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Un nuovo piano per la casa

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Nel 1978, con l’equo canone, la politica fece fronte comune. Oggi invece tutto tace
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Caro Giannini, la questione “affitti” è trattata svogliatamente dalla politica. Eppure… incide anche sulla funzionalità degli uffici giudiziari e degli altri servizi essenziali delle grandi città, dalle quali i dipendenti pubblici fuggono per non lasciare la maggior parte dello stipendio al proprietario di casa. Per non parlare della vergogna degli “sfratti incolpevoli”, che gettano in strada madri lavoratrici insieme a figlie adolescenti. Nella prima Repubblica la politica aveva affrontato efficacemente il problema, con la legge Fanfani e soprattutto con la legge 392 del 27 luglio 1978 sull’equo canone, con la quale lo Stato (con l’apporto delle associazioni di piccoli proprietari e inquilini) determinava il valore delle locazioni parametrandolo sulle rispettive esigenze. L’abbandono di quel sistema ha drogato il mercato: l’enorme sproporzione fra domanda e offerta ha da un lato elevato in maniera abnorme i valori immobiliari e i canoni locativi, e dall’altro espulso i cittadini vers…

Caro Giannini, la questione “affitti” è trattata svogliatamente dalla politica. Eppure… incide anche sulla funzionalità degli uffici giudiziari e degli altri servizi essenziali delle grandi città, dalle quali i dipendenti pubblici fuggono per non lasciare la maggior parte dello stipendio al proprietario di casa. Per non parlare della vergogna degli “sfratti incolpevoli”, che gettano in strada madri lavoratrici insieme a figlie adolescenti. Nella prima Repubblica la politica aveva affrontato efficacemente il problema, con la legge Fanfani e soprattutto con la legge 392 del 27 luglio 1978 sull’equo canone, con la quale lo Stato (con l’apporto delle associazioni di piccoli proprietari e inquilini) determinava il valore delle locazioni parametrandolo sulle rispettive esigenze. L’abbandono di quel sistema ha drogato il mercato: l’enorme sproporzione fra domanda e offerta ha da un lato elevato in maniera abnorme i valori immobiliari e i canoni locativi, e dall’altro espulso i cittadini verso le periferie o altri comuni. Per non parlare della piaga degli affitti brevi. Per rimettere le cose a posto basterebbe usare sapientemente le leve del Fisco e del Catasto, applicando finalmente la nostra Costituzione, che all’articolo 42 codifica la “funzione sociale” della proprietà. Non vedo però politici autorevoli e determinati a issare tale vessillo in questa campagna elettorale. Pietro Fazio Caro Fazio, per quanto siano deprecabili le manifestazioni che degenerano in violenze, dobbiamo alle proteste di piazza dei giovani francesi se anche in Italia si torna a parlare dell’emergenza casa, e se anche i ragazzi italiani si accampano con le tende davanti a Montecitorio, per smuovere una politica muta cieca e sorda. Con 7 milioni di persone in difficoltà per i costi dell’affitto, 3 milioni in stress abitativo con una rata di mutuo che si mangia il 40 per cento del reddito e 100 mila inquilini non abbienti a rischio di sfratto, anche il Belpaese può diventare una polveriera. Il 70 per cento degli italiani risulta proprietario di un alloggio, ma una casa su tre è vuota. Per fare le cose di buon senso che lei richiama servirebbe un grande piano bipartisan. Ricordo che la legge sull’equo canone la varò il quarto governo Andreotti: un monocolore Dc, ma sostenuto grazie alla “solidarietà nazionale” di Pci, Psi, Psdi e Pri. Oggi, in giro, non vedo né Fanfani né solidarietà.

I mini-manicomi ci sono e con sempre meno fondi

Caro Massimo, a proposito di “discesa agli inferi”: i mini-manicomi esistono già con altro nome, Spdc, Servizio psichiatrico di diagnosi e cura. Servizio significa Pronto Soccorso Psichiatrico, vale a dire ricovero volontario o Tso per persone in acuta crisi psichiatrica per cause differenti, esordi patologici, crisi ricorrenti per patologie croniche gravi, abusi di alcol o sostanze. L’Spdc si impone per salvaguardare incolumità e vita del paziente, talvolta anche di altri; il paziente viene sedato pesantemente, gli monitorano sangue, cuore, gli somministrano farmaci e viene dimesso in una settimana non ancora in grado di reggersi in piedi, di parlare facendosi capire, affidato alla famiglia (quando c’è) o a strutture difficili da trovare e spesso inadatte al caso specifico. Due mesi fa mio figlio ha dovuto ricoverarsi in un Spdc, il trattamento è stato quello descritto sopra. Noi genitori siamo andati ogni pomeriggio e osservato: il personale paramedico è scarso, i pochi psichiatri si dividono fra il reparto e il pronto soccorso, difficilissimo ottenere un colloquio di pochi minuti. Da fonte interna ho saputo che i fondi sono stati tagliati, non ho visto psicologi, né associazioni che possano alleviare l’angoscia della costrizione, della giornata che non passa mai con attività ricreative e colloqui con i pazienti in fase di relativo risveglio. L’ambiente è squallido e decisamente “carcerario”, l’aspetto della cura dell’acronimo assente: che fine ha fatto la legge Basaglia? I governatori, i politici locali e centrali, sono al corrente? Li invito a fare un giro esplorativo. È purtroppo vero che la malattia mentale non è argomento da talk-show né da propagande elettorali, ma dicono le statistiche che sia in aumento e i poveri malati sono in affido alle sole famiglie, cui non vengono forniti aiuti e psico-educazione. Anna Maria Becherini Cara Anna Maria, la ringrazio di questa testimonianza, così importante e dolorosa, su un tema cruciale del nostro tempo come la malattia mentale. Tema ignorato, trascurato o rimosso, perché come lei scrive giustamente, non fa audience e non porta voti. Pubblico la sua lettera così, integrale, per la sua dignità e la sua forza. Anche in questo caso, nella speranza di aprire una crepa nel muro del cinismo e dell’indifferenza. Perché - come diceva Leonard Cohen - c’è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che entra la luce. E vale anche per chi vive in quelle tenebre, quasi sempre aiutato solo dalla sua famiglia.

La pena di morte in diretta è un insulto alla civiltà

Caro Massimo, negli Stati Uniti un condannato a morte verrà giustiziato pubblicamente. Mi sono chiesto come fosse possibile oggi una cosa del genere: già ancora la pena di morte la ritengo un insulto alla civiltà, ma ora passiamo allo spettacolo della esecuzione… Giuseppe Bruno

Caro Giuseppe, a quanto pare lo Sceriffo di Washington ci ha ripensato, e la fucilazione di Nidal Malik Hasan, prevista per il 3 dicembre, non verrà trasmessa in diretta streaming. Almeno questo mostruoso spettacolo da Colosseo 4.0 - che Joe Lansdale ha definito “reality sulla pena di morte” – ci verrà risparmiato. Ma la barbarie dell’esecuzione in sé resta, come conferma l’assurda vicenda di Christa Pike, sopravvissuta alla doppia iniezione letale e poi salvata in ospedale. E resta il fatto che con Trump il ricorso alla pena capitale ha subito una spinta ovunque, visto che appena insediato il Tycoon ha cancellato la moratoria introdotta da Biden nel 2021 e nel 2025 le esecuzioni sono state oltre 50. Se in Texas o in Florida gli Stati ammazzano come a Teheran o a Kabul, allora dobbiamo smettere di chiamare l’America “la più grande democrazia del mondo”.

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