Nicole Kidman e Zoe Saldana: “Siamo andate a lezione di spionaggio”
di Roberto CrociSono passati tre anni dal debutto di Lioness (Paramount+) ma in questo lasso di tempo la serie, da una storia incentrata su spie/agenti donne inviate a infiltrarsi in regimi terroristici, si è lentamente trasformata in un thriller di spionaggio internazionale ricco di complotti e guerra moderna.
Nella terza stagione (finale il 20 settembre) la narrazione ruota su rapimenti, conflitto ucraino e tradimenti governativi e personali. Joe (Zoe Saldana), agente Cia, si trova a destreggiarsi tra dovere e vita privata, mentre forze invisibili agiscono intorno a lei.
Guidata da Kaitlyn (Nicole Kidman) e Westfield (Michael Kelly), Joe affronta nemici che operano nell’ombra e pericolosi intrecci che invadono ogni aspetto della sua vita.
Zoe Saldana, dopo la seconda stagione possiamo dire che Joe si è ripresa emotivamente? Zoe Saldana: «Non lo so, è difficile dirlo. Lei crede che seppellendo i propri pensieri nel lavoro e tornando in servizio attivo i suoi problemi si risolveranno da soli. Ma quel…
Sono passati tre anni dal debutto di Lioness (Paramount+) ma in questo lasso di tempo la serie, da una storia incentrata su spie/agenti donne inviate a infiltrarsi in regimi terroristici, si è lentamente trasformata in un thriller di spionaggio internazionale ricco di complotti e guerra moderna.
Nella terza stagione (finale il 20 settembre) la narrazione ruota su rapimenti, conflitto ucraino e tradimenti governativi e personali. Joe (Zoe Saldana), agente Cia, si trova a destreggiarsi tra dovere e vita privata, mentre forze invisibili agiscono intorno a lei.
Guidata da Kaitlyn (Nicole Kidman) e Westfield (Michael Kelly), Joe affronta nemici che operano nell’ombra e pericolosi intrecci che invadono ogni aspetto della sua vita.
Zoe Saldana, dopo la seconda stagione possiamo dire che Joe si è ripresa emotivamente? Zoe Saldana: «Non lo so, è difficile dirlo. Lei crede che seppellendo i propri pensieri nel lavoro e tornando in servizio attivo i suoi problemi si risolveranno da soli. Ma quello che scopriremo in questa stagione è che a volte bisogna saper rallentare e valutare a che punto ci si trova e come ci si sente per poter guarire davvero. E poi, con quello che le accade… no spoiler».
E Kaitlyn? Nicole Kidman: «Il suo ruolo nel programma governativo Lioness è complesso, viene costantemente messa alla prova. Capisce che le battaglie che si combattono non sono sempre visibili e che dietro ogni missione si nascondono calcoli politici, sacrifici privati e persone costrette a fare scelte impossibili. Quando si ricopre la posizione in cui si trova lei, si giura totale fedeltà alla bandiera. Si è disposti a morire per il proprio Paese e, di conseguenza, anche tutti coloro che lavorano per lei si trovano nella stessa situazione, è una scelta fatta sin dall’inizio. Kaitlyn non ha bisogno di alzare la voce per attirare l’attenzione, le basta uno sguardo, una pausa o una frase pronunciata con precisione tagliente».
Nei panni di agenti Cia, avete acquisito qualche competenza particolare? Kidman: «Io ho scelto di studiare e ingaggiare un team di ricercatori per aiutarmi a comprendere ogni singolo termine e acronimo di quel mondo, lavorare a questa serie è stato come scrivere una tesi sui servizi segreti». Saldana: «Sì, oltre al rigore dell’addestramento, sia fisico che militare, è importante capire ogni cosa che diciamo: deve uscire dalla nostre labbra con facilità, deve sembrare qualcosa che mastichiamo quotidianamente, cosa che ovviamente non facciamo. Io ho imparato anche ad acquisire maggior sicurezza nel maneggiare le armi».
Dalle vicende emerge quanto l’intelligenza artificiale possa fare paura. Quanto era importante inserire questo tema? Kidman: «Penso che Taylor (Sheridan, creatore della serie, ndr) scriva sempre di argomenti assolutamente attuali. La sua capacità di andare dritto al punto e dire: “Ok, parliamone. Apriamo gli occhi” è straordinaria e necessaria. Guardando la serie, si sveleranno i motivi per cui bisogna affrontare questo tema. Taylor (sorride) è fatto così, prende sempre il toro per le corna». Saldana: «Taylor ha creato personaggi forti, capaci, intelligenti e ben preparati, e poi li ha resi donne. Non credo che inizialmente abbia ideato questa serie con l’intenzione di renderla al femminile, però poi è diventato quasi necessario raccontare queste esperienze anche dal nostro punto di vista. Non ha creato qualcosa che non esiste, l’ha semplicemente evidenziato. Queste donne esistono davvero, scelgono di servire il proprio Paese e ciò comporta un sacrificio, lo stesso che fanno gli uomini da sempre».
La maggior parte dei suoi fan associa i suoi ruoli ai grossi film d’azione. Com’è interpretare una donna senza trucco né effetti speciali? Saldana: «È molto emozionante, anche perché è un ruolo intenso dal punto di vista fisico. Ma anche vestendo gli abiti di Avatar o dei Guardiani della Galassia il pubblico riconosce il mio impegno e spero che il mio lavoro sia uno dei motivi per cui amano quei film. Mi piace interpretare donne vere, come quelle a cui aspiro: forti non solo intellettualmente, ma anche fisicamente, in grado di fare qualsiasi cosa. Non siamo solo esseri delicati. Possiamo essere forti, complesse, imperfette, curiose, ambiziose, sfrontate o ferite. Possiamo essere tutte queste cose e rimanere donne complete».
Per questa stagione ha seguito un training diverso? Saldana: «Sì. Senza svelarmi la trama, Taylor mi ha chiamata e mi ha detto che voleva che aumentassi un po’ di massa muscolare, mi voleva un po’ più forte rispetto alla scorsa stagione. Mentre le figlie di Joe crescono, lei diventa più saggia e sicuramente più spaventata all’idea di perdere il controllo sulle cose e sulle persone. Penso che per lei mantenersi in forma, rimanendo agile e forte, sia il modo per restare lucida e vivere nel presente. Quando mi ha chiamata ero in Italia, ricordo che stavo per mangiare una bistecca. Dopo averla finita ho iniziato immediatamente a sollevare pesi!».
Entrambe produttrici esecutive. In che modo il fatto di essere coinvolte nella produzione vi ha aiutato a comprendere non solo i vostri personaggi, ma anche la storia? Kidman: «Produrre significa conoscere il budget, avere un’idea di quanto costa, di cosa si può tagliare, di quanto velocemente devi girare, di come gestire le cose... È un lavoro di squadra molto complesso». Saldana: «Apprezzo la collaborazione che io e Nicole siamo riuscite ad avere in questi anni. A volte solleviamo preoccupazioni su qualcosa: siamo curiose di sapere il perché di alcune scelte. Ma non è mai per malizia: in qualità di produttrici abbiamo il diritto, il permesso e l’incoraggiamento di rivolgerci a chi sta sopra di noi.