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Baia e Latina, il paese dove si scommettono 150 milioni online: il mistero del supergiocatore

Alcune delle tante app per scommettere online (Chris Ratcliffe/Bloomberg via Getty Images) 

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A Baia e Latina, duemila anime nel Casertano, si sono giocati online 150 milioni di euro, più che nel resto d’Italia. Com’è possibile? C’entra il betting exchange e un misterioso supergiocatore. Inchiesta
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Baia e Latina, nell’alto casertano, quanto a numeri è messa così: tre ristoranti, cinque bar, quattromila capi di bufale e quasi 150 milioni di euro giocati online. Record italiano nel 2025. Che, diviso per i duemila abitanti, al netto dei minorenni, è come se ognuno avesse puntato più di 100 mila euro. Poco meno di 300 euro al giorno. Il che è, neanche a dirlo, del tutto fuori dal mondo. D’altronde la fonte che sancisce il primato, la terza edizione del rapporto sul gioco d’azzardo di Cgil, Federconsumatori, Fondazione Isscon, dice solo che le puntate hanno avuto origine da qualcuno registrato come scommettitore in quel paesino. Il che illumina alcuni problemi ben più grandi, decisamente nazionali. Il sorpasso delle scommesse online su quelle fisiche. Con tutta la potenziale opacità del caso. E una crescita spaventosa delle giocate a cui non ha corrisposto un analogo aumento del gettito fiscale. La beffa oltre al danno, favoriti dal governo Meloni. Su cui abbiamo provato a capire qua…

Baia e Latina, nell’alto casertano, quanto a numeri è messa così: tre ristoranti, cinque bar, quattromila capi di bufale e quasi 150 milioni di euro giocati online. Record italiano nel 2025. Che, diviso per i duemila abitanti, al netto dei minorenni, è come se ognuno avesse puntato più di 100 mila euro. Poco meno di 300 euro al giorno. Il che è, neanche a dirlo, del tutto fuori dal mondo. D’altronde la fonte che sancisce il primato, la terza edizione del rapporto sul gioco d’azzardo di Cgil, Federconsumatori, Fondazione Isscon, dice solo che le puntate hanno avuto origine da qualcuno registrato come scommettitore in quel paesino. Il che illumina alcuni problemi ben più grandi, decisamente nazionali. Il sorpasso delle scommesse online su quelle fisiche. Con tutta la potenziale opacità del caso. E una crescita spaventosa delle giocate a cui non ha corrisposto un analogo aumento del gettito fiscale. La beffa oltre al danno, favoriti dal governo Meloni. Su cui abbiamo provato a capire qualcosa di più nell’assoluta mancanza di cooperazione dell’Agenzia dogane e monopoli che, sul settore, ha piena giurisdizione.

In Comune nessuno sa niente

Due altre cose si sanno delle super-giocate targate Baia e Latina. La prima è che, al 96 per cento, sono state del tipo betting exchange, dove si gioca contro un altro privato, appoggiandosi a una piattaforma che abbina le puntate e prende una commissione. Generando scarsissime entrate per lo Stato. La seconda è che le vincite, contro ogni statistica, sono state superiori di ben mezzo milione di euro alle somme investite. Miracolo casertano! Scrivo al sindaco Giuseppe di Cerbo che però non mi dà appuntamento. Quando finalmente lo raggiungo per telefono dice: «Da quel che possiamo capire le giocate non partono da qui. Siamo una piccola realtà agricola: ci conosciamo tutti e saprei se qualcuno avesse quel tipo di ricchezza». In realtà le giocate sembrano partire proprio da lì, e lo sappiamo perché per giocare serve un conto di gioco con generalità e residenza del giocatore. Peccato che l’Agenzia dogane e monopoli (Adm) sin qui si è accontentata, per farlo aprire sui siti degli operatori, di scansione del documento, codice fiscale e poco altro. Ovvero un livello di verifica nettamente inferiore a qualsiasi servizio online affidabile tipo Airbnb quando ti chiede di confermare che sei davvero tu. Nell’indisponibilità del primo cittadino incontro una delegazione di Laboratorio Civico, che prova a pungolare l’amministrazione su vari fronti: «Magari la nostra comunità, che si regge sul latte di bufala per le mozzarelle, avesse tutti quegli euro da giocare! Potrebbe esserci di tutto dietro e ci aspettiamo che le istituzioni si attivino». Anche il sindaco immagina che «gli inquirenti siano al lavoro».

E gli inquirenti? Boh

Immagina bene? Boh. Il primo controllore è l’Adm. Che sa a chi sono intestati i conti di gioco, può facilmente risalire a chi genera il grosso delle puntate e verificare se tutto è in regola. Peccato che l’Agenzia, interpellata con enorme anticipo, prima abbia detto che avrebbe risposto alle nostre domande scritte per poi sparire. Né ha coinvolto la Guardia di finanza che nella provincia di Caserta risponde agli ordini del colonnello Cosimo de Giorgi. Cortesissimo, nel suo ufficio mi dice due cose. La prima: dai dati Adm cui loro hanno accesso la situazione di Baia e Latina «rientra nella norma. Anzi, hanno giocato sotto la media nazionale pro capite». Che sarebbe poco sopra i 300 euro. Non sa, dunque, come il rapporto, sempre a partire da dati Adm, sia arrivato al record di cui parliamo. Tuttavia – ed è la seconda cosa – «magari qualche facoltoso residente potrebbe aver generato i 150 milioni in maniera del tutto legale, senza fare niente di male. Resta l’anomalia». Faccio presente che, se uno fa un bonifico strano rispetto alla sua condizione finanziaria, può scattare la “segnalazione di operazione sospetta” alla Banca d’Italia. Anche il sistema di Adm prevede alert per operazioni anomale, dice. In ogni caso non esclude la possibilità di prestanome che si intestino un conto per favorire il crimine. Non a caso l’Europol definisce il betting exchange un canale a rischio perché permette al perdente, d’accordo col vincitore, di trasferirgli denaro ripulito sotto forma di premio. Pur con l’obiezione che, essendo soldi tracciabili, non dovrebbe essere facilissimo.

