Alla fine di un incontro molto bello, a fine settembre a Roma, una ragazza giovanissima si è avvicinata a Serena Dandini e le ha detto: «Grazie, è proprio così che dobbiamo combattere contro i Vannacci, con l’ironia e le fonti». Eravamo al festival InQuiete, che da dieci anni riempie le strade del Pigneto di femminismo e di senso. Il tema quest’anno era Rivolta, e devo dire che a giudicare dal momento storico, non avrei saputo immaginarne uno più appropriato. Francesca Mancini, Barbara Leda Kenny, Barbara Piccolo, Viola Lo Moro e Maddalena Vianello sono le creatrici del festival e hanno saputo farlo crescere tenendolo largo, aperto a tutti, senza mai una scelta settaria. Non era semplice, perché se c’è una cosa che il femminismo fa da mezzo secolo, è dividersi in mille rivoli senza riuscire più a incarnare una lotta collettiva. In mezzo a questo piccolo miracolo, sono arrivata con Serena Dandini, Marianna Aprile e Rossana Dedola. Hanno scritto libri che ricordano le battaglie delle do…
Alla fine di un incontro molto bello, a fine settembre a Roma, una ragazza giovanissima si è avvicinata a Serena Dandini e le ha detto: «Grazie, è proprio così che dobbiamo combattere contro i Vannacci, con l’ironia e le fonti». Eravamo al festival InQuiete, che da dieci anni riempie le strade del Pigneto di femminismo e di senso. Il tema quest’anno era Rivolta, e devo dire che a giudicare dal momento storico, non avrei saputo immaginarne uno più appropriato. Francesca Mancini, Barbara Leda Kenny, Barbara Piccolo, Viola Lo Moro e Maddalena Vianello sono le creatrici del festival e hanno saputo farlo crescere tenendolo largo, aperto a tutti, senza mai una scelta settaria. Non era semplice, perché se c’è una cosa che il femminismo fa da mezzo secolo, è dividersi in mille rivoli senza riuscire più a incarnare una lotta collettiva. In mezzo a questo piccolo miracolo, sono arrivata con Serena Dandini, Marianna Aprile e Rossana Dedola. Hanno scritto libri che ricordano le battaglie delle donne che ci hanno portate fin qui. Rispettivamente, Paura non abbiamo. Le donne che hanno fatto la Repubblica, Dandini (Einaudi Stile libero); La promessa. Dal suffragio femminile alla prima donna a Palazzo Chigi, storia di una rivoluzione incompleta, Aprile (Rizzoli); Il coraggio di essere libere. Scrittrici contro il fascismo, Dedola (Nutrimenti). Li cito tutti perché trovo che siano, per le storie che raccontano, per il modo in cui lo fanno e per lo sguardo nuovo che gettano sulla storia, tre manuali di resistenza attiva contro quello che giustamente Dandini definisce: «Il partito del trapassato remoto». Parlava dell’ex generale Vannacci e del suo Futuro Nazionale, la conduttrice dell’indimenticabile Tv delle ragazze, e diceva che basta andare a guardare da vicino la storia attraverso le fonti per capire di quanta ipocrisia e di quante bugie si nutra. È un’operazione esaltante, tornare alle fonti storiche, in un’epoca di scroll sul telefonino e fake news. Ed è un’operazione salvifica, per contrastare chi ciancia di patriarcato mediterraneo e di donne che per sopravvivere devono cercarsi un uomo che le protegga.Credo che il partito del trapassato remoto sia in questo Paese trasversale e che purtroppo vi aderiscano anche molte donne. Se tutto va come spera il governo, nella prossima legislatura – grazie alla nuova legge elettorale – ne entreranno in Parlamento molte di meno. Ed è incredibile che sia ancora necessario spiegare che non si tratta di una questione femminile, ma di una questione democratica. Nonostante questo, nonostante le pulsioni oscurantiste che sembrano prendere il sopravvento in un mondo in crisi e in fiamme, le ragazze del Pigneto mi fanno credere che non sarà così facile riportarci indietro. La sala del cinema Avorio era piena, c’erano un’energia e un desiderio palpabili, c’era una ragazza di vent’anni che ha scritto alla madre: «È stato epico. Mi sono gasata un botto». A guardarle tutte negli occhi, devo ammettere, ci siamo gasate anche noi.
Sul Venerdì del 9 ottobre 2026