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Amici, concittadini, vi parla l’Ia

Rob Jetten, primo ministro olandese 
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Tanto tempo fa, quando ho vissuto per un anno negli Stati Uniti, la mia rubrica di culto era On Language di William Safire sul New York Times Magazine. Safire, già speechwriter di Nixon, era un conservatore con tendenze libertarie e, sebbene premio Pulitzer nella categoria editoriali, definiva i giornalisti "nababbi specializzati in disfattismo". La rubrica, coltissima, si occupava di documentare l'introduzione nell'uso corrente delle parole, soprattutto i neologismi. Chissà come reagirebbe davanti alla notiziola di oggi, secondo la quale nel dibattito politico britannico una parola su dieci – stando al censimento di Pangram, un software che sgama la prosa artificiale – sarebbe generata dall'IA. Se già sembra parecchio, non è niente rispetto ai politici australiani e canadesi che delegherebbero ai bot tre volte tanto di quel fanno i loro colleghi albionici. L'unico vero problema, da loro punto di vista, è che gli elettori non lo apprezzerebbero. Quindi farlo sì, ma aumma aumma. Qualche tempo fa il premier olandese Rob Jetten fu criticato per averla usata in post social. Lui ha confermato che continuerà a farlo. Quanto a me, l'ho utilizzata una volta per scrivere un discorso (per poi prendere in giro il risultato), ma sui post non ho alcun problema. E spero di utilizzarla di più. Possibilmente meglio.

La rubrica Galapagos, dalla newsletter del Venerdì del 2 ottobre 2026

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