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A lezione da due padri

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Le parole di Gino Cecchettin e Franco Isceri e una politica che straparla di patriarcato mediterraneo
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Salve Giannini, ho letto l’articolo di Annalisa Cuzzocrea sul Venerdì, “Come possiamo salvarci?”, e mi chiedo cosa trattiene mio figlio 30enne dal togliermi di mezzo, visto che non riesce a trovare lavoro, ha ripreso gli studi e se non ci fossi più potrebbe diventare autonomo e unico proprietario dell’appartamento dove abitiamo. Non mi sembra che dal governo arrivi un alt… Mi ha colpito qualche anno fa il commento della Meloni alla Rai, di fronte alla violenza subita da una ragazza: ha ribadito come la “sua” famiglia l’aveva educata a sapersi comportare, per evitare queste “disgrazie”. Quindi siamo alle solite. A 15 anni sono stata aggredita e palpeggiata alle spalle da uno sconosciuto, urlando sventai il peggio, quando denunciai l’accaduto il poliziotto mi chiese come ero vestita. Nel 1998 dopo avere rifiutato di parcheggiare l’auto in garage, l’allora marito mi scaraventò dall’altra parte della stanza, nostro figlio si fece la pipì addosso e i miei suoceri si limitarono a rassicurar…

Salve Giannini, ho letto l’articolo di Annalisa Cuzzocrea sul Venerdì, “Come possiamo salvarci?”, e mi chiedo cosa trattiene mio figlio 30enne dal togliermi di mezzo, visto che non riesce a trovare lavoro, ha ripreso gli studi e se non ci fossi più potrebbe diventare autonomo e unico proprietario dell’appartamento dove abitiamo. Non mi sembra che dal governo arrivi un alt… Mi ha colpito qualche anno fa il commento della Meloni alla Rai, di fronte alla violenza subita da una ragazza: ha ribadito come la “sua” famiglia l’aveva educata a sapersi comportare, per evitare queste “disgrazie”. Quindi siamo alle solite. A 15 anni sono stata aggredita e palpeggiata alle spalle da uno sconosciuto, urlando sventai il peggio, quando denunciai l’accaduto il poliziotto mi chiese come ero vestita. Nel 1998 dopo avere rifiutato di parcheggiare l’auto in garage, l’allora marito mi scaraventò dall’altra parte della stanza, nostro figlio si fece la pipì addosso e i miei suoceri si limitarono a rassicurare il bambino sull’amore del padre. Denunciai anche lì e i carabinieri mi risposero che non potevano intervenire su cose di famiglia. Le sembra che ci siamo evoluti? Urge una coscienza collettiva dal basso, visto che quella dei governanti manca. Cristina (da Roma)

Cara Cristina, la tragedia l’ha sfiorata, ne è uscita, ma ha vissuto l’inferno che tocca a tante donne. Che non denunciano per paura, o che denunciano e poi, tra media, questure e aule giudiziarie, entrano nel tunnel dell’indifferenza e della diffidenza, dell’umiliazione e della colpevolizzazione. La politica pensa solo alla repressione, non alla prevenzione. Ma come insegnano Gino Cecchettin e ora Franco Isceri, due padri schiantati dal dolore ma animati dalla dignità, tutto nasce dalla formazione culturale, sentimentale, sessuale. “Coscienza collettiva dal basso”, come dice lei, è la formula giusta. Ma qui, dall’alto, sentiamo parlare di “patriarcato mediterraneo”. Così non ne usciremo mai.

