Racconto politico e ritratto morale sui rischi depressivi del sentimento d’impotenza, Un po’ di luce (il titolo originale è Kami Nour, quello internazionale A Bit of Light) è anche una storia delicatissima di affetti familiari. Sesto lungometraggio del regista iraniano Ali Asgari, autore degli acclamati Divine Comedy e Kafka a Teheran (quest’ultimo con Alireza Khatami), Un po’ di luce è girato come si può girare oggi in Iran: clandestinamente e con la preoccupazione dei bombardamenti. Amato dalla critica ma ignorato dalla giuria dell’83ª Mostra di Venezia, da ieri è nelle nostre sale. Preparatevi a vedere un film semplicissimo– la semplicità della perfezione – sulla giornata di un medico che si è visto chiudere l’ambulatorio dalla polizia per aver soccorso alcuni manifestanti feriti. Anche lui è stato picchiato. Dopo quest’esperienza doppiamente traumatica, sul piano fisico e su quello morale, Arash, il dottore, perde ogni fiducia nel futuro e decide di togliersi la vita. Prima vuole …
Racconto politico e ritratto morale sui rischi depressivi del sentimento d’impotenza, Un po’ di luce (il titolo originale è Kami Nour, quello internazionale A Bit of Light) è anche una storia delicatissima di affetti familiari. Sesto lungometraggio del regista iraniano Ali Asgari, autore degli acclamati Divine Comedy e Kafka a Teheran (quest’ultimo con Alireza Khatami), Un po’ di luce è girato come si può girare oggi in Iran: clandestinamente e con la preoccupazione dei bombardamenti. Amato dalla critica ma ignorato dalla giuria dell’83ª Mostra di Venezia, da ieri è nelle nostre sale. Preparatevi a vedere un film semplicissimo– la semplicità della perfezione – sulla giornata di un medico che si è visto chiudere l’ambulatorio dalla polizia per aver soccorso alcuni manifestanti feriti. Anche lui è stato picchiato. Dopo quest’esperienza doppiamente traumatica, sul piano fisico e su quello morale, Arash, il dottore, perde ogni fiducia nel futuro e decide di togliersi la vita. Prima vuole dirlo alla sua famiglia – di persona, uno per uno: un fratello, due sorelle, la madre.Una famiglia borghese di Teheran. Intrecciando senza sforzo l’intimità dei legami con la realtà della politica, il film di Asgari (un film-racconto pensando a Cechov e a Kafka) testimonia la repressione di ogni dissenso nell’Iran di oggi, ma soprattutto mostra cosa può accadere alla mente quando una dittatura sottrae un cittadino al senso della vita e del lavoro. «Quando la sofferenza diventa parte integrante della quotidianità,cosa dà valore alla vita?», si chiede il regista. Altre domande:le nostre scelte riguardano solo noi?Che cosa è un atto privato di resistenza? Le risposte del film non guardano all’ideologia ma alla relazione: forse si resiste perché nessuna esistenza è davvero separata dalle altre. La speranza è nel cuore dell’altro.
Sul Venerdì del 2 ottobre 2026