For Once in My Life: mezz’ora di splendido bla bla prima di ascoltare un classico
di Giuseppe VidettiQuesta mi riporta indietro di quasi mezzo secolo, alla vigilia di Pasqua del 1982: un concerto di Nancy Wilson (1937-2018) al Blue Note di New York, che aveva aperto i battenti nel Greenwich qualche mese prima. L’artista non aveva ancora cinquant’anni, ma era considerata una vecchia jazz singer, voce tanto autorevole da potersi permettere anche una serata “strana” come quella. Era il secondo di due set, quello delle ventidue. La diva entra in scena, bella, elegante, affascinante come sempre; presenta il gruppo e incomincia a raccontarsi. Niente musica né canzoni, solo parole: quanto è dura la vita dell’artista, come è strano lavorare quando gli altri sono in vacanza, i sacrifici del continuo viaggiare in città che non riesci mai a visitare, e bla bla bla.
Fino alle lacrime: «Avrei voluto trascorrere la Pasqua con le mie figlie (Samantha e Sheryl Burton, all’epoca entrambe alle elementari)». Pubblico indignato? Affatto! Nancy era un’affabulatrice e la platea interagiva a meravigli…
Questa mi riporta indietro di quasi mezzo secolo, alla vigilia di Pasqua del 1982: un concerto di Nancy Wilson (1937-2018) al Blue Note di New York, che aveva aperto i battenti nel Greenwich qualche mese prima. L’artista non aveva ancora cinquant’anni, ma era considerata una vecchia jazz singer, voce tanto autorevole da potersi permettere anche una serata “strana” come quella. Era il secondo di due set, quello delle ventidue. La diva entra in scena, bella, elegante, affascinante come sempre; presenta il gruppo e incomincia a raccontarsi. Niente musica né canzoni, solo parole: quanto è dura la vita dell’artista, come è strano lavorare quando gli altri sono in vacanza, i sacrifici del continuo viaggiare in città che non riesci mai a visitare, e bla bla bla.
Fino alle lacrime: «Avrei voluto trascorrere la Pasqua con le mie figlie (Samantha e Sheryl Burton, all’epoca entrambe alle elementari)». Pubblico indignato? Affatto! Nancy era un’affabulatrice e la platea interagiva a meraviglia con lei. Per me, turista, una serata sprecata? Per niente! Quando, dopo una buona mezz’ora di bla bla bla, Nancy fa un cenno con il capo all’orchestra e attacca For Once in My Life, ringrazio il dio del jazz di essere lì.
For Once in My Life (un recente successone di Stevie Wonder) fu incisa dall’artista nel suo quindicesimo (o giù di lì) album, Welcome to My Love, pubblicato nel 1968 – una carriera frenetica iniziata nel 1960 e passata attraverso due album storici (The Swingin’s Mutual! con George Shearing e Nancy Wilson/Cannonbal Adderley, col geniale sassofonista che fu il suo mentore).
Gli anni Ottanta non sono stati i più brillanti nella luminosa carriera di Nancy Wilson (tutti i cantanti jazz avevano patito il gap della British Invasion e della Woodstock Generation), ma per vocalist di temperamento come lei il sole non tramonta mai. Nancy era una stilista, elegante, seducente e raffinata couturière di canzoni (anche dei Beatles e George Michael): personalità prorompente, eppure mai sopra le righe. Alla versione orchestrale su disco preferisco quella live al Carol Burnett Show (4 novembre 1968, su YouTube). Perfetta.