L’incredibile Lou Ferrigno: «Non sono cattivo, mi dirigono così»
di Alberto PiccininiLou Ferrigno ti chiede gentilmente di non coprire la bocca quando parli. I suoi problemi con l’udito, quando era un ragazzino a Brooklyn, fanno parte della piccola leggenda che racconta con pazienza e dedizione ai suoi fan nelle centinaia di Comicons, le fiere del fumetto alle quali viene ancora invitato in ogni angolo d’America. Bullizzato perché parlava a fatica, neppure riusciva a seguire la tv, cominciò a farsi crescere i muscoli per difendersi. Prima il sollevamento pesi, poi il culturismo. Negli anni 70 insegue il titolo di Mister Olympia, la serie A del muscolo, senza mai vincere. Nel 1977 è in Uomo d’acciaio (Pumping Iron), documentario di culto, accanto all’amico-nemico Schwarzenegger. Lo stesso anno diventa L’incredibile Hulk nella serie tv dal fumetto Marvel. Battendo per il ruolo lo stesso Schwarzenegger, troppo alto per la parte, e il megacattivo di 007, Richard Kiel, enorme ma troppo poco muscoloso.
Il sogno italiano
«Da bambino leggevo i fumetti Marvel, anche Hulk» ci r…
Lou Ferrigno ti chiede gentilmente di non coprire la bocca quando parli. I suoi problemi con l’udito, quando era un ragazzino a Brooklyn, fanno parte della piccola leggenda che racconta con pazienza e dedizione ai suoi fan nelle centinaia di Comicons, le fiere del fumetto alle quali viene ancora invitato in ogni angolo d’America. Bullizzato perché parlava a fatica, neppure riusciva a seguire la tv, cominciò a farsi crescere i muscoli per difendersi. Prima il sollevamento pesi, poi il culturismo. Negli anni 70 insegue il titolo di Mister Olympia, la serie A del muscolo, senza mai vincere. Nel 1977 è in Uomo d’acciaio (Pumping Iron), documentario di culto, accanto all’amico-nemico Schwarzenegger. Lo stesso anno diventa L’incredibile Hulk nella serie tv dal fumetto Marvel. Battendo per il ruolo lo stesso Schwarzenegger, troppo alto per la parte, e il megacattivo di 007, Richard Kiel, enorme ma troppo poco muscoloso.
Il sogno italiano
«Da bambino leggevo i fumetti Marvel, anche Hulk» ci racconta, «e guardavo i film con Steve Reeves. Li adoravo perché parlavano di forza e di potere. Quando nei film Ercole buttava giù le colonne, mi dicevo: “Questo è quello che voglio essere”. Soprattutto perché quei film erano girati in Italia». Anche Reeves era un culturista, aveva vinto il Mr. America dopo la guerra prima di atterrare a Cinecittà. Era pagatissimo e amatissimo, zero pettegolezzi, involontaria icona gay dato che i peplum erano pieni di uomini nudi. Ferrigno ne ripercorse le orme due decenni dopo: «Quando sono venuto in Italia nel 1982 per girare il film Hercules, è stato come un sogno che si avverava. Perché, sai, la mia famiglia ha origini campane».
Papa Leone incontra "l'incredibile Hulk": la stretta di mano con l'attore Lou Ferrigno
Figlio di un poliziotto e di una casalinga (nata a Conca dei Marini, Salerno), in quegli anni però trova a Roma le ultime briciole del mito di Cinecittà. E gira con l’ultimo re della nostra serie Z: Luigi Cozzi. “Dal profondo dello spazio/ viene l’uomo più forte del mondo” iniziava il trailer con rotolare di pianeti in un cosmo scuro appena probabile. Musica di Pino Donaggio. Due anni dopo, nel sequel realizzato con parecchio materiale riciclato, Ercole recupera sette folgori rubate a Zeus. Ferrigno recita con: Milly Carlucci, Eva Robin’s, Sonia Viviani. Musica per i fan dei nostri filmacci. Con Enzo Castellari farà Sinbad dei sette mari accanto ad Alessandra Martinez, star del sabato sera. Cozzi e Castellari non saranno Fellini o Antonioni, ma negli anni diventano l’ossessione di un crescente numero di fan. «Oggi sono molto amati», sorride Ferrigno. «A quei tempi non avevamo gli effetti speciali che abbiamo oggi e quindi bisognava arrangiarsi con quello che c’era. Mi sono divertito da matti in Italia, mi manca. Viaggio in tutto il mondo per i Comicon e al momento degli autografi la gente porta i poster di Hercules. Chiedono anche di Sinbad. Ma tutti amano Hercules, penso perché il modo in cui l’ho interpretato ti fa provare empatia per questo ragazzo. È sempre la stessa storia: il Bene contro il Male».
