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La mia Russia che mette il bavaglio ai libri

Podpisanie Izdanja è una libreria di San Pietroburgo, celebre per la sua selezione di libri indipendenti: la nuova legge coinvolge anche realtà simili (Nanna Heitmann/The New York Times) 

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In esilio a Berlino, la scrittrice Natasha Kiseleva racconta cosa è diventato fare letteratura nel suo Paese di origine: permessi da ottenere, divieti da aggirare, rischi da affrontare. Lo scopo: spegnere la libertà di espressione
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Qualche tempo fa, una scrittrice che conosco voleva fare qualcosa che in Russia è vietato: pubblicare una storia su due donne innamorate. Per raggiungere il suo obiettivo, alla fine è stata costretta a nascondere il genere dei personaggi scrivendo al presente (i verbi al presente non hanno genere in russo) e scegliendo nomi usati sia da uomini che da donne, come Sasha o Zhenja. Solo pochi anni fa, nessuna di queste acrobazie linguistiche era necessaria: dalla fine degli anni 80 fino ai primi due decenni di governo di Vladimir Putin, la letteratura godeva di una libertà quasi totale in Russia.

Capisco che questo possa sorprendere chi non ha familiarità con quello che è accaduto negli ultimi anni: la sistematica presa di controllo da parte del Cremlino di giornalismo, televisione, cinema e altri settori. Ma considerate che prima del 2024, Ficbook, il più grande archivio online di fanfiction in lingua russa, conteneva un tesoro facilmente accessibile di fantasie gay che raffiguravano – p…

Qualche tempo fa, una scrittrice che conosco voleva fare qualcosa che in Russia è vietato: pubblicare una storia su due donne innamorate. Per raggiungere il suo obiettivo, alla fine è stata costretta a nascondere il genere dei personaggi scrivendo al presente (i verbi al presente non hanno genere in russo) e scegliendo nomi usati sia da uomini che da donne, come Sasha o Zhenja. Solo pochi anni fa, nessuna di queste acrobazie linguistiche era necessaria: dalla fine degli anni 80 fino ai primi due decenni di governo di Vladimir Putin, la letteratura godeva di una libertà quasi totale in Russia.

Capisco che questo possa sorprendere chi non ha familiarità con quello che è accaduto negli ultimi anni: la sistematica presa di controllo da parte del Cremlino di giornalismo, televisione, cinema e altri settori. Ma considerate che prima del 2024, Ficbook, il più grande archivio online di fanfiction in lingua russa, conteneva un tesoro facilmente accessibile di fantasie gay che raffiguravano – per esempio – Putin in rapporti intimi con altri leader mondiali, tra cui Joe Biden ed Emmanuel Macron. Io stessa ho goduto di questa libertà: il mio primo libro, Ci rivedremo, aveva una serie di personaggi queer o che si opponevano al Cremlino: è uscito nel 2020 senza un taglio.

Premi e sovvenzioni

Questo era il passato. Dopo aver dichiarato guerra all’Ucraina nel 2022, Putin ha scatenato una devastante repressione della libertà di espressione in Russia. Inizialmente nel mirino sono finite le critiche alla guerra e chi le faceva. Col passare del tempo però la censura si è estesa, arrivando a colpire una vasta gamma di espressioni culturali. Ora, per la prima volta dalla fine dell’era sovietica, il Cremlino sta mettendo il bavaglio alla letteratura. A inizio settembre nel mio Paese sono entrati in vigore nuovi standard professionali che definiscono cosa significhi essere uno scrittore. Secondo questi standard, è scrittore chiunque “realizzi i concetti artistici in un’opera letteraria” e chiunque “rielabori, elabori o drammatizzi letteratura”: compresi i correttori di bozze.

Non solo: se uno scrittore – o un correttore o un traduttore – aspira a ricevere determinate sovvenzioni statali, partecipare a premi letterari finanziati dallo Stato o ricevere una pensione, deve possedere conoscenze di storia e cultura russe riconosciute dallo Stato e aver conseguito una laurea universitaria.

