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Sergio Staino, ritratto di famiglia

A tre anni dalla morte, un libro e un cofanetto musicale con illustrazioni inedite raccontano l’artista che trasformò la politica in satira. «Senza retorica», dicono i figli Ilaria e Michele
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C’è stato un tempo in cui la politica non si misurava a colpi di post, ma scorreva sul filo graffiante di una matita capace di trasformarsi in ballata, narrazione corale, biografia sentimentale. Era l’epoca in cui la sinistra italiana cercava di decifrare sé stessa specchiandosi nei dubbi, nelle nevrosi e nelle battute fulminanti di un antieroe nasuto e con il maglione a coste, Bobo, nato dal genio e dall’intuizione visionaria di Sergio Staino.

A tre anni dalla sua morte, avvenuta il 21 ottobre 2023, il mondo dell’artista toscano torna a vibrare nel modo che lui avrebbe amato di più: attraverso la musica, l’amicizia e le immagini. Nasce da questa urgenza affettiva il cofanetto Cantata per Sergio Staino, prodotto dalla storica casa discografica Ala Bianca di Toni Verona e in vendita dal 16 ottobre nei negozi di dischi e sulle piattaforme online.

C’è stato un tempo in cui la politica non si misurava a colpi di post, ma scorreva sul filo graffiante di una matita capace di trasformarsi in ballata, narrazione corale, biografia sentimentale. Era l’epoca in cui la sinistra italiana cercava di decifrare sé stessa specchiandosi nei dubbi, nelle nevrosi e nelle battute fulminanti di un antieroe nasuto e con il maglione a coste, Bobo, nato dal genio e dall’intuizione visionaria di Sergio Staino.

A tre anni dalla sua morte, avvenuta il 21 ottobre 2023, il mondo dell’artista toscano torna a vibrare nel modo che lui avrebbe amato di più: attraverso la musica, l’amicizia e le immagini. Nasce da questa urgenza affettiva il cofanetto Cantata per Sergio Staino, prodotto dalla storica casa discografica Ala Bianca di Toni Verona e in vendita dal 16 ottobre nei negozi di dischi e sulle piattaforme online.

Si tratta di un’opera composta da due cd e da un libretto di 52 pagine, nel formato dei vecchi vinili a 45 giri, che racchiude 23 brani musicali e 25 illustrazioni inedite di Staino, alcune delle quali anticipate dal Venerdì in queste pagine. Non un semplice tributo alla memoria, piuttosto un atto di riconoscenza voluto dai figli Ilaria e Michele e da un sodalizio di amici cantautori. «Il babbo sapeva far dialogare la satira con la letteratura, la poesia con la cronaca e, soprattutto, il fumetto con la canzone d’autore», racconta Ilaria Staino, che insegna italiano agli stranieri e promuove l’eredità artistica del padre anche attraverso l’archivio digitale delle sue opere, in rete sul sito dell’associazione Bobo e dintorni, di cui è presidente. «È stato un uomo curioso, aperto a tutti i linguaggi, dotato di una rara capacità di ascolto e di un’ironia che ha messo a dura prova la rigidità del Partito comunista scandalizzando i dirigenti, ma dando una valvola di sfogo alla base. Purtroppo, durante la fase di produzione, sono venuti a mancare prima nostra madre Bruna e poi Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Club Tenco, che del cofanetto è stato ideatore».

Note, poesia e locomotive

L’apertura del primo disco è un frammento di emozione catturato dal vivo sul palco del Teatro Ariston durante il Premio Tenco 2022. La voce di Giorgio Conte, che interpreta Le déserteur di Boris Vian, è accompagnata solo dal suono fragile e ipnotico di un carillon. La chiusura del secondo cd è invece un testo recitato da Paolo Hendel, scritto da Sergio Secondiano Sacchi, con Wayne Scott che canta in sottofondo il settecentesco Auld Lang Syne del poeta scozzese Robert Burns. In mezzo ci sono canzoni scritte appositamente per Staino, una nuova interpretazione dell’unica che lo citava quando era in vita (Gigliola Cinquetti), quattro testi poetici inediti scritti direttamente da lui, canzoni in spagnolo e in italiano, brani orchestrali dedicati a Firenze e l’Anarchia, una registrazione dal vivo della Locomotiva di Guccini e testi che richiamano il 68 o scavano nella storia d’amore con la moglie.

L’ultima parola a Bruna

«Dietro l’artista si nascondeva un padre molto presente, così curioso e vitale che spesso mi sono sentito il più vecchio tra i due», racconta Michele Staino, musicista di contrabbasso e basso. «Da quando a 40 anni il babbo ha avuto un grave distacco della retina e la sua vista ha iniziato a peggiorare, tutti in famiglia lo abbiamo sostenuto, chi in un modo chi in un altro, e io l’ho aiutato per vent’anni a realizzare i fumetti e le vignette. Anche se l’ultima parola spettava sempre a nostra madre».

Il padre di Bobo è stato un osservatore capace di anticipare le nevrosi e le virtù del suo tempo con una lucidità rara. «Si definiva, in modo un po’ paradossale, anarco-riformista, e credeva più nei piccoli cambiamenti che nelle rivoluzioni», continua Michele. «Allergico alla retorica, non è mai stato un dogmatico. Un giorno diceva di essere contro i preti e la settimana dopo, invitato da una comunità di francescani, cambiava idea perché aveva scoperto che avevano interessi e battaglie in comune, insomma erano dei compagni».

In occasione del terzo anniversario della morte dell’artista, che sarà celebrato il 21 ottobre al Teatro Puccini di Firenze, esce da Mimesis anche il libro di Aurora Nina Allegra Tutta colpa di Bobo. Sergio Staino e la sinistra italiana (340 pagine, 24 euro), un lavoro di tesi magistrale in Giornalismo politico e pubblica opinione che ha ottenuto il Premio internazionale di satira politica Forte dei Marmi 2025 e il Premio Toni De Marchi dell’Archivio Disarmo di Roma. L’autrice ripercorre gli anni della formazione di Staino per approdare alla nascita di Bobo sulle pagine di Linus, transitando per l’eredità dissacrante del Male, fino alla vera e propria rivoluzione editoriale compiuta su l’Unità con gli inserti satirici Tango, Cuore ed Emme e con le storie di Hello, Jesus! su Avvenire. «L’ingresso dell’introspezione satirica nella “chiesa comunista” è stata una svolta storica», osserva l’autrice. «Probabilmente non salvifica perché non ne è stata compresa la portata rivoluzionaria». Sono anni in cui la sinistra si rispecchia contemporaneamente in due icone complementari: Cipputi di Altan, il metalmeccanico cinico e corrosivo che denuncia le sconfitte della classe operaia, e Bobo, militante comunista perennemente in bilico tra i sussulti della grande politica e i piccoli naufragi personali. Le vignette ironiche e romantiche di questo antieroe intriso di utopia e disincanto evocano una sinistra ancora capace di ridere di sé stessa. E, proprio come Staino, ostinatamente decisa a non concedere l’ultima parola alla rassegnazione.

Sul Venerdì del 9 ottobre 2026

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