Meno famiglia nel bosco e più attenzione ai disabili Buongiorno, sono una caregiver (insieme a mio marito) di una ragazza di 35 anni con disabilità complessa e piuttosto grave. Per fortuna siamo in pensione e quindi possiamo dedicarci a lei quando non è presso il centro diurno che frequenta e, sempre per fortuna, non abbiamo assilli economici. Quelli che hanno portato a una tragica decisione la famiglia di cui abbiamo letto in questi giorni. Di famiglie con queste problematiche ce ne sono tante, inascoltate da tutti, destra e sinistra. Mi piacerebbe che in uno dei tanti programmi che seguo su La7, di cui è spesso ospite, si parlasse di questa legge e soprattutto si ponesse qualche domanda in merito a coloro che hanno fatto una bandiera della “famiglia nel bosco”... Certo, in tv sono più folkloristici rispetto ai disabili e più facili da sistemare. Donatella Pulga

Donatella, io mi inchino di fronte a persone come lei. E mi indigno di fronte a una politica che dimentica le persone fragili e i 12 milioni di eroi che le assistono e le curano. Il dramma della disabilità non porta voti, il carnage sulla famiglia nel bosco invece sì. In questo scarto c’è lo straziante fallimento di una civiltà.

Care ragazze, lottate contro il “vali solo se sei bella” Carissimo Massimo, ci risiamo. Quel famoso mister universo di Aurelio De Laurentiis ha definito Elly Schlein “inguardabile”… Come se tutti questi decenni di lotte non fossero mai esistiti e alle donne che osano avventurarsi nei territori ritenuti solo maschili viene riservato il solito, atavico trattamento: vali qualcosa solo se il tuo aspetto fisico è ritenuto accettabile. Dico solo alle ragazze di farsi coraggio, perché tutte le conquiste fatte dalle loro mamme purtroppo, se non stanno attente, gliele porteranno via. Sabrina Comastri (Bologna)

Carissima Sabrina, condivido la sua rabbia, ma l’unico De Laurentiis che riconosco è quello imitato da Max Giusti a GialappaShow. Lo guardi: è più garbato dell’originale.

Tassare gli extraprofitti non c’entra con l’Urss Gentile Giannini, dopo aver ascoltato che al ministro Tajani il sentir parlare di tasse fa venire l’orticaria e che tassare gli extraprofitti è roba da Unione Sovietica, non ho potuto trattenere un moto di ribrezzo. Ma mi è tornato il buonumore ascoltando a La7 l’ambasciatore Piero Benassi: ha ricordato che in Urss, oltre agli extraprofitti, non esistevano nemmeno i profitti.

Nelson Iotti (Reggio Emilia)

Gentile Nelson, nel solco della risposta precedente: l’unico Tajani che mi convince è quello imitato da Maurizio Crozza a Fratelli di Crozza. Lo guardi: è più credibile dell’originale.

Le primarie servono solo a creare divisioni

Ciao Massimo, ringrazio Francesco Piccolo per l’articolo su Repubblica in cui dice no alle primarie. È quello che pensa la maggioranza dei semplici elettori. Le primarie di coalizione sono divisive. I partigiani avevano un solo obiettivo primario, sconfiggere i nazifascisti. Erano delle più diverse opinioni, ma animati dal buon senso. Alberto Arena

Ciao Alberto, stavolta non sono d’accordo col mio amico Piccolo. Le primarie in Italia le ha inventate il centrosinistra, ai tempi di Prodi. Sono una festa di popolo, e non bisogna mai aver paura di interpellarlo, specie nel tempo in cui la partecipazione democratica svanisce. Tutto sta a lanciarle bene, dopo che i candidati hanno scritto il programma comune e si sono impegnati, chiunque vinca, a farsene interpreti. E tutto sta a presentarle così, e non come un’ordalia sanguinaria che farà morti e feriti. Sono “divisive”? Qui rubo lo strumento usato da Francesco Merlo nella posta dei lettori su Repubblica: “divisivo” è ormai una parola malata, quindi merita la “ghigliottina”.

Il confronto Monti/Vannacci non andava organizzato Caro Giannini, il match di Cernobbio tra Monti e Vannacci è stato vinto a man bassa dal primo, né poteva essere altrimenti. Tuttavia, il generale potrà vantarsi di essersi confrontato col professore. Ma ha fatto bene Monti ad accettare il confronto? Andrea La Francesca (Novara)

Caro Andrea, Monti ha fatto bene ad accettare il confronto, perché almeno lui ha potuto sbattere in faccia a Vannacci la sua “retorica parafascista”. A fare male è stato il Forum Ambrosetti, che non doveva invitare un generale innamorato della X Mas.

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