostrativo». Si fa peccato, a sognare l’oro? «Ci siamo già qualificati, al torneo parteciperanno sei squadre: tra il primo e il sesto posto il margine di errore è minimo, sarà questione di dettagli, anche di un pizzico di fortuna. Battere gli americani? A Düsseldorf sono stati sconfitti da Samoa, dopo 14 anni di imbattibilità. Se la sono giocata all’ultimo con Messico e Giappone. Anche noi li abbiamo messi in difficoltà. Continuiamo a sognare».
Sul Venerdì del 18 settembre 2026