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Tiago Rodrigues: Lui, lei e la vita che si ostina a continuare

Tiago Rodrigues, 49 anni, fino al 2030 direttore del festival di Avignone (Masiar Pasquali) 

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Coro degli amanti è la prima regia in italiano del drammaturgo portoghese, con Isabella Ragonese e Francesco Alberici. «Parlo di come il tempo trasforma l’amore», spiega durante le prove
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La scena – un tappeto di terra, un fondale verde, un tavolino, due sedie, un giradischi, un paio di tazze da tè, un bollitore, qualche piantina aromatica – è allestita in sala prove, a breve verrà trasferita sul palcoscenico del Piccolo di via Rovello dove Coro degli amanti debutta il 29 settembre. Intanto la prima regia in italiano di Tiago Rodrigues, portoghese cittadino del mondo, dal 2021 direttore del festival di Avignone (riconfermato fino al 2030), sta prendendo forma e ritmo qui, cucita con dedizione su misura per i suoi due interpreti, Isabella Ragonese e Francesco Alberici. Si parlano parecchie lingue durante queste prove, una koiné sorprendentemente fluida che ingloba italiano, portoghese, francese, inglese. «Adoro questa babele», dice Rodrigues. Non parla italiano ma lo capisce benissimo. «Il teatro di parola tende a rendersi pericolosamente territoriale, io credo invece che tutto quello che si perde nella felice confusione della traduzione sia rimpiazzato da quel che si g…

La scena – un tappeto di terra, un fondale verde, un tavolino, due sedie, un giradischi, un paio di tazze da tè, un bollitore, qualche piantina aromatica – è allestita in sala prove, a breve verrà trasferita sul palcoscenico del Piccolo di via Rovello dove Coro degli amanti debutta il 29 settembre. Intanto la prima regia in italiano di Tiago Rodrigues, portoghese cittadino del mondo, dal 2021 direttore del festival di Avignone (riconfermato fino al 2030), sta prendendo forma e ritmo qui, cucita con dedizione su misura per i suoi due interpreti, Isabella Ragonese e Francesco Alberici. Si parlano parecchie lingue durante queste prove, una koiné sorprendentemente fluida che ingloba italiano, portoghese, francese, inglese. «Adoro questa babele», dice Rodrigues. Non parla italiano ma lo capisce benissimo. «Il teatro di parola tende a rendersi pericolosamente territoriale, io credo invece che tutto quello che si perde nella felice confusione della traduzione sia rimpiazzato da quel che si guadagna. C’è una grande ricchezza anche nell’errore e nel fraintendimento, qualcosa che chiamerei solidarietà linguistica: persone di Paesi diversi che provano a parlarsi e capirsi rifiutando una lingua dominante. Del mio testo, ora che lo ascolto in italiano, scopro cose a cui non avevo pensato pur avendolo già messo in scena in francese, catalano e greco. Ogni volta è stato un viaggio che ha aggiunto, mai tolto».

Vocaboli e frasi che, viaggiando sui binari di altre lingue, riverberano nuovi effetti. E poi c’è il fattore musicale, perché Coro degli amanti ha l’andamento di una partitura sulla metrica del cuore. Due voci che parlano all’unisono. Le parole a volte coincidono, a volte no, cambiano i pronomi, pensieri e desideri non si allineano, ma procedono insieme anche quando divergono, dialoghi che slittano verso il monologo per riacciuffarsi dopo un breve silenzio, una pausa, uno sguardo. «Come uno spartito, dipende molto da chi lo interpreta. È la stessa pièce, che con Isabella e Francesco diventa un altro spettacolo».

Drammaturgia raffinata, ma senza darlo a vedere, quella di Tiago Rodrigues. Al contrario, piena di una grazia segreta che avvince e commuove mentre srotola una storia d’amore lunga una vita. Lui, lei, una sera sul divano, guardando Scarface, quando lei ha un violento attacco d’asma. Seguono la corsa in ospedale, il ricovero d’urgenza, la possibilità molto concreta che non ce la faccia. E invece no, si salva, la vita ha restituito un tempo che pensavano di non avere più. Ma la vera domanda, a questo punto, è: per farne cosa? Le trasformazioni umane sono lente, mentre il sistema là fuori impone altre velocità.

“Non abbiamo più tempo, abbiamo tempo” è il leit motiv che scandisce il passare dei giorni e degli anni, una figlia che cresce, i traslochi, i viaggi, il lavoro, i progetti. Ma il tempo della vita è più profondo, vasto, misterioso, non si misura con gli orologi che impongono la stessa ora per tutti, semmai con il respiro degli animali e degli alberi. «Volevo parlare dell’amore giocando nel e con il tempo. Di come il tempo trasforma l’amore ma anche di come l’amore possa liberarci dalla dittatura del tempo». Sentimentale? Nient’affatto. Semmai un atto di fede nelle possibilità del teatro, «che ci dà una libertà di raccontare il mondo che il mondo non si può permettere», continua Rodrigues, che in questo testo rilegge anche la sua storia di autore.

È il primo che ha scritto, una ventina di anni fa, quando faceva ancora l’attore. I successi che l’hanno portato alla ribalta internazionale, By Heart, Sopro, Catarina e a beleza de matar fascistas, Antonio e Cleopatra, Dans la mesure de l’impossible, sono venuti dopo. Allora stava nel collettivo Mundo Perfeito, fondato con Magda Bizarro. «Le prime tre scene risalgono a quel periodo, tra il 2006 e il 2007. L’ultima invece è del 2021, quando mi sono detto che sarebbe stato interessante andare a vedere che cosa era successo a questa coppia che avevo lasciato mentre provava a immaginare un futuro diverso».

Il grande enigma del tempo, che in teatro non trova la soluzione ma la possibilità di dispiegarsi lungo traiettorie impreviste. Succede anche in No Yogurt for the Dead (in arrivo per Romaeuropa Festival il 24 e 25 ottobre, al teatro Vascello). Nato su invito di Milo Rau per la serie Histoire(s) du Théâtre, ci porta dentro un lutto, «l’ultima settimana di vita di mio padre in ospedale. Era un giornalista e da lì voleva scrivere il suo ultimo articolo raccontando la sua esperienza di malato terminale. Il quaderno che ha lasciato però era vuoto, c’era solo il titolo, “Niente yogurt per i morti”, appunto». E se, come sostiene Heiner Müller, il teatro è sempre un dialogo con i morti, «io ci credo a tal punto che ho pensato di fare con il teatro ciò che la morte non ha consentito: portare a termine il suo reportage continuando a parlare con lui».

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