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Mamme al buio a Cuba

Una donna incinta attraversa la strada nella piazza del Parco Fe del Valle (Caterina Rapezzi) 

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In un’isola già in ginocchio, le nuove sanzioni Usa hanno ridotto allo stremo milioni di persone: oltre al drastico taglio dell’elettricità, si fa sempre più drammatica la carenza di farmaci. A farne le spese sono soprattutto donne incinte e malati. Reportage
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L’AVANA. «Sono incinta di cinque mesi e a Santiago de Cuba non c’è rimasto niente», racconta Jalia, 22 anni, arrivata da una settimana all’Avana per raggiungere la madre e trovare respiro dalle condizioni estreme della zona: «Ci sono blackout di oltre settanta ore consecutive». Il viaggio è durato tre giorni, su un treno continuamente bloccato dai guasti, insieme alla figlia Ana di quattro anni, affetta da idrocefalia. Con gli ospedali compromessi dai continui blackout, Jalia non sa se potrà monitorare la gravidanza, né dove portare Ana per la risonanza semestrale.La vita quotidiana di Jalia, come quella di milioni di cubani, è ostaggio di una crisi energetica aggravata dalle nuove restrizioni statunitensi. Secondo la compagnia elettrica statale cubana , all’inizio di settembre la corrente disponibile è appena un terzo del fabbisogno del Paese nelle ore di punta. La sera, fino al 65 per cento di Cuba può rimanere senza elettricità; nelle province i blackout possono protrarsi per giorn…

L’AVANA. «Sono incinta di cinque mesi e a Santiago de Cuba non c’è rimasto niente», racconta Jalia, 22 anni, arrivata da una settimana all’Avana per raggiungere la madre e trovare respiro dalle condizioni estreme della zona: «Ci sono blackout di oltre settanta ore consecutive». Il viaggio è durato tre giorni, su un treno continuamente bloccato dai guasti, insieme alla figlia Ana di quattro anni, affetta da idrocefalia. Con gli ospedali compromessi dai continui blackout, Jalia non sa se potrà monitorare la gravidanza, né dove portare Ana per la risonanza semestrale.La vita quotidiana di Jalia, come quella di milioni di cubani, è ostaggio di una crisi energetica aggravata dalle nuove restrizioni statunitensi. Secondo la compagnia elettrica statale cubana , all’inizio di settembre la corrente disponibile è appena un terzo del fabbisogno del Paese nelle ore di punta. La sera, fino al 65 per cento di Cuba può rimanere senza elettricità; nelle province i blackout possono protrarsi per giorni.

Risel, 30 anni, nella sua camera da letto. Incinta al settimo mese della terza figlia, vive da sola con le altre due bambine, Anayele, 10 anni, e Nashly, 5 (Caterina Rapezzi) 

Sottobanco

Nello stesso quartiere di Jalia, al secondo piano di un condominio sovraffollato del Centro Habana, vive Risel, trent’anni e incinta di sette mesi. Soffre di carenze vitaminiche e anemia per la mancanza di nutrienti, e le ultime compresse di acido folico e vitamina B, appoggiate sopra il frigo quasi vuoto, gliele ha procurate lo zio sul mercato nero. Non lavorando da mesi, la sua preoccupazione per l’arrivo di questa bambina è diversa da quella provata per le prime due figlie, Nashly e Anayele, cinque e dieci anni. «Sono sola, non posso permettermi due pasti al giorno e non so che cosa succederà alla piccola se il mio latte non sarà sufficiente». Mentre guarda il blister con le ultime pastiglie di vitamine, lo schermo del telefono si illumina. È il messaggio dell’infermiera che le chiede di andare alla consulta, l’ambulatorio di quartiere. Dopo tre appuntamenti cancellati, finalmente è tornata la luce.A febbraio secondo il ministero della Salute cubano, 32.880 donne in gravidanza erano a rischio a causa della carenza di trasporti e delle difficoltà nell’accesso ai controlli prenatali, legate alle sanzioni statunitensi, al blocco energetico e all’interruzione dei rifornimenti che per anni il Venezuela aveva garantito. A giugno l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, ha segnalato il crollo di disponibilità di farmaci essenziali, scesa al 30 per cento dei livelli normali. Ha inoltre denunciato l’impatto delle sanzioni sulla popolazione civile, chiedendone l’immediata revoca.

