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Annalisa Cuzzocrea: Il mondo come era e come è

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Lo spieghiamo ai figli anche vedendo le serie tv. O grazie a un libro lasciato sul comodino
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Uno dei dirty pleasure, i piaceri inconfessati, che accomuna me e la dodicenne, sono le serie tv. Lo so, sono troppe, si finisce per guardarne tanti episodi insieme e fare notte, attuano un meccanismo di dipendenza pari solo alla cioccolata fondente. So tutto, vostro onore, ma la visione delle serie tv è uno dei momenti in cui io e lei parliamo di più del mondo com’era e del mondo com’è. E in cui molliamo i rispettivi ruoli di madre controllante e preadolescente reticente e ci caliamo in altri posti, e in altre storie.

Gli ultimi dirty pleasure sono due gioiellini inglesi (le guardiamo sempre in inglese coi sottotitoli, in modo che io possa fingere di stare facendo qualcosa per la sua educazione): il primo si intitola Trying, “Provare”, il secondo The Other Bennet Sister, “L’altra sorella Bennet”.

Trying è ambientato a Londra, a Camden Town, ed è la storia deliziosa di una coppia che non riesce ad avere figli e sceglie l’adozione, dei due bambini abbandonati che entrano nelle loro vit…

Uno dei dirty pleasure, i piaceri inconfessati, che accomuna me e la dodicenne, sono le serie tv. Lo so, sono troppe, si finisce per guardarne tanti episodi insieme e fare notte, attuano un meccanismo di dipendenza pari solo alla cioccolata fondente. So tutto, vostro onore, ma la visione delle serie tv è uno dei momenti in cui io e lei parliamo di più del mondo com’era e del mondo com’è. E in cui molliamo i rispettivi ruoli di madre controllante e preadolescente reticente e ci caliamo in altri posti, e in altre storie.

Gli ultimi dirty pleasure sono due gioiellini inglesi (le guardiamo sempre in inglese coi sottotitoli, in modo che io possa fingere di stare facendo qualcosa per la sua educazione): il primo si intitola Trying, “Provare”, il secondo The Other Bennet Sister, “L’altra sorella Bennet”.

Trying è ambientato a Londra, a Camden Town, ed è la storia deliziosa di una coppia che non riesce ad avere figli e sceglie l’adozione, dei due bambini abbandonati che entrano nelle loro vite e della famiglia e degli amici un po’ surreali che hanno intorno. Ci sono dentro così tanti temi del mondo com’è, toccati con leggerezza, intelligenza e ironia, che io e la dodicenne ci siamo ritrovate a parlarne fino a notte: tu mi avresti mai abbandonata? Che cosa faresti se arrivasse la mia vera madre? Sarebbe bello attraversare l’Atlantico a remi no? Poi, certo, più di ogni altra cosa: ma quando ci trasferiamo a Londra?

La seconda serie è dedicata alla storia mai scritta finora della terza delle sorelle Bennet, quelle di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Mary non ha la bellezza di Jane, l’umorismo e la lingua lunga di Elizabeth, la vivacità di Catherine e l’incoscienza di Lydia: ama leggere da sola, porta gli occhiali, è goffa e sgraziata, presa di mira per questo da sua madre – il carattere della signora Bennet non cambia rispetto all’originale di Austen – che non la considera adatta ad accasarsi e infierisce su di lei. Ho molto amato la scrittrice inglese da quando l’ho letta la prima volta, per poi ristudiarla all’università.

Chi pensa che parli di dame dell’Ottocento e di questioni futili come i nastri per un ballo o le regole di un buon matrimonio, non ha mai capito quanto potente fosse la denuncia sociale attuata allora da una donna che si prendeva il privilegio di scrivere, ma non poteva firmare le sue opere. C’è un momento della serie in cui l’amica rivela a Mary come una verità incontrovertibile: «Abbiamo solo due scelte, o il matrimonio o la miseria».

Meno male che non è più così, sospira la dodicenne. Mi sono ricordata di quando alla sua età cominciai a dire a tutte le zie che non mi sarei mai sposata, perché non facevano che regalarmi lenzuola e asciugamani da corredo e io sognavo solo una Barbie. «Ma cos’ha la piccolina? Ma perché dice così?», chiedevano smarrite. «Legge troppo», sospirava mia madre. Anche se i libri, sul comodino, li metteva lei.

Sul Venerdì del 23 ottobre 2026

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