Non si tratta semplicemente di una messinscena burocratica. Le conseguenze di questa legge saranno di vasta portata. Dopotutto, molti dei giganti della letteratura russa – tra cui Iosif Brodskij, Anna Achmatova e Ivan Bunin – non hanno mai preso una laurea. Chi ha promosso la legge non fa mistero dei motivi che la animano. La letteratura è “una questione di importanza statale” è scritto nei documenti che accompagnano la norma. Il Cremlino deve controllarla.

Natasha Kiseleva è una scrittrice russa residente a Berlino: gestisce il canale Telegram Natasha Daily Against Wa 

La storia simbolo

Poco dopo l’invasione dell’Ucraina, il Parlamento russo ha messo al bando ogni forma di “propaganda Lgbt”, e le autorità hanno istituito un “gruppo di esperti” per determinare se i libri fossero conformi alla legge. Questi esperti hanno stilato elenchi di opere considerate discutibili: classici come Fjodor Dostoevskij e autori occidentali come Susan Sontag e Stephen King. L’anno scorso, la polizia ha usato la legge come pretesto per fare irruzione in diverse case editrici in relazione a un racconto per adolescenti che affrontava temi Lgbt. Poi i pubblici ministeri hanno accusato tre dipendenti delle case editrici nel mirino di “estremismo” per aver distribuito il libro in questione e altri simili.Il “Caso degli editori” – come è noto – è il primo procedimento penale per il contenuto di libri dal crollo dell’Unione Sovietica. Si è chiuso qualche settimana fa, dopo che gli impiegati coinvolti hanno passato un anno ai domiciliari, si sono dichiarati colpevoli, hanno pagato l’equivalente di migliaia di dollari in multe e sono stati condannati con sospensione della pena. La cosa più sorprendente è al momento della pubblicazione, i libri al centro del caso non violavano nessuna legge: Putin ha firmato la legge sulla “propaganda Lgbt” un anno dopo la loro pubblicazione. È proprio questo il punto: il Cremlino sta creando un clima di incertezza e paura, basato su punizioni arbitrarie. L’obiettivo è promuovere l’autocensura ed eliminare il dissenso.

Senza confini

Scrivere questo articolo è stato come avventurarmi nel giornalismo d’inchiesta. Per comunicare con gli scrittori ancora in Russia, ho mandato messaggi vocali che scomparivano nel giro di un’ora. Un autore mi ha parlato solo tramite un intermediario. Una dozzina di altri non ha risposto. Nessuno ha rifiutato esplicitamente di parlare con me, ma il loro silenzio la dice lunga. Dalla relativa sicurezza all’estero, gli esiliati russi possono sondare i limiti della libertà di espressione nel loro Paese d’origine. Quando parlano apertamente e spesso di censura letteraria, il governo li bolla come “agenti stranieri”, un’accusa che espone al rischio di anni di carcere: è successo anche a me, poco tempo fa. Nel 2022, il confine tra discorso accettabile e inaccettabile era netto. Quell’anno, tre poeti che recitarono versi contro la guerra presso un monumento dedicato al poeta Vladimir Majakovskij furono malmenati e incarcerati. Quando gli scrittori Boris Akunin e Dmitrij Glukovski criticarono la guerra dall’estero, furono condannati a lunghe pene detentive in contumacia. Oggi non è più necessario esprimersi pubblicamente contro la guerra per finire nel mirino del Cremlino. Non serve neppure essere una personalità di spicco. Basta essere coinvolti in un testo – come autore, redattore, editore, distributore o venditore – che le autorità ritengano discutibile.

Nessuno sa più dove siano i confini. Le regole devono essere interpretate non solo per ciò che vietano oggi, ma anche per ciò che potrebbero voler dire domani. Dal primo settembre, il pericolo non è che agli autori che non rispettano gli standard statali venga vietato di scrivere libri. Il pericolo è che gli editori ci pensino due volte prima di lavorare con loro. I libri degli scrittori non autorizzati non verranno pubblicati, e una generazione di voci potrebbe scomparire prima ancora di essere ascoltata.

(Copyright The New York Times 2026 – Sul Venerdì del 18 settembre 2026)

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