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Come nasce Shaun the Sheep, la pecora che torna per Halloween

Una scena di Shaun, vita da pecora: Operazione Z.U.C.C.A., nei cinema dal 28 ottobre con Lucky Red (2026 Aardman Animations Limited) 

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Ce ne vogliono ventuno, di giorni, per realizzare 30 secondi di film. Succede quando usi attori di plastilina. Siamo stati negli studi Aardman di Bristol per vedere in anteprima la loro nuova creatura
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BRISTOL. Ma quanto è bello prendere in giro la paura! Shaun, la celebre pecora di plastilina, lo fa alla grande nel suo terzo film Shaun, vita da pecora - Operazione Z.U.C.C.A., nei cinema dal 28 ottobre, stesso giorno dell’anteprima a Lucca Comics & Games che vedrà la partecipazione di Peter Lord, fondatore degli Studi Aardman, e di Matthew Walker, uno dei registi. Ricordate la musica di Psycho, quello stridore di violini che si associa spesso, anche in tv, alle scene che destano sgomento? Beh, la pecora Shaun la crea pulendosi con il filo interdentale. Meraviglioso. Naturalmente questo film (come i due precedenti, come gli episodi della serie tv) è senza dialoghi e scoppiettante di situazioni e personaggi esilaranti. Anche perché, come diceva proprio Hitchcock, un attore del cinema animato se non è bravo lo puoi far fuori senza problemi: basta un cestino e fine del rapporto professionale.

Qui sono tutti bravissimi a esprimere con chiarezza le loro spassose emozioni. A cominciare…

BRISTOL. Ma quanto è bello prendere in giro la paura! Shaun, la celebre pecora di plastilina, lo fa alla grande nel suo terzo film Shaun, vita da pecora - Operazione Z.U.C.C.A., nei cinema dal 28 ottobre, stesso giorno dell’anteprima a Lucca Comics & Games che vedrà la partecipazione di Peter Lord, fondatore degli Studi Aardman, e di Matthew Walker, uno dei registi. Ricordate la musica di Psycho, quello stridore di violini che si associa spesso, anche in tv, alle scene che destano sgomento? Beh, la pecora Shaun la crea pulendosi con il filo interdentale. Meraviglioso. Naturalmente questo film (come i due precedenti, come gli episodi della serie tv) è senza dialoghi e scoppiettante di situazioni e personaggi esilaranti. Anche perché, come diceva proprio Hitchcock, un attore del cinema animato se non è bravo lo puoi far fuori senza problemi: basta un cestino e fine del rapporto professionale.

Qui sono tutti bravissimi a esprimere con chiarezza le loro spassose emozioni. A cominciare da Shaun, la furba pecora a capo del gregge che le fa da (divertentissimo) coro greco. Poi Bitzer, il distratto cane da pastore e la timidissima veterinaria senza nome che vorrebbe tanto uscire con il Fattore (la veterinaria è il nuovo personaggio del film). E lui che fa? Per non mostrarle un accenno di calvizie, si mette in testa la miracolosa lozione creata da Shaun per far crescere in una notte zucche grandissime. Eccolo così trasformato in una pelosissima Bestia (secondo il titolo originale) o Piedone (secondo la versione italiana) che, in una città in fibrillazione per la festa di Halloween, scatena terrori tutti da ridere.

Un sogno lungo cinquant’anni

Con questi pupazzi c’è solo un piccolo problema: un bravo attore fa la sua scena di trenta secondi e trenta secondi di film sono pronti. Per altrettanti secondi di stop motion in plastilina sono necessari qualcosa come venti giorni di duro lavoro su un set che per giorni è stato predisposto con scenografie accuratissime. Insomma, è un lavoro lungo e meticoloso quello che si fa nei due Studi Aardman di Bristol. Il primo studio è quello storico, situato nel cuore della città. Il secondo, a Aztec West, zona industriale alla periferia nord, è quello in cui Shaun e gli altri personaggi hanno preso vita e che abbiamo visitato negli ultimi giorni della lavorazione del film. Qualcosa come 4 mila metri quadrati per 40 set in cui lavorano contemporaneamente decine di animatori.

Incredibile pensare come tutto questo sia nato negli anni Settanta dalla forsennata passione di due ragazzini per l’animazione in plastilina, una rarità nel mondo dell’animazione rispetto ai disegni animati. Ma Peter Lord e David Sproxton (il primo aveva 19 anni, il secondo uno di meno) volevano animare pupazzi e farlo per bene. Prima hanno cominciato vendendo brevi animazioni alla Bbc, creando il personaggio Morphy e un supereroe incapace che chiamano Aard Man unendo le parole Aardvark (formichiere africano) e Superman. Nel 1976 (quindi proprio quest’anno sono cinquanta candeline) hanno usato questo come nome della loro società.

