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La grande truffa del mercato dell’arte

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RADICI Bello e mondano, il critico Inigo Philbrick ha stregato i collezionisti per anni. Finché non è finito in galera
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La più grande truffa nel mercato dell’arte contemporanea è opera di uno splendido ragazzo inglese, Inigo Philbrick, passato tra i ventitré e i trentadue anni, dal 2011 al 2019, da stagista a multimilionario. Lo racconta un suo amico, Orlando Whitfield, nell’irresistibile Quel che luccica (edito da Altrecose). Entrambi, a vent’anni, all’università londinese Goldsmiths, moderna e iconoclasta – la prima lezione, un confronto tra una Flagellazione di Cristo cinquecentesca e un disegno di Tom of Finland, l’artista dell’immaginario omoerotico. Al corso, solo cinque maschi, due ragazze di stirpe reale, e molte nobili. Inigo interveniva su tutto, dall’arte concettuale di Joseph Kossuth alle politiche di genere di Lee Lozano. Ma sapeva conversare anche di Ilona Staller-Cicciolina, la moglie ex pornostar di Jeff Koons, o delle stranezze alimentari di grandi artisti come Yayoi Kusama, che ricoverata in manicomio di sua volontà mangiava solo pudding di tapioca, o Robert Irwin, fissato con la Coca…

La più grande truffa nel mercato dell’arte contemporanea è opera di uno splendido ragazzo inglese, Inigo Philbrick, passato tra i ventitré e i trentadue anni, dal 2011 al 2019, da stagista a multimilionario. Lo racconta un suo amico, Orlando Whitfield, nell’irresistibile Quel che luccica (edito da Altrecose). Entrambi, a vent’anni, all’università londinese Goldsmiths, moderna e iconoclasta – la prima lezione, un confronto tra una Flagellazione di Cristo cinquecentesca e un disegno di Tom of Finland, l’artista dell’immaginario omoerotico. Al corso, solo cinque maschi, due ragazze di stirpe reale, e molte nobili. Inigo interveniva su tutto, dall’arte concettuale di Joseph Kossuth alle politiche di genere di Lee Lozano. Ma sapeva conversare anche di Ilona Staller-Cicciolina, la moglie ex pornostar di Jeff Koons, o delle stranezze alimentari di grandi artisti come Yayoi Kusama, che ricoverata in manicomio di sua volontà mangiava solo pudding di tapioca, o Robert Irwin, fissato con la Coca-Cola alla spina.

Così Inigo sbalordiva Orlando Whitfield, che, figlio di un direttore di Christie’s esperto di arte classica, non sapeva cosa, nel contemporaneo, “avrebbe dovuto piacergli”. Inigo, sempre distrattamente elegante («non gli ho mai visto scarpe da ginnastica», testimonia Orlando: neanche nelle immagini da prigioniero, con i ceppi alle caviglie), era misterioso; ma in estate diede una festa. Abitava a Bloomsbury, in un sottoscala all’89 di Great Russell Street, un palazzo che la Corona concedeva al “Custode di monete e medaglie” (carica degna del Trono di Spade, commenta Orlando) del vicino British Museum, ma che in quel 2007 era cadente, e affittato dalla mitica critica Sacha Craddock (un’ex squatter, “faceva le pulizie” per il celebrato pittore Sir Howard Hodgkin); lei lo trasformò in un rifugio per artisti.

È lì, tra gli animaletti di gomma di Inigo (ebbe poi solo case sofisticate) e gli occasionali stupefacenti che nacque l’amicizia tra i due ragazzi. Le loro vite professionali si dividono. Inigo è un figlio d’arte: il padre è direttore dell’Aldrich, museo di arte contemporanea in Connecticut – ma è con la competenza e il fascino che inizia a costruire la sua folgorante ascesa. È buona regola per i mercanti d’arte non sembrare più doviziosi dei collezionisti; ma Inigo esibisce aerei privati e ville stravaganti; quando nel 2019 l’Fbi, banche e clienti gliene chiedono conto (rivendeva gli stessi quadri – mai dei falsi! – a più clienti, cumulava debiti stratosferici) sparisce. Lo ritrovano a Vanuatu, paradiso fiscale; due anni di prigionia dura, e ora si racconta alla Bbc, nella miniserie The Great Art Fraud. Orlando è diventato scrittore, nel mercato dell’arte contemporanea vede i segni della “demenza” di un mondo in cui il denaro è troppo potente e veloce, e si chiede se in fondo Inigo non l’abbia sempre considerato un cretino.

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