ll miracolo guardato a distanza

Visto che da vicino l’origine del miracolo sfugge, proviamo ad allontanarci. A Modena vive Massimiliano Vigarani, lo statistico che ha analizzato i dati del rapporto. Non senza difficoltà perché, sebbene sia un obbligo di legge condividerli con amministrazioni e terzo settore, una circolare del direttore centrale giochi dell’Adm Mario Lollobrigida intima di tenersi ben stretti i dati comunali per non violare la privacy… degli operatori. Anche Vigarani, dunque, ipotizza che questi enormi volumi di gioco che compaiono all’improvviso per sparire l’anno successivo potrebbero funzionare da lavatrice di denaro.È lui a parlarmi di Stefano Vaccari, deputato del Pd nonché autore di Non è gioco, è azzardo, con la prefazione del cardinale Zuppi, che denuncia la piaga di questa sorta di perverso, disperato e fallimentare welfare privato di tanti italiani. Lo incontro alla Camera dove mi fornisce molti numeri eloquenti. «A seguito della riforma del gioco a distanza voluta dal centrodestra, tre anni fa, l’offerta delle piattaforme online è cresciuta del 180 per cento». Più offerta uguale più gioco. Tant’è che nel primo quadrimestre di quest’anno quello online ha superato, sei parti su dieci, il gioco fisico. In una ventina d’anni l’ammontare complessivo del gioco è cresciuto del 600 per cento, passando da 24 a 180 miliardi di euro. Nello stesso periodo, invece, il gettito per lo Stato è passato da 8 a soli 11 miliardi. Tanti soldi, beninteso, ma niente in relazione agli incassi degli operatori. Tant’è che nel 2004 l’Erario incassava il 28 per cento del giocato mentre l’anno scorso è riuscito a portare a casa meno del 7. Anche perché la tassazione dell’online, cresciuto moltissimo, è decisamente più bassa di quella del gioco fisico. L’unico motivo per cui uno Stato decide di tollerare una piaga come il gioco d’azzardo è guadagnarci molto. Se ci guadagna poco perché dovrebbe continuare a farlo? Era una delle domande che avrei voluto fare a voce al ministero delle Finanze quando, con l’articolo quasi in tipografia, mi mandano alcune stringate risposte. In sostanza: a Baia e Latina giocano in media nazionale ma c’è un singolo conto che fa i volumi record da cui siamo partiti. E poi: «sono tutti movimenti tracciati e, soprattutto, pienamente legittimi». Di più, essendo risposte scritte, non è dato sapere. La risposta soddisfa l’onorevole Vaccari? «Assolutamente no» e l’indomani sfida il governo a revocare le sei nuove lotterie online. E lo statistico Vigarani? «Sarebbe bello sapere quale è l’origine di quei soldi».

Tra fat bike e silenzio stampa

Torniamo nel piccolo, non memorabile – nonostante l’entusiasmo di Laboratorio Civico che vuole valorizzare il lungo fiume e il passaggio della via Francigena – borgo del matese. Tante villette basse, poco, pochissimo intonaco. Due anziani che girano in fat bike, l’alternativa povera al motorino. Bar sbarrati all’ora di pranzo come non ne vedevo da tempo. Tre giovanotti seduti a un tavolino accanto al portone del Municipio, uno iscritto senza convinzione all’università telematica Pegaso. Hanno sentito parlare del record, certo, ma non ci credono perché lì «nessuno ha un soldo». Nella piazzetta vicina un anonimo che dimostra una certa autorevolezza osa dire che la pista più plausibile è quella dei casalesi: «Prima lavavano i contanti nelle slot machine sperando magari, a partire da 100 mila euro sporchi, di portarne a casa 30 mila puliti. Con le scommesse online uno contro l’altro è più facile».Cosa fa l’Adm per renderlo più difficile? È una delle varie domande a cui non hanno risposto. E già non rispondere è una risposta: chi è fiero della propria azione ci tiene a illustrarla. Però hanno appena annunciato quattro nuovi gratta e vinci, il più grosso da ben trenta euro! Non riuscendo ad alzare i salari o a frenare l’inflazione il governo incoraggia il pensiero magico che l’azzardo possa essere la soluzione. A Baia e Latina però, dove pure la vita sembra più agra che altrove, più che un fenomeno di massa particolarmente accentuato sarebbe individuale. Siamo sicuri che il supergiocatore del casertano abbia tutte le carte in regola? Gli unici che potrebbero fare chiarezza hanno preferito la scena muta.

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