Negli anni Ottanta con i loro cortometraggi eccoli ricevere premi importanti nei festival di tutto il mondo (anche grazie a celebri video musicali come Sledgehammer con Peter Gabriel). Poi nel 1985 il magico incontro con Nick Park, che per l’Aardman nel 1990 vince l’Oscar con Creature Comforts, un cortometraggio che vede diversi animali di uno zoo raccontare la difficoltà di vivere in cattività (meravigliosa la pantera che sbuffa: io ho bisogno di spazio!). C’erano altri due film in nomination e uno, incredibilmente, è un altro film Aardman di Nick Park, il primo della serie di Wallace and Gromit. La terza nomination era Cavallette del nostro Bruno Bozzetto.

Con la pecora Shaun (anch’essa inventata da Park) e i lungometraggi (a partire da Galline in fuga), l’Aardman è diventato negli anni un marchio conosciuto e amato in tutto il mondo: il sorriso orizzontale dei suoi personaggi è inconfondibile e apre il cuore. La storia ha un momento fantastico nel 2018 per cui Peter Lord e David Sproxton dovrebbero essere lodati e premiati (con un Oscar speciale, o magari con il Nobel): i due fondatori lasciano ai propri dipendenti la quota di maggioranza della società. Con questa motivazione: per mantenere l’indipendenza dello Studio. Davvero un gesto (sorridente) per pensare a un mondo migliore.

Con un’anima di ferro

Non è un caso che questa donazione sia tra le prime cose che viene raccontata nella visita allo studio. Siamo accolti da alcuni tra i sei produttori esecutivi del film (è il ruolo di chi si preoccupa degli aspetti organizzativi e amministrativi). Nel discorso di apertura si sottolineano anche i quattro Oscar, i 15 Bafta e i sei Emmy. Inoltre: Galline in fuga, del 2000, è stato il film in stop motion con il maggior incasso di tutti i tempi, ancora insuperato. E poi: l’ultimo episodio di Wallace and Gromit è stato visto sulla Bbc da 21 milioni di spettatori, un successo incredibile. Infine: la pecora Shaun spopola anche in Giappone, in Cina e in Corea del Sud, anche perché non ci sono doppiaggi o sottotitoli: i mugugni di tutti i personaggi sono universali.

A proposito di produzione esecutiva. Qual è stato uno dei problemi da risolvere durante la realizzazione di questo film? La chiusura della vicina fabbrica di argilla, fondamentale per la costruzione dei pupazzi. Decisione drastica: la Aardman ne compra subito 350 chili. E per fortuna basta e ce n’è ancora in magazzino. Però comunque l’argilla viene poi lavorata perché abbia la consistenza e il colore giusto. E anche se a un certo punto veniamo messi alla prova a costruire un pupazzo semplice semplice (con risultati assai incerti), non è così che davvero vanno le cose su un set. Perché ogni personaggio ha una sua anima in ferro, una sorta di spina dorsale con braccia e gambe che lo rende fermo e stabile. Le sue espressioni, nonché il movimento delle labbra (che se guardate i film Aardman in versione originale corrispondono perfettamente al parlato) vengono effettuate tramite la sostituzione delle bocche. Insomma: mentre un animatore muove il corpo e le braccia di un personaggio, un altro animatore gli cambia la bocca. Sembra complicato? Lo è.

E per fortuna che ora c’è il digitale per correggere eventuali difetti. Al tempo in cui Lord e Sproxton hanno cominciato, ogni imperfezione rimaneva sulla pellicola, a meno di non buttare tutto e ricominciare daccapo. Ora si usa il computer per ottimizzare il lavoro, per qualche effetto speciale e, in questo film, per Piedone. Perché animare la sua pelliccia con peli veri non era proprio possibile. Ma i pupazzi in plastilina in questo film sono 283, perché i più importanti vengono duplicati in più set con grandezze diverse, utilizzate a seconda delle inquadrature.

I registi, Steve Cox e Matthew Walker, affaticati perché gli ultimi giorni di ripresa sono sempre i più stressanti, ci tengono a sottolineare come gli animatori siano coinvolti emotivamente dalle scene che realizzano. Se una scena è divertente, puoi vedere nell’animatore la stessa emozione. Se invece c’è un momento malinconico, come accade verso la fine del film prima del gran finale, la avverti anche nell’animatore, nella sua postura, nelle sue espressioni. E d’altra parte sono bravissimi quando, in veste di attori, provano la scena da animare davanti alla telecamera.

Il film è un inno al superamento delle paure ma è, anche, teneramente romantico. L’amore tra il Fattore e la veterinaria ricalca quello tra due adolescenti che non hanno il coraggio di dichiararsi. Tra le scene girate c’era anche un tenero abbraccio, ma poi quella scena è stata eliminata: per due personaggi timidi come loro era davvero troppo audace.

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