Eppure, sembra piuttosto che i personaggi di Ferrigno, a cominciare da quell’Hulk che gli ha cambiato la vita, siano il Bene e il Male stretti nello stesso corpo, in un mondo che non è disposto a tollerare ambiguità. Come Frankenstein e la bambina Maria. E a proposito, dopo una intensa campagna dei fan perché tornasse a recitare nella serie dei film Marvel, da qualche settimana gira la voce che Lou Ferrigno potrebbe tornare in un cameo in Avengers: Doomsday come Maestro, la controparte malvagia e anziana di Hulk.
I nuovi mostri
Ora c’è il suo primo horror slasher in tanti anni di carriera, L’eremita, su Prime Video dal 19 ottobre. Ferrigno è un macellaio di maiali cannibale coperto dalla testa ai piedi da un saio scuro. Vive in una capanna nel bosco, prepara carne secca. La prima influencer col telefonino fuori campo e con la bussola impazzita che gli si presenta davanti, la trapassa con un palo. «È il tipo di persona che non vorresti mai fare arrabbiare», spiega. «Quell’uomo è posseduto da sua madre che era una specie di strega, ed è stato tormentato fin da piccolo dagli altri ragazzini. La cosa interessante è scoprire com’è fatto dentro e perché custodisce così la sua vita privata. Non è una persona malvagia, ma dentro di sé è molto arrabbiato, tremendamente posseduto».
La regia è di Salvatore Sclafani, sorprendente regista palermitano arrivato dieci anni fa in California con in tasca una laurea del Dams di Roma. Ci siamo segnati le prime due battute della prima vittima del film. “Lei ha problemi d’udito?”. Commenta Ferrigno: «Così mi sono potuto immedesimare in questo personaggio, che ha tanti dolori e tanti demoni dentro». L’altra battuta: “Mi spiace, non volevo disturbarla in casa sua”. «È un animale selvatico», prosegue l’attore, «quando tocchi la sua privacy diventa letale». Forse la paura oggi dipende dal fatto che la gente non si fida. «Vero. Lui vive da solo, non ha relazioni con nessuno. In pratica è solo una persona spaventata. Ma quando si arrabbia, è posseduto».
L’eremita è un nuovo Hulk? Oppure la versione iperrealista dei rednecks da contrapporre alla coppia di ragazzi di città, fidanzatini, carini, progressisti, novelli Hänsel e Gretel che vengono a ficcare il naso nella sua capanna del bosco? Sarà l’aria dei tempi. Repubblicano convinto, Ferrigno ha fatto parte nella precedente presidenza Trump del Consiglio per lo Sport, Salute e Nutrizione. Si occupa ancora di fitness, diete e personal training con sua figlia Shanna. «Compirò 75 anni a novembre», sorride. «La maggior parte degli uomini della mia età non ha l’aspetto che ho io. Faccio conferenze, corsi motivazionali, insegno a superare i propri limiti con la forza personale. Oggi l’anti-aging è un settore enorme, con il fitness e il bodybuilding puoi ancora allenarti, avere 70 anni e un aspetto fantastico. Ai vecchi tempi dicevano che dopo i 50 o i 60 anni la tua vita era finita».
Ok per il corpo, e per la mente? Si trova a suo agio nel mondo attuale? «Leggo libri, gioco ai videogiochi di football, cose del genere. Per il resto seguo il flusso della corrente. Col mio Facebook raggiungo 2,7 milioni di persone».
Sul Venerdì del 9 ottobre