Calcio & vino: un americano nelle Langhe
dal nostro inviato Maurizio CrosettiForse è tutta una questione di terra. Quella che degrada nelle vigne in Langa e quella che sta sotto l’erba di un campo di calcio. Ma anche quella che lasciarono gli antenati, i bisnonni siciliani, e che poi ritrovarono come nuova in America. La storia di tanti, in fondo, anche se per la famiglia di Kyle J. Krause la nuova terra ha rappresentato, alla lunga, un impero. Costruito, però, cominciando dal banco da fruttivendolo del bisnonno Gentile che si mosse da Alia, provincia di Palermo, per rincorrere fortuna e sogni laggiù in fondo all’Oceano, quasi alla fine del mondo. Mister Kyle da Hampton, Iowa, classe 1963, ciuffo biondo un po’ alla Robert Redford, è presidente del Parma dal 2020. Ma è anche il proprietario di un paio di marche di grandi vini piemontesi, la Enrico Serafino (a Barolo) e la Vietti, di Castiglione Falletto. È suo anche Casa di Langa, resort a 5 stelle (sostenibile) ai piedi delle vigne. Una vita di uve e storie da spremere: il succo che se ne ricava, a occhio, ha …
Forse è tutta una questione di terra. Quella che degrada nelle vigne in Langa e quella che sta sotto l’erba di un campo di calcio. Ma anche quella che lasciarono gli antenati, i bisnonni siciliani, e che poi ritrovarono come nuova in America. La storia di tanti, in fondo, anche se per la famiglia di Kyle J. Krause la nuova terra ha rappresentato, alla lunga, un impero. Costruito, però, cominciando dal banco da fruttivendolo del bisnonno Gentile che si mosse da Alia, provincia di Palermo, per rincorrere fortuna e sogni laggiù in fondo all’Oceano, quasi alla fine del mondo. Mister Kyle da Hampton, Iowa, classe 1963, ciuffo biondo un po’ alla Robert Redford, è presidente del Parma dal 2020. Ma è anche il proprietario di un paio di marche di grandi vini piemontesi, la Enrico Serafino (a Barolo) e la Vietti, di Castiglione Falletto. È suo anche Casa di Langa, resort a 5 stelle (sostenibile) ai piedi delle vigne. Una vita di uve e storie da spremere: il succo che se ne ricava, a occhio, ha un retrogusto piuttosto antico.
Nonna Rosa nello Iowa
«La scelta italiana della mia famiglia è stata affettiva e culturale più che imprenditoriale, anche se per fortuna gli affari vanno molto bene. Cercavamo qualcosa che ci collegasse alle nostre radici, all’avventura degli antenati siciliani che si affidarono soltanto alla forza del proprio lavoro, oltre che a una volontà di ferro. La bisnonna materna, Rosa, si era stabilita a Des Moines, nell’Iowa. I miei genitori sono stati allevatori, e anch’io ho cominciato il percorso dalla terra e in fondo questo è un cerchio che si chiude».Kyle J. Krause fa parte dei consigli di amministrazione di istituzioni culturali e civiche, tra cui la National Gallery of Art, il Des Moines Art Center e altre organizzazioni legate allo sviluppo urbano e delle arti. In passato ha ricoperto incarichi in enti educativi, filantropici e associativi. Insieme alla moglie Sharon, anche lei quasi italiana d’adozione, Kyle sostiene iniziative culturali e sociali nell’area di Des Moines e nel settore artistico, anche attraverso attività di mecenatismo e collezionismo, e ha istituito il Krause Essay Prize presso l’Università dell’Iowa.«Quando ho deciso di puntare sul vino di qualità, mi son chiesto quale fosse il migliore al mondo, e la risposta è stata facile: il Barolo. Ecco la prima ragione della nostra scelta. Ho deciso di mettermi in sintonia con la terra, ho cercato di ascoltare, di domandare e di comprendere le persone e i loro silenzi. I contadini piemontesi sono di poche parole e molta sostanza: per capirci non c’è stato bisogno di grandi discorsi. Ho pensato che non sarebbe stato giusto imporre il mio metodo, semmai ho cercato di modernizzare un poco il loro, puntando sui macchinari più evoluti e sulle tecnologie moderne per permettere loro di lavorare meglio. Le cose hanno funzionato». Cominciando dai bilanci e dai fatturati, quasi triplicati in un decennio. «Tra me e il Piemonte è amore vero, ho anche comprato casa tra le colline di Roddino, dove si mangiano i migliori tajarìn del mondo».
Pochi grappoli, ma buoni
Investire in Italia è stato quasi automatico: «I prezzi sono migliori, rispetto agli Stati Uniti o alla Francia». Ma con l’arrivo di Krause in Langa, la terra ha cominciato ad essere pagata come in Borgogna. «Qui si punta tutto sulla qualità: perché abbia la giusta forza, un grappolo d’uva dev’essere diradato, e una vite deve dare una certa quantità di frutti e non di più. Ho la fortuna di essere stato capito, e seguito: la maggior parte dei miei collaboratori sono giovani, anche se nessuno dimentica l’esperienza e la sapienza degli anziani, le vere radici della terra non soltanto in Langa».Kyle J. Krause ha sette nipoti, tra cui una bambina chiamata Simon Alba: «Alba è un luogo del cuore, l’ho imparato leggendo i romanzi di Pavese e Fenoglio, che ad Alba era nato e viveva. E poi conoscendo da vicino questi luoghi così speciali e silenziosi, ricchi però di colori e aromi, basti pensare alla lunga stagione del tartufo bianco d’Alba, quando ogni strada ne è piena».
Un pallone per le bambine
L’Italia di Kyle J. Krause è anche una Vespa celeste: «La possiedo da anni e non me ne separerei per niente al mondo». Se il leggendario scooter di Vacanze Romane è un simbolo dell’italianità anche negli States, altrettanto lo è il calcio. Ed ecco che la decisione di rilevare un club di serie A è stata quasi una logica conseguenza di altre scelte legate alla terra: così, il 19 settembre 2020 Kyle Krause ha rilevato il club ducale, ricco di gloria e storia ma bisognoso di una certa rinfrescata. Il risultato è una squadra allenata dal più giovane tecnico della serie A, lo spagnolo Carlos Cuesta, 31 anni – con cui il rapporto è stato interrotto a sorpesa – e piena di ragazzi: «Non solo in campo, anche dietro la scrivania. La gioventù è il nostro orgoglio, e non nascondo che un giorno mi piacerebbe che uno dei miei nipoti ne diventasse presidente, magari proprio una delle ragazze». Il calcio femminile è un chiodo fisso di Krause: «Siamo l’unico club italiano ad avere un centro sportivo di proprietà riservato alle atlete. È necessario che le bambine, se lo vogliono, inizino a giocare alla stessa età dei maschi, e con identiche opportunità. Il calcio è un bene sociale e fa parte dello sviluppo umano e culturale di un luogo, non solo dal punto di vista tecnico e agonistico».