Trovare gli scaffali delle farmacie vuoti per Regla, 63 anni, significa affrontare l’andamento schizofrenico del mercato nero per salvaguardare la salute di sua figlia Milagro. A Buena Vista, la ragazza, 23 anni e tetraplegica, dipende da tre flaconi al mese di valproato di sodio per evitare crisi epilettiche che le potrebbero costare la vita. Ma nemmeno il salario minimo, aumentato a luglio da 2.100 a 3.210 Cup (4,10 euro circa), basta a coprire una singola confezione, il cui prezzo ha ormai toccato gli ottomila Cup (10,26 euro). Una cifra insostenibile per Regla, che ha perso l’impiego in un negozio rimasto senza merci né luce.

A luglio, l’azienda pubblica Medicuba S.A. ha denunciato il blocco di due container di valproato nel porto colombiano di Cartagena de Indias. La compagnia tedesca Hapag-Lloyd si sarebbe rifiutata di completare la consegna a Cuba per conformarsi al nuovo embargo americano.

Buena Vista, Cuba, 17 giugno 2026. Sky, un anno e mezzo, gioca in casa insieme alla zia Yemay, sedici anni.(Caterina Rapezzi) 

Scorte esaurite

Oltre al settore medico, anche quello alimentare è in forte difficoltà. Cuba dipende dalle importazioni per circa l’80 per cento del cibo, ma la scarsità di valuta rende difficile per lo Stato procurarsi quanto serve. Anche la produzione interna è crollata del 60 per cento secondo l’ufficio Onu per le emergenze. Le giornate a Cuba sono ormai scandite dal ritmo della sopravvivenza. Si contano le ore senza luce e acqua, i soldi che si hanno e quelli che mancano, i medicinali rimasti, i grammi di riso, i pezzi di pane, e i mesi di ritardo della libreta – la tessera che dovrebbe garantire a prezzi simbolici beni come pane, riso, fagioli, olio. Da quando ha perso il lavoro in una ditta di pulizie, anche il frigorifero della ventinovenne Flora, a Buena Vista, è quasi sempre vuoto. Con due gemelli di tre anni da sfamare e senza familiari su cui poter contare, gira nel quartiere in cerca di piccoli lavori che le permettano di comprare qualcosa da mangiare per la giornata.

Mya è una mamma single: ha tatuato sulla spalla il figlio Sky (Caterina Rapezzi) 

Nei Mipymes (negozi privati) i prezzi sono folli. L’olio costa più di cinquemila pesos; un litro di latte tremila; un pollo congelato tocca i settemila Cup. Chi non riceve rimesse dall’estero, anche queste stroncate dal blocco di Visa e Mastercard, conta sull’aiuto dei vicini e sul baratto. Si sceglie tra quello che c’è, a volte anche tra la spazzatura che si accumula in strada. All’angoscia per la carenza di cibo si aggiunge quella per la crisi idrica. I blackout fermano le pompe e interrompono l’accesso all’acqua, rendendo più difficile lavarsi, cucinare e mantenere l’igiene quotidiana. Per le donne in gravidanza, la difficoltà a garantire l’igiene può aumentare il rischio di infezioni e infiammazioni, associate a loro volta a complicazioni della gravidanza e al parto pretermine.

Sopravvivenza

In questi casi l’intervento deve essere immediato. «Con parti a 27 settimane i neonati hanno bisogno immediatamente delle incubatrici», spiega la dottoressa Liliam Delgado Peruyera, ginecologa presso l’ospedale Ramón González Coro. «Altrimenti il neonato può subire danni irreversibili al cervello e ai polmoni. Avere elettricità costante è vitale».I dati dell’Onu mostrano che la mortalità infantile è raddoppiata negli ultimi anni, arrivando a 9,9 decessi ogni mille nati vivi alla fine del 2025, e che l’assistenza a oltre 61 mila bambini sotto l’anno di età che necessitano di cure speciali è penalizzata.

Garantire la sopravvivenza dei più piccoli significa anche riuscire a mantenere le condizioni minime per la vita quotidiana. E a Cuba questo diventa sempre più difficile. «Quando torna la corrente devo essere a casa. Devo caricare il telefono, i ventilatori, le torce, lavare la bambina e cucinare. Un’ora di elettricità non basta», racconta Gabriela, 24 anni, mentre allatta la figlia Ahynoa di cinque mesi sul divano, a Buena Vista.Nei quartieri le porte rimangono aperte e le famiglie cubane tentano, faticosamente, di adattarsi e aiutarsi. Si organizzano, condividono quello che hanno: un generatore, un antidolorifico o una manciata di riso. Per quanto ancora?

Sul Venerdì del 2 ottobre 2026

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