Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano
Gentile signora Aspesi, quando ci capiterà di nuovo di avere una donna di sinistra. Giovane, energica, in buona salute. Laureata, femminista, atea. Poliglotta. Con anni di esperienza in politica e in amministrazione. Educata. Che parla in modo articolato in ottimo italiano. Che si confronta nei dibattiti senza alzare la voce e senza prevaricare. E che, cosa straordinaria, guida già il maggior partito di sinistra!! Noi donne, ma anche gli uomini ovviamente, dobbiamo approfittare di questo momento unico!! Con affetto e stima, Lorenza
Cara Lorenza, lei riesce a descrivere benissimo la gentile signora Schlein. Soprattutto in confronto a Meloni, che ha quel tocco di romanesco mischiato a grida dialettali, che piace agli elettori. Se non capita un disastro, il “momento unico” per candidarla a premier potrebbe esserci. Oppure no. Ancora oggi, la signora di FdI ha almeno sei punti, senza …
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano
Gentile signora Aspesi, quando ci capiterà di nuovo di avere una donna di sinistra. Giovane, energica, in buona salute. Laureata, femminista, atea. Poliglotta. Con anni di esperienza in politica e in amministrazione. Educata. Che parla in modo articolato in ottimo italiano. Che si confronta nei dibattiti senza alzare la voce e senza prevaricare. E che, cosa straordinaria, guida già il maggior partito di sinistra!! Noi donne, ma anche gli uomini ovviamente, dobbiamo approfittare di questo momento unico!! Con affetto e stima, Lorenza
Cara Lorenza, lei riesce a descrivere benissimo la gentile signora Schlein. Soprattutto in confronto a Meloni, che ha quel tocco di romanesco mischiato a grida dialettali, che piace agli elettori. Se non capita un disastro, il “momento unico” per candidarla a premier potrebbe esserci. Oppure no. Ancora oggi, la signora di FdI ha almeno sei punti, senza meritarli, sempre al di sopra di quelli del Pd. Per di più la giovane donna educata, che ha una passione che la anima, ha contro quattro aspiranti, del resto noiosissimi, che vorrebbero mettersi al suo posto. Insomma, in molti remano contro...
La destra “meno istruita”, un monito per i progressisti
Cara Natalia Aspesi, vorrei rispondere alla lettera di Francesco Vitale (sul Venerdì del 18 settembre). Stefano Bonaccini non intendeva affatto liquidare chi vota a destra come “meno istruito”. Il suo era un monito rivolto proprio alla sinistra: un richiamo a tornare a parlare a quelle classi socialmente ed economicamente più fragili che un tempo rappresentava e che oggi, invece, votano a destra. I media e i leader di destra hanno decontestualizzato quel passaggio per costruirci sopra una polemica ad arte. Ma, a ben vedere, sono proprio loro a trattare il proprio elettorato come poco accorto: propongono soluzioni semplici e irrealizzabili per problemi complessi, e si presentano come “antisistema”, pur avendo governato il Paese per buona parte degli ultimi trent’anni (inclusi l’attuale presidente del Consiglio e i suoi due vice). Ho espresso la stessa riflessione nella rubrica di Massimo Giannini. Il rischio, a mio avviso, è che questo tipo di narrazione finisca per far cadere nella trappola della polemica anche chi si riconosce a sinistra, facendo perdere di vista il vero nodo della questione. Un caro saluto, Michele
Sono gelosissima di quello che lei ha detto a Massimo Giannini, ma la perdono raddoppiandole l’affetto. Sì, lei ha ragione, era chiaro che Bonaccini si rivolgesse alle persone più fragili, che un tempo erano di sinistra e adesso si trovano meglio a pensare a destra. Io le voglio dire una cosa. Il popolo che oggi si sente forse protetto dalla destra, e non si sa perché, aveva un tempo, diciamo negli anni Sessanta “il cuore a sinistra”. Perché leggevano i giornali, perché credevano all’Unità, perché gli uomini della sinistra potevano essere meravigliosi, come Berlinguer. Poi abbiamo avuto gli ultimi trent’anni, la metà dei quali con, in diversi incarichi, l’attuale presidente del Consiglio e i suoi scadenti vice: mi spiace non vedere un futuro gentile per noi. A parte, e per esempio, io ho paura, oltre che dell’atomica, anche della misteriosa Ia.
Sorpresa, Buttafuoco è a favore dei migranti
Ho letto l’ultimo intervento di Pietrangelo Buttafuoco e, questa volta, mi sono soffermato soprattutto sul suo richiamo a Giorgio Almirante. Buttafuoco parte dal tema degli alunni stranieri e ci ricorda che, non molto tempo fa, gli “stranieri” nelle scuole del Nord eravamo noi meridionali. Bambini che arrivavano con i genitori dal Sud, parlavano il dialetto, portavano con sé usanze diverse e spesso incontravano diffidenza e pregiudizi. E poi tira in ballo Almirante. Lo fa da uomo di destra, ma proprio attraverso la figura storica della destra italiana mette in evidenza una contraddizione del presente: secondo Buttafuoco, Almirante non avrebbe potuto pensare di mettere un tetto agli alunni meridionali nelle scuole del Nord, né chiedere di cancellare i loro segni identitari. La sua idea, scrive, era quella di un’Italia universale, non di un’Italia costruita sulla convenienza elettorale. Io sono di sinistra e non ho mai avuto problemi a dirlo. Ma proprio per questo trovo interessante quando un intellettuale che proviene da una storia politica diversa dalla mia riesce a farmi riflettere. Non devo condividere tutto quello che pensa Buttafuoco per riconoscere quando una riflessione è intelligente. E questa lo è. Perché mette davanti alla politica una cosa che spesso dimentichiamo: la memoria. Ieri erano i nostri meridionali a partire con le valigie di cartone. Oggi sono altri popoli a cercare qui un futuro. Il paragone che propone Buttafuoco può essere discusso, naturalmente, ma non può essere liquidato con uno slogan. Francesco Vitale
Quando lo scrittore è diventato, con mio dispiacere (messo lì dalla destra!), il presidente della Biennale di Venezia, dopo che il precedente e soave Roberto Cicutto, meraviglioso produttore cinematografico, gli ha lasciato ben contento il suo posto, anche io sapevo che dalla modesta destra non poteva esserci proprio nessuno in grado di prendersi le magnifiche sezioni di Biennale d’arte e architettura più quella annuale del meraviglioso cinema. C’era per la destra, un uomo unico, non certo un Giuli, ma Pietrangelo Buttafuoco, scrittore, convertito dal 2015 all’Islam. Chi lavora per la Biennale si aspettava con curiosità l’uomo scelto dalla destra, immaginando eventuali cataclismi. Lei, di sinistra, e le assicuro che non deve avere problemi a dirlo, sono in tanti,ha trovato il Buttafuoco che come sempre ragiona, e ha detto quel giusto pensiero che riguarda sia gli immigrati che la gente meridionale che arrivava dal Sud “con la valigia di cartone”, per trovare una nuova vita, come farebbero gli immigrati se la gente, soprattutto la sciocca destra, non li temesse, e, come Trump, volesse violare la loro umanità facendoli marciare prigionieri con la testa in giù.