Quanto sono geniali i capricci di Pontormo
di Tommaso PincioL’immagine più nota e che meglio ne restituisce la personalità bizzarra è senza dubbio quella della sua casa a Firenze, in via della Colonna. Le cronache dell’epoca descrivono questa sua dimora. Era al primo piano di un edificio privo di porte e senza un affaccio diretto sulla strada. In tal modo, quando non aveva voglia di vedere nessuno, Pontormo poteva tirar su con una carrucola la scala a pioli che costituiva l’unico collegamento tra il mondo esterno e la sua stanza, e isolarsi da tutto. Questa immagine da perfetto misantropo la si deve in particolare a Giorgio Vasari, storico dell’arte che nella seconda metà del Cinquecento diede alle stampe un libro che da secoli rappresenta un riferimento essenziale per chi voglia farsi un’idea di che tipi fossero gli artisti italiani, dai tempi di Giotto a quelli di Michelangelo. E probabilmente è proprio dal grande Buonarroti che bisogna partire per comprendere Pontormo, sia l’uomo e il pittore che in effetti è stato, sia i racconti che lo vo…
L’immagine più nota e che meglio ne restituisce la personalità bizzarra è senza dubbio quella della sua casa a Firenze, in via della Colonna. Le cronache dell’epoca descrivono questa sua dimora. Era al primo piano di un edificio privo di porte e senza un affaccio diretto sulla strada. In tal modo, quando non aveva voglia di vedere nessuno, Pontormo poteva tirar su con una carrucola la scala a pioli che costituiva l’unico collegamento tra il mondo esterno e la sua stanza, e isolarsi da tutto. Questa immagine da perfetto misantropo la si deve in particolare a Giorgio Vasari, storico dell’arte che nella seconda metà del Cinquecento diede alle stampe un libro che da secoli rappresenta un riferimento essenziale per chi voglia farsi un’idea di che tipi fossero gli artisti italiani, dai tempi di Giotto a quelli di Michelangelo. E probabilmente è proprio dal grande Buonarroti che bisogna partire per comprendere Pontormo, sia l’uomo e il pittore che in effetti è stato, sia i racconti che lo vogliono “ghiribizzo”, stralunato, asociale. Negli anni in cui il giovanissimo orfano Jacopo Carucci da Pontormo arriva a Firenze, intorno al 1510, per le vie della città era possibile incontrare i tre geni del tempo: Raffaello, Leonardo e Michelangelo. Questi tre uomini non erano soltanto gli artisti più luminosi del momento, incarnavano anche lo spirito del Rinascimento, l’apice di un lungo percorso che aveva riportato la civiltà alle altezze degli antichi, date per perdute con la calata dei barbari e la caduta di Roma. Cominciava pertanto a diffondersi l’idea che la pittura non potesse che imitare quei grandi; che si dovesse dipingere alla maniera dei maestri senza però mai raggiungerli, perché meglio di loro era impossibile fare. Nasceva il manierismo, di cui Pontormo fu tra i principali esponenti, insieme a Rosso Fiorentino, il Parmigianino, il Bronzino, Sebastiano del Piombo e molti altri. Per certi versi, perfino lo stesso Michelangelo può essere considerato un manierista, avendo rappresentato per i suoi contemporanei l’artista universale, l’ideale dell’artista prima ancora che un semplice seppure magnifico artista. Per certi versi, il primo a imitare Michelangelo è stato proprio lui, Michelangelo, come sempre lui per primo si è adoperato affinché il mondo ne esaltasse il mito, fornendo ai suoi simili materiali biografici di ogni sorta, oltre che opere sublimi, tanto che l’artista era noto per più di una bizzarria, per il vestire trasandato, un’igiene personale non impeccabile, gli scatti umorali e altro ancora. Si affermò allora l’idea che un pittore della massima distinzione dovesse sfoggiare vizi e stranezze uniti a personalità capricciosa, sicché in molti erano convinti che fosse quella la via per passare da geni e diventare famosi. Da qui a sostenere che tra questi rientrasse anche Pontormo perché ritirava la scala quando non voleva essere importunato ce ne corre, e tuttavia lui e la sua cerchia venivano chiamati anche gli “eccentrici fiorentini”, proprio a sottolineare la loro particolare maniera di trasgredire a certe forme.